Tempo d’acqua

Pubblicato: 27 settembre 2017 in Micro

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Le città devono possedere dell’acqua. Sponde sulle quali fermarsi anche solo per un attimo a vederla fluire. Alghe muoversi fluttuando in correnti liquide.
Devono avere cielo, che termina in orizzonti d’acqua, per delineare il mondo che dai ponti o dalle sponde si chiude dentro me.
E io l’osservo questo tempo d’acqua scappare via, come scia di chiatta che placida si dirige verso un mare.

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Ryanair oh cara

Pubblicato: 22 settembre 2017 in Opinioni

Vi ricordate quando la maestra chiedeva cosa vuoi fare da grande? C’era sempre qualcuno che orgogliosamente diceva: io farò il pilota d’aereo. Molti di noi si indirizzavano invece su un improbabile astronauta, mitologico e reale quanto Paperon de Paperoni. Il pilota no, significava come per il calciatore il desiderio di appartenere a una classe eletta, significava confrontarsi con una remota ma finita probabilità di prestigio, viaggi, mondanità, hostess bellissime, eros da sogno nei bagni stretti dei velivoli tra Bangkok e Londra.Nella vicenda Ryanair si può leggere la dinamica di questi tempi postmoderni. Ciò che chiamiamo classe media, alla quale mi pregio di appartenere, ha mantenuto sino a ora tenori di vita virtuali sposando la filosofia low cost. Ovunque abbiamo merci accessibili, prodotte con ottimizzazioni maniacali, ma soprattutto con processi industriali localizzati dove il costo di fabbricazione risulta tendere a zero.

Di contro la crescita esponenziale dei possibili acquirenti ha incrementato i profitti del famoso 1%: io continuo a chiamarla l’app economy, ovvero perché vendere un prodotto al giorno di qualità a 1000 euro quando nello stesso tempo posso piazzarne 100000 versioni pessime a 1 euro. Soprattutto quando non ho 10 concorrenti che si contendono il mercato del prodotto di qualità, ma un unico gestore che incassa per tutte le vendite dei 100000 gadget.

In questo modo non ci siamo resi conto che non è vero che si possa cenare abitualmente con granchio e salmone, mimandoli con surimi e prodotti di bassissima qualità colorati di rosa chimico. Non è vero che si possa contare su un guardaroba da star, a meno di non abbigliarsi con manifatture infime realizzate da schiavi. Non è vero che siamo in grado di comprare un’auto, ma solo di affittarla da una finanziaria che guadagnerà, e molto bene, sul nostro debito, impiegando un metodo che una volta la classe media accettava solo per importanti investimenti immobiliari: ancora oggi mio padre non capisce perché si paghino le rate per un’auto, non essendo più entrato in un concessionario da decenni. E non parliamo della casa. Possiamo investire però in smartphones a patto di cambiarli molto velocemente e a costi sempre maggiori. E non è neanche vero che possiamo spostarci in aereo quando vogliamo, che in un paese come il sud Italia esista il concetto di mobilità, visto che se togli la possibilità delle low cost possiamo muffire tra le nostre quattro mura a vita. A tal proposito ricordo la proposta imbarazzante di sostituire il ponte crollato per una frana antica come l’autostrada (che poi è una trazzera piena di buche e interruzioni secolari) con un volo Catania Palermo. Centonovanta interminabili chilometri.

Insomma non è vero quasi più nulla con buona pace di una classe politica impegnata a rinfacciarsi gli scontrini, a conteggiare gli indagati della parte avversa e a stilare le classifiche delle nazionalità che vengono per prima nella lista dei benefit, dimenticando di rivelare che l’elenco è desolantemente vuoto.

Non era difficile comprendere che il tutto avrebbe progressivamente creato una divaricazione delle classi sempre più marcata anche a livello geografico. Il sud sta infatti trasferendo la sua classe media verso regioni d’Italia e del mondo dove è ancora possibile la vita biologica che prevede, ahi noi, l’alimentarsi e il riprodursi. Il problema di questa linea Maginot è il suo arretrare continuo, mentre rimane lo stereotipo di se stessa e nulla più. La marea sale, costantemente polarizzata dai flussi migratori interni ed esteri verso le zone rese mitologiche dalla retorica liberista, luoghi dove il munifico mercato, emancipato da lacci e laccioli etici, opera riversando felicità sui suoi fedeli, Atlantide non ancora però ritrovata a leggere bene il labiale degli elettori di Trump.

Così un tempo l’acqua mancava solo nelle periferie sicule del regno, mentre ora la siccità inizia a minacciare le ricche (ancora?) plaghe settentrionali. Alluvioni cittadine, buche, disservizi, tanta roba che fa molto Sicilia anni di piombo, ma declinata con accenti sempre più limitrofi alla Mitteleuropa e avulsi dalle coppole che fanno tanto folclore mediterraneo.

Ma ci attrezzeremo anche per questo, noi terroni raggiungeremo le stazioni dell’alta velocità continentali a bordo degli stessi treni monobinario che prendevo con mio padre: le cuccette di seconda che si abbassavano prima di infilarsi nel ferry-boat, le lenzuola sintetiche e l’odore dei panini con la frittata preparati due ore prima della partenza. E i turni per salire sul ponte, mentre qualcuno restava nelle carrozze spente e arroventate dal caldo soffocante in stiva, perché altrimenti ti fottono le valigie. E sul ponte provare a farsi comprare una arancina e litigare selvaggiamente per il suo sesso. E poi estratti dal carro bestiame galleggiante guardare con l’occhio umido la sponda della nati isola, carezzando in tasca il biglietto della giostra di Italo che ci porterà in alto in alto, ma sempre con i piedi per terra, verso il paese di Bengodi, con i treni veri, a trovare i nostri nipoti con l’accento cambiato, per qualche festa antica ancora comandata.

Forza ragazzi non ci buttiamo a terra, che ha da venì baffone, che quando c’era lui Italo arrivava in orario e che prima o poi la crescita riparte e noi capiremo di avere i capelli bianchi e da sempre sbagliato il colore della tintura.

🙏 Sayonara

Sono troppo neri

Pubblicato: 4 settembre 2017 in Opinioni

Il problema vero è che non sono come noi. Sono troppo neri e si notano subito anche quando, stanchi, stanno chinati all’angolo in un incrocio. Passiamo e li vediamo e, diciamo la verità, ci danno fastidio.
Non ditemi che a voi non accade, perché sareste solo ipocriti e falsamente rintanati in una opinione inutile e dannosa.
Meglio tenerli lontani dalle nostre terre, dagli incroci e soprattutto dalla nostra vista. Meglio per noi non vedere e non capire.
Non vedere che il modello tecnocapitalista esclude e rende marginali eserciti di disperati, bianchi e neri, riduce il livello culturale generale e rende inutilizzabile qualsiasi ascensore sociale. Meglio non vedere quanto questo valga per una parte sempre maggiore della società, per i figli e i nipoti della vecchia classe media, per chi arrancava e ora è sconfitto, per tutti quelli che non hanno alcun motivo di esistere per il mondo del lavoro precarizzato e meccanizzato. Un modello che riduce la dignità degli uomini, bianchi e neri, e inserisce delle barriere sociali alte più dei muri che si vogliono ergere a difesa di qualcosa di ancora più immateriale della stessa economia virtuale.
Nessuna crescita riassorbirà questo branco di ultimi, bianchi e neri, che potranno solo combattere tra loro nelle nuove arene urbane.
E anche il prima noi (italiani) diviene ridicolo, perché in questa presunta lista prima non c’è nessuno. Si è tutti ultimi, solo che quelli neri si vedono di più.

🙏 Sayonara

Onestamente la destra non l’ho mai realmente compresa. Nel senso che la conservazione non fa parte del mio modo di vedere. C’è sempre un futuro e nel mio DNA c’è la sua ricerca.
Del fascismo non ne parlo perché non è stata mai una idea e oggi è simile alle teorie politiche di Tutankhamon. Appartiene a un secolo lontano e improponibile. La domanda reale da fare a FN e affini è: ma di preciso voi che volete in questi tempi?

Di mio vestirei radicale, ma è il liberismo che non mi dona. Ci somiglia alla libertà, da lontano. Avvicinandosi c’è il golem del dio mercato che mi turba. Mi appare come il revival della selezione darwiniana ridisegnata per i finanzieri cannibali. L’idea libertaria, quella sì, mi è molto consona e mi richiama l’utopia anarchica di un lucente elitarismo. E comunque i radicali mi sembrano non pervenuti tra i votabili.

Il 5S ha fallito tutto il fallibile. Non ha una idea. Peccato, perché aveva posto probabilmente, senza accorgersene, i temi del secolo: sistema partecipativo, rivoluzione web, ridistribuzione del reddito, scomparsa del lavoro. Ma perso Casaleggio, seppur piuttosto debole come ideologo, e si è spento in un nulla fatto di siparietti da avanspettacolo. E dire che lo aveva il tempo di generare una ideologia sua, ma per farlo aveva bisogno di cultura, di una elite mai pervenuta. E velocemente è scaduto in un vuoto spinto fascista e pure scurrile.

La sinistra dovrebbe essere la mia casa. Ovviamente non quella del secolo scorso antagonista del capitalismo per il controllo delle leve dei mercati. È per me l’idea del progresso, del pensare il mondo nuovo e generare le utopie necessarie. Non ha compreso che parte del voto 5S e del non voto era una richiesta di battere un colpo. Si chiedeva questo, invano.

Ci sarebbero poi i segnali sporadici delle esperienze di amministrazione locale da amplificare e strutturare. Ok qualcosina è ancora spendibile per le regionali. Ma oltre, bisogna mettere sul campo politiche di respiro europeo e visioni ben più generali.

Onestamente mi sento a disagio anche a non votare e non vedo un meno peggio. E ho pure l’impressione di non essere così solo. C’è uno spazio per definire una idea nuova sui temi di questo secolo e non su poltrone e singoli ridicoli poteri. Però questo spazio rimane vuoto. Probabilmente è il ritmo della finanza imbambolata sulla ricerca della crescita immaginaria, quello stesso meccanismo inceppato che oblitera ogni ragionamento su  visioni di sistema e utopie in funzione del ritorno immediato dell’investimento. Paradossale la celebrazione dei dati sugli occupati a fronte di una disoccupazione giovanile assurda. Questo avvolge tutto di una patina di rassegnazione forse. Perché in quel vuoto le idee e le soluzioni potrebbero prevedere cambi radicali di modi di vita e di valori. Tutti discorsi non compatibili con le tempistiche della presunta politica occidentale. Tutto e subito per non avere nulla mai.

🙏 Sayonara