Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.

E quanti leggono ciò che scrive,
nel dolore letto sentono proprio
non i due che egli ha provato,
ma solo quello che essi non hanno.

E così sui binari in tondo
gira, illudendo la ragione,
questo trenino a molla
che si chiama cuore.

Modo di Vita

Pubblicato: 4 aprile 2017 in Micro

C’erano sere e giorni che arrivavano così, interrompendo gli eventi che avrebbe voluto vivere. Ragionava sul fatto, sul da farsi e rimaneva inquieto. Guardava, osservava. Riportava indietro le lancette come se avesse bisogno di tempo, di un fuso orario personalizzato. E poi arrivava lei, fragile e delicata. Arrivava anche se nessuno l’aspettava. Ed era ansia, sì, di quella vera e pura. Si impegnava così, senza motivo, a pensarla accomodarsi dentro i suoi sogni. Era bella. E fragile.
Poi giungeva l’alba, soffice come i capelli di donna, e con lentezza si abbandonava al giorno dopo. Uscivano insieme a lei, da quel tempo e da quella casa, pensieri e parole. E questo era un suo proprio modo di vita.

Il viaggiatore

Pubblicato: 19 marzo 2017 in Micro

Fuori niente luna. Solo buio pesto e un rantolo di vento caldo.
Il viaggiatore prese uno dei vicoli oltre la chiesa e raggiunse l’ostello.
Dentro il vecchio non aspettava più nessuno. Fumava annoiato una vecchia pipa e leggeva un libro logorato dagli anni.
«Volevo fermarmi adesso.»
«Se ti accontenti di quella branda hai voglia.»
Più che un letto era un loculo conficcato proprio sotto le scale. Ma andava bene per quella notte.
Fece segno di sì e poggiò a terra lo zaino.
Poi fece una smorfia, qualcosa di simile a un sorriso.
Il vecchio gli allungò un bicchiere e una bottiglia di rosso. Era tutto quello che aveva.
Rimasero così a tenersi compagnia sino all’alba con racconti di terre apparentemente lontane.
Poi il viaggiatore ripreso lo zaino tornò al suo cammino nell’aria frizzante del giorno nuovo. Il vecchio spense la pipa, forse per sempre.

Scelta

Pubblicato: 18 marzo 2017 in Micro

Ciò che vedete sono io. Sono riflesso sulla vetrina di un negozio in centro; eppure stento a dare a quel volto il suo nome. Percepisco le ombre degli individui che dietro le mie spalle transitano, incuranti della mia presenza. Ognuna ha il suo modo unico di procedere e di accedere allo spazio circostante. Sono l’ultimo e il primo viso che ho notato oggi e assorto guardo l’espressione riflessa cercando un indizio, un nesso tra la possibile memoria e lo spazio fisco nel quale mi sono mosso fino a questa mattina. Potrei andare a destra o a sinistra, ma fisso rimango a investigare un motivo, uno, che polarizzi finalmente la mia scelta.