Archivio per la categoria ‘Micro’

Pensiero

Pubblicato: 18 aprile 2017 in Micro

L’ho visto andar via così. Le mani intrecciate dietro la schiena. Il passo insicuro. Lo sguardo attento a proteggere l’incedere. Da dietro sembrava ci fosse stanca inevitabile attesa di un evento. Posto proprio dinnanzi a me e a lui che guarda e misura il tracciato da casa sino al domani ancora. Il tempo di un pensiero, di ingranare la marcia e svoltare a destra come sempre.

Brasserie

Pubblicato: 10 aprile 2017 in Micro

L’incognita principale è sempre il chi entrerà da quella porta. Uomo, donna, bambino. È sempre una scoperta improvvisa riconoscere al chiarore delle lampade il viso del nuovo ospite. Sto come i guardiani agli ingressi in allarme, discutendo con me del senso di sgomento che segue ogni confusa richiesta. Sorpreso a un tratto dal suo volto, oscillo tra curiosità e imbarazzo. Mi ha visto quindi. Accenno un saluto con il capo. E così lei. Poco meno dei miei anni e un bel viso, eppur conserva lo spirito nuovo degli adolescenti.
– Monsieur Leconte?
– È partito signora.
– Di già!
– Di buon mattino.
Ha un lieve frenito e s’indovina incertezza. Poi gira il capo a cercar qualcosa, un segno, un ricordo, un odor di cucina. Saluta con un fil di voce e con lentenza guadagna l’uscita. Mi lascia così, nuovamente in attesa del prossimo avventore.

Modo di Vita

Pubblicato: 4 aprile 2017 in Micro

C’erano sere e giorni che arrivavano così, interrompendo gli eventi che avrebbe voluto vivere. Ragionava sul fatto, sul da farsi e rimaneva inquieto. Guardava, osservava. Riportava indietro le lancette come se avesse bisogno di tempo, di un fuso orario personalizzato. E poi arrivava lei, fragile e delicata. Arrivava anche se nessuno l’aspettava. Ed era ansia, sì, di quella vera e pura. Si impegnava così, senza motivo, a pensarla accomodarsi dentro i suoi sogni. Era bella. E fragile.
Poi giungeva l’alba, soffice come i capelli di donna, e con lentezza si abbandonava al giorno dopo. Uscivano insieme a lei, da quel tempo e da quella casa, pensieri e parole. E questo era un suo proprio modo di vita.

Il viaggiatore

Pubblicato: 19 marzo 2017 in Micro

Fuori niente luna. Solo buio pesto e un rantolo di vento caldo.
Il viaggiatore prese uno dei vicoli oltre la chiesa e raggiunse l’ostello.
Dentro il vecchio non aspettava più nessuno. Fumava annoiato una vecchia pipa e leggeva un libro logorato dagli anni.
«Volevo fermarmi adesso.»
«Se ti accontenti di quella branda hai voglia.»
Più che un letto era un loculo conficcato proprio sotto le scale. Ma andava bene per quella notte.
Fece segno di sì e poggiò a terra lo zaino.
Poi fece una smorfia, qualcosa di simile a un sorriso.
Il vecchio gli allungò un bicchiere e una bottiglia di rosso. Era tutto quello che aveva.
Rimasero così a tenersi compagnia sino all’alba con racconti di terre apparentemente lontane.
Poi il viaggiatore ripreso lo zaino tornò al suo cammino nell’aria frizzante del giorno nuovo. Il vecchio spense la pipa, forse per sempre.