La notte

Pubblicato: 26 aprile 2018 in Micro

Notte

Foto da flickr di Salvo Gattuso: https://flic.kr/p/EyKny4

La notte in estate si usciva fuori per guardare le stelle. Ci muovevamo in silenzio sino al muretto di recinzione. E poi aspettavamo. Cosa? Forse di capire cos’era diventare grandi o di ricevere un qualche messaggio, una rivelazione. C’erano stelle, una miriade di stelle e nuvole che s’illuminavano alla luce della luna. Ma di più c’era un silenzio così intenso che ti sentivi solo, guardavi tutto quell’universo davanti a te e ti chiedevi come avesse fatto un unico padreterno a costruire tutta quella roba dal nulla. E tutto da solo per giunta.
La prima che parlava era sempre Marietta, si metteva con quel suo filo di voce e s’inventava delle storie sugli alieni che arrivavano da questa o da quella stella.  Noi lo sapevamo che erano favole, ma che vi devo dire, davanti a quel silenzio quella voce sembrava non poter mentire e così ci guardavamo intorno attenti a ogni piccolo luccichio che potesse svelare una delle astronavi.
E una volta Luca la vide pure schizzare via nel cielo un scia brillante e per poco non cadeva giù dal muretto tanto si era preso uno spavento.
Poi venne un inverno lunghissimo che non era una faccenda di temperatura e di pioggia. Era un gelo fatto di guerra e di adulti che piangevano e scomparivano per sempre. Le stelle e tutto il resto erano sempre lì e forse anche gli alieni con le loro astronavi. Noi no, noi stavamo tappati nelle case per paura che una di quelle pattuglie che circolava la sera ci prendesse e ci portasse via. E una notte, una di quelle terse che potevi vedere fino al fondo dell’universo, arrivarono fin dentro le case del borgo le pattuglie. E si sentiva urlare e bestemmiare e piangere. Si sentivano esplosioni e spari, così decidemmo io e Luca di correre fuori, sino al muretto, che alla fine era l’unico posto che conoscevamo noi due. Sopra ci stava già Marietta, che però era di un colore strano, quasi sbiadita, forse per la strizza che gli uomini della pattuglia le dovevano aver procurato. Guardava le stelle come al solito e come al solito si mise a parlare con una voce minuscola e lontana, quasi fosse partito quel suono dal fondo di quel bellissimo universo. E infatti nè io nè Luca capimmo una virgola, solo alla fine un ciao e un abbiate cura di voi. Poi volò vià, ma davvero eh, come se gli alieni la tirassero via dal nostro pianeta con una specie di raggio invisibile. Noi rimanemmo lì a guardarla fluttuare per un po’ sulle nostre teste. Dietro quasi tutto bruciava, si sentivano spari lontani e bestemmie di uomini senza un domani.

Annunci
commenti
  1. tonyborghesi2005 ha detto:

    Un racconto che meriterebbe molta più visibilità con due piccole correzioni però: come aveva fatto un unico padreterno / come avesse fatto un unico padreterno – di quelle terse che poteve / di quelle terse che potevi. Bellissimo, poetico dal finale inaspettato.

  2. newwhitebear ha detto:

    un bel post che si intona perfettamente con la giornata del 25. Le fantasie dei bambini spezzate dalla crudeltà degli uomini. Molto interessante è il finale con Marietta che vola in cielo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...