Senza Paracadute

Pubblicato: 24 dicembre 2018 in Uncategorized

Non c’è niente di meglio che il bagno nella folla natalizia in centro per stare soli un po’. Un muro di suono e voci, di capricci di bimbi; un muro fra te e la vita che inevitabilmente procede, un mare che culla se lo sai solcare tra gli esigui spazi lasciati dalla gente.
Mentre navigo ho in mente una canzone, ne rumino a memoria il ritornello. Avessi le cuffie mi attaccherei a Spotify, come ci si aggrappa a un salvagente per stare in superficie: respirare, espirare e guardare i volti distratti dai discorsi neutri di chi prepara la festa.
Pace, ecco cosa evoca in me il brano, suoni che ricordano qualcosa di antico, di quando faceva freddo e si girava per queste vie illuminate di Natale in cerca dell’ultimo regalo. Di quando era normale buttarsi giù senza paracadute e a casa mio padre portava le castagne bianche di cenere e sale. Di quando avevo in mente un pezzo dei Denovo.
Ai Quattro Canti, un tizio con la fisarmonica tira le note di un brano di cui non conosco il titolo. Le mette una dopo l’altra in fila, davanti ai volti di sconosciuti che a malapena ascoltano, mentre io le mescolo con il ritornello e tutto torna pulito in forma di un tempo di tango. Guardo in alto, oltre le luci, oltre il brano di cielo sul teatro del sole. Oltre.
E io è così che, piano piano, torno a essere stranamente vivo.
Diceva Giuseppe Caleca aka Mister Monday che le canzoni sono messaggi in bottiglia che affidiamo al mare dei nostri ricordi. Prima o poi quella bottiglia la ritroveri su una spiaggia, per caso o forse per fortuna.
La canzone è di Raffaele Viscuso, un mio amico tanghero, che ha firmato l’album di Giovanna D’Angi. E per quest’anno è il mio augurio di Natale. Cercate Senza paracadute su Spotify e su Youtube.
🙏 Sayonara

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Se arriva

Pubblicato: 27 settembre 2018 in Delirii

Poche erano le cose che lo potevano salvare. Forse davvero solo una, che una cosa non era: lei.
Così quando ammutolita lei guardò il tavolo della cucina e si allontano con le braccia penzoloni, comprese che ogni minuto da lì in poi sarebbe stato inutile.
Non era stato semplice. Ma era arrivato il momento esatto che ti lascia nudo e senza scampo. Trasparente direi. Ti si osserva dentro, come in una radiografia, e allora la morte che nascondi nelle viscere la vomiti fuori. In un unico gesto che fino a quel punto nessuno avrebbe mai capito. E anche dopo a dir il vero, perché la biochimica forse non funziona o forse alla fine sono solo demoni. Il risultato infine è lo stesso. Te lo porti dentro. Ti macera sino a ridurre in poltiglia ogni organo vitale. Fino a giorni come questo dove lui, seduto immobile, muore.
Non fisicamente visto che alla fine respira, ma di morte si tratta, in attesa di una carezza clemente che se arriva ferma il pianto. Per vivere di nuovo. Se arriva.

Approdi – Buonisti.it

Pubblicato: 5 settembre 2018 in buonisti.it

Ciò che abbiamo davanti agli occhi è la storia.
Abbiamo solo bisogno di preservare le nostre radici e di approdi sicuri.
E abbiamo bisogno di nostra Madre Europa.

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https://www.buonisti.it/approdi/

Nostalgia

Pubblicato: 2 settembre 2018 in Uncategorized

Il clima culturale imposto dal nuovo corso politico è troppo impegnativo per me. Oggi a Palermo cercavo un giunto cromato per un rubinetto di casa. Appena fuori dal portone un tizio panzuto con canottiera di cotone a coste discuteva delle migliori caratteristiche delle strutture in acciaio rispetto a quelle in calcestruzzo precompresso, da un punto di vista della resistenza dinamica.
Poco più avanti nel panificio si analizzavano i trend dello spread anche in funzione della bilancia commerciale con la Cina.
Alla bancarella dei libri usati era in corso una accesa discussione sulla capacità della ragione di sondare i misteri irrisolti delle religioni e delle implicazioni culturali dell’integrazione.
Purtroppo Bonomolo, il negozio di idraulica che cercavo, era chiuso e mentre tornavo per una decina di metri ho creduto che ci fosse ancora speranza per noi menti semplici. Tre ragazzini in carne parlavano fitto fitto davanti a me.
– Te l’accolli?
– Io sì!
– Io no picciò.
– Mii sempre arrifardo sì!
– È che se m’incoccia arrieri mia madre mi runa una passata di vastunati.
– Ma noi entriamo, facciamo quello che dobbiamo fare e poi usciamo.
– E se m’incoccia?
– Mii che sei scantulino! Ci diciamo che volevamo scambiare per l’autobus.
– Amunì!
– Vabbè, ma è l’ultima ok?
– Ok, ok!
È durato poco, perché dieci metri dopo si sono buttati sulla destra per infilarsi da Brioscià.
Io con la coda dell’occhio ho guardato invece a sinistra l’ingresso abbandonato dell’Embassy, con una certa nostalgia.
Davanti a me due signore con i sacchi della spesa parlavano della Ferragni e delle tecniche di marketing su Instagram.