Formiche per Baricco

Pubblicato: 18 settembre 2021 in Uncategorized

La chiglia che abbiamo costruito

«Stiamo in bilico tra una intelligenza scaduta e un’altra ancora non adulta, che tarda ad arrivare. Anche per questo, oggi, la scelta sul vaccino sta assumendo questi toni drammatici: casca in pieno nel ben mezzo di un solenne crepuscolo degli dei, e diventa così, immediatamente, scena madre di un finale tragico. Difficile mantenere lucidità e misura»

https://www.ilpost.it/2021/09/17/vaccini-green-pass-baricco/

Le formiche Alessandro. Il problema è che non siamo formiche.
Questo virus prospera nelle specie sociali come quella umana. Lascia abbastanza in pace più dell’80% della popolazione. Il resto lo becca forte e una piccola percentuale li porta alla morte. Fossimo formiche o qualche altro animale non ci sarebbe neanche da preoccuparsi tanto. Perdere 10-15% della popolazione non è una grande notizia. Per dire se c’è un telegiornale del formicaio neanche ne parla. Poi alla fine se il problema è più vasto ogni formica ha un protocollo che mette in pratica senza nemmeno pensarci. Il formicaio in quel caso si comporta come un unico organismo e se per bloccare il patogeno si devono sacrificare un milione di formiche, quelle si mettono in fila e vanno a morire per i fatti loro. Non devi fare nessun decreto, la tv delle formiche accenna in un necrologio di un paio di loro più in vista, poi pubblicità e il varietà della sera.
C’è però il fatto che noi umani siamo organizzati per agire contronatura. C’è una bella affermazione di una antropologa che dice che la prima evidenza di civiltà umana è legata alle ossa rotte e sanate negli scheletri fossili. Sì perché secondo natura, se ti rompi un braccio o una gamba, rimani in un posto da solo, non puoi procurarti il cibo e se passa di lì un lupo ti si pappa e amen. Noi invece abbiamo capito che era meglio curarlo il tipo con il braccio rotto, perché il giorno che me lo rompo io quello mi curerà e tutti insieme riusciamo a spuntare un bel po’ di anni in più. Funziona così e abbiamo costruito chiglie e navi bellissime grazie a gente con le braccia riparate dopo una caduta.
Ora questo virus qui, prende una piccola percentuale di umani e gli devasta i polmoni. Solo che piccola percentuale moltiplicata per tanta popolazione continua a fare un sacco di gente. E alla fine non sarebbe neppure questo il problema. Ma che di motivi per avere i polmoni in panne ne esistono tanti altri. Tipo che hai un incidente in auto o che ti viene un accidente. E allora quando di questi polmoni artificiali non ne hai a sufficienza è un guaio.
Questa cosa orrenda del green pass serve a questo e a nient’altro. Visto che nel bene e nel male non siamo formiche e per motivi vari (e per me francamente incomprensibili, ma io nutro dubbi a valanga anche sulle mie scelte) una parte importante della popolazione non vuole seguire il protocollo di comportamento che le evidenze scientifiche hanno dato, cosa deve fare il comandante della nave?
Se non fa niente prima o poi qualcuno dovrà scegliere chi provare a curare e chi lasciar morire. Se limita la nostra socialità devasta l’essenza umana. Se limita la libertà di scelta compie un oltraggio alla democrazia (ma magari convince qualcuno ad accettare il famoso protocollo).
Insomma questa storia qua ci sta spiegando bene che rapportarsi con la complessità della natura (il virus, il cambiamento climatico, l’ingegneria genetica, l’intelligenza artificiale, etc.) pone domande alla nostra democrazia di un livello molto elevato. Tanto elevato che rende insopportabile quello che con colpevole disprezzo chiamiamo ignoranza. Ma che è l’incapacità di vedere almeno una parte della complessità e operare scelte critiche congrue. In questi anni mi pare che tutte le parti politiche hanno sfruttato questa incapacità diffondendola e supportandola. E quindi ora che è controproducente ci viene contro la marea della dittatura sanitaria e amenità varie.
Andare contronatura (si capisce che dieci percento di perdite in una specie pure dominante dal punto di vista della natura è addirittura una roba utile. Fa spazio e toglie vecchi e deboli dalle scatole) necessita di intelligenza diffusa e capace di leggere la complessità di fenomeni per i quali non si può continuare a discutere all’infinito. Se vien giù acqua dal cielo non si può discutere se è vero o se è la signora del secondo piano che innaffia o se l’acqua esiste o se è una simulazione alla matrix. Alla fine abbiamo inventato gli ombrelli per questo.
Solo un appunto al comandate: capisco che nei consigli d’amministrazione funziona così, ma mi permetta di dire che avrebbe dovuto parlare all’equipaggio per dire che questa cosa qui era un oltraggio alle nostre idee di libero arbitrio, che ci piange il cuore e non dormiamo per i dubbi. Ma che con la natura non ci puoi ragionare. E che in fin dei conti è una bella cosa non essere formiche.

🙏 Sayonara

Riverside

Pubblicato: 15 settembre 2021 in Uncategorized

Il racconto di settembre su Caffè Letterario

Caffè Letterario

Snuff sporse appena il muso oltre la finestra della cucina per annusare l’aria. A terra piccole pozze ricordavano la pioggia della notte e riflettevano gli sbuffi bianchi delle nuvole. Alzando la testa osservò i tanti squarci di cielo azzurro intenso apparire e sparire veloci tra le nubi chiare e scure che si rincorrevano spinte dai venti in quota.
Timida tentò due passi fuori, fermandosi per qualche attimo vicina alla grande pianta di gerani. Girando la testa verso la casa osservò le sue orme umide disegnate sul cotto bagnato all’ingresso. Due tortore improvvisamente scossero i rami del grande albero all’ingresso prendendo fragorosamente il volo. Snuff le seguì attenta allertata dal rumore, ma subito tranquillizzata dal loro veloce allontanarsi.
Trotterellò sino alla staccionata d’ingresso, provando a riconoscere da dove arrivava l’odore di bagno schiuma. Un po’ confusa girò due volte intorno alla quercia trovando solo un sentore del passaggio degli umani. Eppure…

View original post 838 altre parole

Acqua tofana

Pubblicato: 6 settembre 2021 in Uncategorized

Sfogliando Facebook mi è passato davanti questo articolo.

I libri di Natoli li ho letti quando ero ragazzino, compreso La vecchia dell’aceto.

E mi piace questo dettaglio che non conoscevo, questo propagarsi di storie tra culture diverse: vasi comunicanti che mescolano racconti lontani nel tempo e nello spazio. scrollarsi il peso di uomini ingombranti è una battaglia impari.

E che alle volte serve proprio l’acqua tofana.


🙏 Sayonara

Di Antonina Nocera Nel capitolo XXIII del  romanzo di Michail Bulgakov, Il Maestro e Margherita, quest’ultima, dopo aver  incontrato Woland, ricevuto il battesimo satanico,  conosciuto i suoi comprimari, il grottesco Begemoth con i suoi travestimenti  e le sue risate sardoniche, Korov’ëv e  Azazello,  viene invitata a una festa di ballo cui prendono parte personaggi […]

Veleni palermitani ne Il Maestro e Margherita di Bulgakov

Senjutzu

Pubblicato: 3 settembre 2021 in Uncategorized

Un nuovo album dei Maidens è sempre una notizia. E considerando le età anagrafiche dei componenti potrebbe essere pure l’ultimo.
Molti di questi quarant’anni li abbiamo passati insieme, a partire da quella sera quando la vecchia Mivar di casa sparò il riff di Invaders. Sedici anni anni e tanta strada davanti che volevi bruciare al ritmo di Running free.
Come sempre il nuovo lavoro viene accompagnato e preannunciato da polemiche tra vecchi e nuovi fans: non sono come prima, troppo lunghi i brani, troppo lenti, sempre lo schema lento-accelera-cambia tempo-lento.

Mettiamola così, se volete ascoltare roba nuova sperimentale è inutile che ve la aspettate dai Maidens. Stiamo viaggiando verso i settanta signori, Bruce è stato operato alla gola e Martin Birch non c’è più. Io di roba strana e nuova ne ascolto, ma i Maidens sono una roba a parte. Loro sono il gruppo di amici che ti viene a trovare per sapere come va. Sono loro, ti conoscono meglio di tua madre e quando c’era bisogno stavano lì. Ci hai fatto tardi la notte. Ti hanno ripreso da terra quando ti hanno menato. E ora magari ti suggeriscono luoghi caldi per la pensione. Ti bloccano la mano mentre versi un’altra birra perché per stasera è meglio così. Ti chiedono un bicchiere d’acqua per la cardioaspirina. È il tempo e The time machine è solo una power ballad da brividi.

Siamo cambiati insieme e la strada davanti adesso è meglio percorrerla con la giusta lentezza. Bisogna concentrarsi su quello che ci piace, assaporare il bicchiere con calma.

Senjutsu ha tanto di già sentito, ma tanta ancora voglia di suonare. Di soldi ne hanno a palate, mi sbaglierò ma si sente che oramai le motivazioni sono ben altre. La produzione ha addirittura un suono che mi ha convinto, migliore degli ultimi lavori nonostante Shirley e Harris, anche se in alcuni passaggi le chitarre sembrano sempre spente. Ma sfido davvero a trovare tanta suggestione e potenza in altri gruppi (anche non a fine carriera), tanta voce in altri frontman che non siano l’acciaccata Air Raid Siren. E poi tanta cura nella scrittura delle tre chitarre, del basso e della batteria di nonno Nicko.

Senjutsu è un grande album. E sì i pezzi magari sono troppo lunghi e spesso con passaggi ripetitivi, ma quando finiscono senti che ne avresti voluto ancora. E suonano come tante altre cose dei Maidens, ma la verità è che loro suonano come nessun altro, soprattutto immaginando il maestoso circo live all’opera.

E poi non so se questo sarà l’ultimo album. Di mio spero proprio di no. Ma se proprio deve finire tutto Hell on earth mi sembra davvero adeguato. Per me il miglior pezzo di Senjutsu e forse uno dei migliori in assoluto di Eddie e Co. C’è dentro tutto quello che questo gruppo è stato, è e magari sarà.
Maledetto Steve, ogni volta parto odiando tante scelte dovute alla tua testardaggine, poi me la fai sotto gli occhi e allora è un fluire di emozioni. Ma tranquilli è solo rumore e testi banali. Già!
Eppure la sento la vecchia Mivar che la suona Hell on earth. Io sono seduto ancora a terra nella mia stanza al buio illuminato dal quadro. Sono lì e Bruce canta, il basso batte come il cuore, impazzito. E tra un po’ mio padre, dalla cucina, mi chiamerà per la cena.

Up the Irons 😑