Svacco Creativo Magazine N.3

Pubblicato: 18 giugno 2018 in Uncategorized

E ve l’avevo detto e quindi beccatevi questo numero del magazine più fresco dell’estate 2018.

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Svacco Creativo N. 3

Pubblicato: 17 giugno 2018 in Uncategorized

Cari tutti,

Giorno 18 inizia una mia piccola collaborazione con questa bella testata online.

Intanto guardatevi il video e ci aggiorniamo presto. Molto presto.

Io non sto con nessuno. A parte con mia moglie.

Spiegare le cose? Nessuno spiega più niente.

Stare a sentire? Nessuno sta più a sentire niente.

È un problema di sintassi, di grammatica? Un problema di pazienza, di linguaggi impiegati? Di certo è un problema.

Così cagnara sempre ovunque, poco utile. Rumore. Punto.

Io non ho la competenza necessaria per valutare l’operato di un presidente della Repubblica, lo ammetto. Ho difficoltà anche a trovare un buon elettrauto o un vino adeguato al tonno in scatola. Ho capito solo che il presidente ha queste prerogative costituzionali a quanto pare e se ha commesso un sopruso esistono organi che possono sanzionarlo. Dovrebbe bastare. Almeno spero, altrimenti bisognerebbe fare la rivoluzione e io ho lezione di tango due volte a settimana.

Eppure non penso che Mattarella sia un pazzo e anche che poteva essere espresso un nuovo nome, in linea con il programma, se si voleva superare l’impasse litigando solo dopo sui contenuti. E anche che se dobbiamo sentire sempre e comunque i mercati è inutile pure votare. Ma gli appetiti elettorali sono troppo forti e magari hanno avuto la meglio instigando la caciara. Oppure semplicemente mancavano i contenuti, quindi meglio farla finita ora, prima che inizi il mondiale, che poi non c’è tempo per le riforme e anche Conte ha gente a casa.

Credo che la torsione a destra di M5S da questo punto in poi sia difficilmente recuperabile, con buona pace dei tanto peggio, tanto meglio. Tanto peggio è solo troppo peggio, che non ha mai fine, fino a un certo punto almeno, perché a forza di torcerti indietro ti trovi a dover rifare il congresso di Vienna e le due guerre, senza sapere se Trump manda gli alleati a liberarci e soprattutto senza un blog decente dove votare il caduto della settimana.

E non capisco con che maggioranza un eventuale governo Cottarelli potrà governare e che senso ha avuto questo strappo che speriamo non sia nei pantaloni; ma forse è la volontà di usarlo come governo sfiduciato (al posto del poco fiducioso Gentiloni) fino alle elezioni a prevalere: quindi di un governo fiducioso per un popolo senza fiducia non sembra esserci necessità e possiamo delegare la guida del bel paese (Galbani compresa) a trader e influencer, agenti gemelli sul territorio virtualizzato della non realtà aumentata. Robe che la Ferragni e Fedez dovrebbero diventare i re d’Italia e santi subito.

L’unica cosa che so è che in campagna elettorale +Europa marcò gli schieramenti non più tra destra e sinistra (di un non pervenuto centro), ma tra europeisti e antieuropeisti. Attenzione che non si parla di supportare o meno lobby opache o biechi manovratori. Il Bilderberg è diventato oramai più cristallino del curriculum di Conte e Renzi messi insieme. Qui il problema dell’Europa è che o evolve in una cosa che esiste o non sarà. E senza Europa mi spiace ma all’Italia non rimane che essere un trascurabile portaborse di qualche sbiadita superpotenza senza superpoteri, senza una massa critica, per cui ogni accordo economico, politico e militare sarà ridicolo e utile solo alla nuova stagione di Voyager.

Tutto ciò, secondo me, a parte che dai soliti radicali e spero presto anche da DIEM25 non viene spiegato e reso programma politico. Se buono o brutto poi ne parliamo, ma appunto parliamone. Anche se è troppo complicato, difficile da rendere in uno spot, necessita di una visione, di una idea di mondo e di uomo di questo secolo diversa dal profilo FB, implementato oltre ogni possibile GDPR. La riforma dell’Europa in termini democratici non è stata una priorità della sinistra tassidermista residuato nel secolo scorso, incapace di fare quello che la fa esistere: occuparsi del futuro e non del prosecco. E infatti non esiste a meno di non considerare tale il partitello elitario di Renzi e company, che al più è la migliore destra di governo in gioco al momento, o il variegato vaniglia e D’Alema del mite compagno Grasso.

L’analisi di Emma Bonino mi pare che sia risultata azzeccata, infatti oggi il problema mi pare quello, non un altro; quello di rispondere alla domanda: serve l’Europa o no?

Non credo che la destra leghista abbia intenzioni di spingere verso qualunque unità politica, perché la confederazione delle piccole patrie tirate a lucido, satelliti gioiosi di Berlino si illude di poter avere un suo dividendo da spendere in portachiavi di Prada made in China. Meglio pompare sul tema immigrati, non avendo nessuno strumento nemmeno teorico per risolvere il flusso (con quello che costano gli assorbenti anche qui solo una politica europea nel Mediterraneo può definire una soluzione e non i singoli schieramenti franco-qualcosa o germano-qualcos’altro) e fare montare un odio che a breve sarà incontrollabile e porterà a imponenti fenomeni razzisti che scavalcheranno a destra i troppo miti leghisti. All’inizio penseranno trattarsi di rievocazioni storiche, perché l’Italia può vivere di turismo e ai magnati cino-russi la storiella dei forni piace. Poi faranno la faccia allibita tipo chi l’avrebbe mai immaginato. Poi litigheremo perché hanno fatto anche cose buone.

La sinistra (a trovarla) più che giocare al monopoly deve stabilire il suo scopo nel panorama europeo e invece di puntare il dito scarico, sollazzata di buche aperte al tempo dei latini e mai rimosse sino all’ultimo giro d’Italia, capire perché buona parte del suo ignorato e ignorante (non come insulto ma nel senso che ignora le ragioni ultime della sinistra) elettorato si sia spostato su posizioni sempre più destrorse, magari non inseguendolo.

Io valuterò con interesse la proposta di Diem25, insieme a quella radicale che ho già votato a questo giro. Non accadrà, ma sarebbe il caso che i 5S lasciassero i vaccini ai medici, la storia agli storici e provassero a precisare il nodo europeo che non può più essere vago. Come degni successori della politica del Drive-in hanno sostituito tette e culi, con like e selfie, ma il concetto non è ancora cambiato: potete per favore spiegare come e cosa e pure perché? Di questo passo discutere di uscita da qualcosa di nome Europa che in dieci anni si sarà dissolta per sublimazione è onanismo mediatico.

Tutti gli schieramenti dovrebbero poi riflettere sui toni e sulle parole. L’unica cosa che emerge dai discorsi pro e contro Mattarella è odio. Un sordo, inutile, generico e generalizzato odio che incita le fazioni pronte alla pugna. Un odio frutto di rancori, ignoranza e incapacità di discriminare la differenza tra un like, un’opinione e viceversa. E non parlo solo dei 5S, ché oramai questa sozzeria del sexting elettorale è l’unico valore condiviso, direi costituzionale, che è rimasto. Un valore davvero globalizzato, recepito da culture e cucine così tanto diverse da sembrare così tutte tendenti al genere cover di plastica personalizzata quando le provi.

Dobbiamo per forza provare a fare qualcosa, perché purtroppo fino a quando le macchine non saranno intelligenti queste pratiche demenziali continueranno a essere tra i nostri obblighi: estinguerci troppo presto metterebbe in serio pericolo l’emancipazione delle macchine, non possiamo prenderci questa responsabilità.

Sereno

Pubblicato: 20 maggio 2018 in Caffè Letterario

L’ultima volta che l’ho vista era maggio. È arrivata una sera senza avvertire, come al solito. Ha spalancato la porta e si è messa a esplorare come se per lei fosse la prima volta, guardando in giro per la casa ogni singola novità. Solo poche parole ma belle prima di fare l’amore, solo questo, evitando ogni saluto, qualsiasi smanceria normale per due che alla fine non si vedevano da tempo.
Stiamo insieme io e lei, da quanto non ricordo, o almeno così le piace pensare. Fosse davvero questa la verità, la mia vita sarebbe un’attesa eterna dei suoi capricci, per questo la dimentico ogni volta che si dilegua, per riprenderla con me solo quando ne ha voglia. E infatti a maggio dopo due giorni è andata via come suo solito senza salutare, ha preso il caffè una mattina, ha aperto la porta e via, sparita, lasciando solo poche tracce in bagno, uno spazzolino nuovo sul ripiano, un asciugamani verde, basta. Tornerà. Quando? Neanche lei lo sa davvero e nessuno ha idea di dove trascorra il suo tempo quando non è con me. Sono arrivato a pensare che non esista neanche o che magari vaghi da una città all’altra in cerca di un motivo per tornare qui, quale non so, penso noia o voglia di un abbraccio, di un caffè fatto bene, di un tramonto.
Tradirmi mai. Lei non potrebbe concepire un altro letto oltre il nostro, su questo potrei scommettere, ma deve vivere così in perenne attesa del ritorno. E lei in fondo è di per sé il ritorno di un corpo alla sua anima che io avverto essere qui, in queste stanze, insieme a me, ogni giorno. Osserva me, le donne che passano di qui, che la sostituiscono temporaneamente nel suo letto. È come un fantasma discreto che indaga, comprende, alle volte aiuta scegliendo la musica corretta per i momenti di solitudine che arrivano, nelle sere tiepide domenicali o in quelle fredde dei vetri imperlati di pioggia. Sta in silenzio finché il suo corpo, stanco di vagare, torna qui a distendersi con me, a guardare il tetto imbiancato e le piccole chiazze iridescenti prodotte dall’abat-jour che mi portò lei da un qualche posto del mondo. E ogni volta si stupisce di quelle figure, descrivendole con nomi e luoghi sempre diversi. Io allora le chiedo se è da lì che sta arrivando, lei ride come ridono gli esseri che non hanno malizia e dice che no, non ha importanza e che se fosse necessario saprebbe inventarli i posti dove era stata.
Oggi però osservavo con impazienza le ombre fuori e le lancette dell’orologio che segnavano le sette della sera. In genere è un‘ora buona per il suo arrivo e in genere non lo penso mai il suo arrivo. Eppure oggi è stato così. Forse ho percepito qualcosa, imparo magari i segni del suo provenire da una qualsiasi parte del mondo e così m’inquieto del suo ritardo non essendo lei per nulla annunciata. Forse. Tutta la nostra vita si manifesta con i forse. Compreso oggi che il suo fantasma è qui accanto a me e il suo corpo dovunque.
Annuso il vento come un cane per indovinare il padrone alla porta, ma no non è ancora tempo. Dovrei uscire probabilmente, fare due passi attorno a questo anonimo condominio, arrivare all’angolo dove ci sta il vecchietto dentro il suo chiosco dei gelati e chiedere qualcosa: un cono, una bibita fresca, se ti ha vista per caso passare con il tuo solito passo svanito, preannunciare con la vicinanza un imminente ingresso nella mia vita. Niente. Sto qua. Fissando immobile il muro screpolato di fronte a me e la figura nera della tv spenta.
È notte fonda quando mi alzo per nulla vinto dal sonno; pensieroso non ascolto subito lo sferragliare di chiavi, così quasi di colpo mi trovo davanti la sua bella figura, il suo volto gentile che mi osserva sin dentro le ossa.

«Ciao, ti aspettavo.»
«Davvero?» Dice quasi in bilico su un sorriso, come non lo immaginasse già.
«Sì, volevo salutarti per l’ultima volta.»
«L’ultima?»
«L’ultima, cambio casa e città, vado via, ma non dico dove, vado perché non è più tempo d’aspettare ritorni, di colmare il tuo vuoto con lunghe solitudini.»
«Ti mancherò?» chiede e non cambia per nulla espressione.
«Non credo, non penso ricorderò nulla di tutto questo, tranne quando facevamo l’amore e mi chiamavi con il mio nome, solo quello.»
«Vuoi che lo faccia?»
«No, non ne ho più bisogno, anche se non è vero.»
«Ci abitueremo», dice tornando indietro verso la porta.

A terra all’ingresso c’è il mio zaino con poche inutili cose, tutto quello che serve per ricominciare. Dalle scale la vedo scendere verso l’androne, va via lenta, al solito senza salutare. Va via come sempre, probabilmente sicura che tornerà per blandire qualche nuovo inquilino, non me però che ho lo zaino già in spalla.
Quando lei lascia che il portone si chiuda dietro le sue. spalle, respiro un attimo, poi affronto uno alla volta gli scalini, probabilmente sereno.