Archivio per la categoria ‘Uncategorized’

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Mondo piccolo

Pubblicato: 10 gennaio 2018 in Uncategorized

Piove che dio la manda, come se fossimo nella bassa di Guareschi. Bello se si potesse tornare a semplificare le cose, a risolvere le questioni con una bella scazzottata. In quel mondo piccolo i comunisti erano brave persone e i democristiani pure. Peppone e don Camillo se le davano di santa ragione, ma dopo riuscivano a sedersi con una bottiglia di lambrusco e a cavarsi il berretto anche a suon di scoppole sotto il crocifisso di legno. Era un mondo cattivo, dove gli asti della guerra ancora non si erano spenti, ma fatto di avversari che erano venuti giù dalle montagne, dai fanghi di chi aveva poco e quel poco difendeva. I fascisti c’erano in giro. Sapevano tutti che c’erano, cosa volevano e cosa avevano fatto, che i treni non arrivavano proprio per via dei ponti bombardati e che spesso avevano solo dei vagoni piombati che trasportavano esseri umani al macello. I fascisti c’erano e stavano ben attenenti a non farsi notare a riciclare le loro facce nelle liste elettorali. La gente li guardava, ricordava gli amici scomparsi nel nulla, le tessere del pane e litigava intorno a una damigiana di lambrusco su come ricostruire i ponti e tornare ad avere i treni, anche in ritardo, ma averli.Oggi piove, il lambrusco, pessimo, lo vendono a pochi euri al Lidl. In giro c’è gente che vuole essere fascista e sfila in ordine chiamandosi a vicenda camerata. Vuole esserlo per diventare qualcosa, ma ha solo paura della solitudine, di questi giorni uggiosi di pioggia che ti obbligano a pensare. Così passa il tempo a spolverare gli scheletri di un passato sterile nel cimitero della storia, pensando di trovare compagnia e conforto. I comunisti sono spesso astemi e vegani. I democristiani sono rivoluzionari moderati e i cristi in croce stanno in silenzio sugli altari maggiori. Se paghi un biglietto puoi entrare, quando non ci sono le funzioni, e andarli a fotografare con l’iphone, lentissimo dopo l’ultimo aggiornamento. I treni accumulano ritardi e molti trasportano pendolari e studenti su e giù per l’Italia. Ai vagoni hanno tolto i piombi e i macelli si chiamano in qualche modo trendy, anche se il lavoro non sembra rendere più così liberi.
Piove e quel mondo piccolo mi inizia a sembrare enorme; vorrei andar fuori e bagnarmi come un pulcino dietro la processione fino all’argine in pericolo, impetrare benedizione e provare almeno a complottare con don Camillo e Peppone, attorno a una damigiana di lambrusco, con lo Smilzo che fa da palo e il Cristo che sorride.

Ciao 2017

Pubblicato: 31 dicembre 2017 in Uncategorized

Road

Foto di Y. Jezequel

Io di questo 2017 non posso dire male. Al contrario, è stato un pezzo importante della mia strada, poche curve, bei panorami, belle stazioni di servizio. Certo alcune cose da dimenticare ci saranno state e ci saranno anche in futuro. Quello che però mi ha dato onestamente l’ho apprezzato.

Oltre il pianoro di questo capodanno certo le salite si intravedono, inutile negarlo, ed è da capire come fare ad affrontarle. Io spero nel motore, che salga di giri, che mi porti su e soprattutto che non mi lasci a piedi. Forse bisognerà chiedere un passaggio a sconosciuti, abbandonare le vie solite, andare nello sterrato, sporcarsi di fango sino alle ginocchia. Vedremo! E forse al prossimo giro vi racconterò una nuova storia. 

Per ora godo del rettilineo e del lontano curvarsi della carreggiata. Tengo il finestrino abbassato e faccio entrare aria nuova. Alzo il volume della radio, un rock duro e nostalgico, una cavalcata sicura verso domani.

Poi se potrà ancora essere futuro, il giorno sarà come dovrà. Girerò la chiave, metterò la marcia e provando a non sbandare troppo dirigerò là dove la strada diventa un punto e dopo ancora – per fortuna – non si vede cosa c’è.

Sayonara 🙏 

Oggi per noi

Pubblicato: 14 dicembre 2017 in Micro, Uncategorized

Noi si guardava le pietre del mare, nei piccoli tramonti che capitava di incontrare. Eravamo in qualche modo vigili e in silenzio percepivamo il mondo svolgersi in ordine e senza affanni. Piccoli guardavamo il mare, perché bambini eravamo, ignari del significato di troppe parole. Rimbalzavano le pietre lanciate di taglio a pelo d’acqua, andavano oltre il limite ultimo che i nostri prudenti padri ci consentivano.
Ora siamo rimasti in bilico, padri privi di occhi che intercettino il limite. Osserviamo lo stesso mare, calmo in superficie, ma abbiamo terrore per i gorghi invisibili. Questo siamo diventati, ognuno con la sua paura del buio, mimetizzata in ricerca di una qualche luce. Stanchi di resistere, di mostrare facce non nostre, di mascherare le lesioni profonde dalle quali si intravedeva, un tempo, il cuore.
Un bastardino, fiutando l’aria di pioggia, transita in fretta sulla scena. Osserva il mondo com’è, non come lo temiamo. E veloce abbandona le nostre storie in cerca di altro.