La macchina scura del signor Perry arrivò come sempre svoltando dalla curva alla fine della rampa. L’uomo scese e fece un giro intorno al veicolo per andarle incontro. «Buona sera Lillibeth, anche quest’anno ci rivediamo.» «Salve signor Perry, anche se da sola sono venuta ad acclimatarmi.» Risero a quell’acclimatarmi come buoni amici. Da sempre la…
— Leggi su bistrotapigalle.wordpress.com/2021/08/14/running-to-the-sea/

Silenzio

Pubblicato: 31 luglio 2021 in Il bosco

"Baraonda"
Foto Flickr: https://flic.kr/p/24E3uV8

Questo lavoro si chiama baraonda. Io l’avrei chiamato silenzio. Che forse ė la stessa cosa.
Perché al silenzio non sono abituato. Ho costantemente i suoni della civiltà nelle orecchie o meglio, nei pensieri.
Penso che il cervello privato dei rumori, della necessità della loro catalogazione, s’intestardisca a rilevare un segnale. Prova a trovare un rumore residuo, un impercettibile segno di una esistenza. E nel silenzio si può ascoltare il lavorio dei timpani nel tentativo disperato di vibrare e i nervi che provano a trasportare un senso.

È il vuoto.E in questo vuoto, in fondo ci sei tu. E questo disegno con i simboli e le curvature, con le gocce d’acqua che scendono inattese, come se affiorassi dai flutti dei pensieri, rappresenta per me questo incontro, questo perverso riconoscersi dentro il magna, la baraonda appunto del cervello non più distratto dai suoni anestetici della città.

Più in là c’è il bosco, ma già è pieno di rumore, lontano dal silenzio umano. Ogni tanto, per fortuna, dalla casa rianimata finalmente un suono. E l’io in fondo al silenzio si dilegua, indispettito e torvo. Tornerò, dice, non puoi sfuggirmi, perché sto dietro questo silenzio da sempre.

Ammiragli

Pubblicato: 29 luglio 2021 in Complexity first

Ponte dell'Ammiraglio
Foto Flickr: https://flic.kr/p/388vk5

Il ponte dell’ammiraglio fu realizzato da Giorgio di Antiochia, Emiro degli Emiri di Re Ruggero II.

Emiro degli Emiri, latinizzato e poi tradotto in ammiraglio, la più alta carica della corona siciliana. Il comandante in capo, che proprio per aver dovuto governare in mare poteva garantire la saggezza in terraferma: l’autorevolezza del mare al governo del paese.

Quando in accademia a Livorno mi fermai a parlare con un ammiraglio italiano in pensione della marina italiana, mi colpì la sua affermazione sugli urlanti ufficiali che alle volte ci seguivano. Si rendeva conto che alcuni comportamenti erano importanti per mantenere la disciplina che il corpo militare richiedeva, eppure mi disse che in una battaglia vera i comandanti che sapevano solo urlare erano un problema. L’equipaggio, anche il più addestrato, in una nave sotto il fuoco nemico, ha paura. E non sente le urla. Solo la fiducia nel comandante può convincere gli uomini a rimanere uccisi senza provare fughe insensate in mare, anche solo per salvare la nave. L’autorevolezza dell’ammiraglio era l’unico modo possibile di affrontare una battaglia e avere speranze di vincerla. E questo iniziava molto prima della battaglia, era una pratica del tempo di pace, dove i toni sprezzanti non erano usuali, neppure per le punizioni. Perché in tempo di paura l’equipaggio è uno e dividere tra buoni e cattivi serve solo a creare paure aggiuntive.

Per anni in Italia e in occidente, abbiamo pensato che l’autorevolezza fosse un retaggio di un mondo antico e poco cool. Il primo ministro doveva coniare slogan pubblicitari, il politico far ridere, il professore intrattenere, il medico fare l’infallibile bello delle fiction, i genitori diventare amici, peggio complici, onnipresenti figure assolutorie.

Solo che oggi che siamo in piena battaglia per la sopravvivenza contro forze immani nello spazio e nel tempo, contro logiche oltreumane, ci ritroviamo con primi ministri da avanspettacolo, politici che fanno ridere, professori cabarettisti, medici macchiettisti e genitori in perenne crisi adolescenziale. Abbiamo messo skipper abbronzati al posto degli ammiragli, bravi a veleggiare in prossimità dei porti e preparare mojito, molto meno a governare saggiamente in terraferma.

Una vecchia leggenda narra che dopo un’era di sconvolgimenti, nel pozzo di S. Oliva, qualcuno ritroverà il corpo della santa avvolto nelle pelli di cammello. E riportandolo in superficie un grande fortunale si abbatterà sulla terra e dai loro avelli di porfido rosso i re normanni torneranno in vita per guidare nuovamente il regno alla prosperità. Chissà se in questo caso porteranno anche gli ammiragli, emiri cristiani, marinai e costruttori, ministri e pescatori. Uomini che costruivano ponti: pontefici. E a scanso di equivoci parlo di ammiragli, non di ammiraglio e non di uomini del destino e unti del signore, tutta roba già sperimentata con pessimi risultati. La complessità non prevede monarchie assolute, così come i re Normanni, per guidare il Mediterraneo, si affidarono a una macchina statale bizantina (trattasi di complimento) guidata da un ammiraglio vero e mai alle loro presunte doti virili, meglio appagate nell’harem del sollatium della Zisa.

Io per sicurezza un sopralluogo nel pozzo inizierei a farlo, non si sa mai.

🙏 Sayonara

È facile

Pubblicato: 24 luglio 2021 in Complexity first

Facile :)
Foto Flickr: https://flic.kr/p/atnVNL

È facile imporre l’obbligo vaccinale: basta praticare un TSO a una ventina di milioni di persone. In fondo l’esercito a che serve altrimenti.

È facile non imporre l’obbligo vaccinale: basta produrre abbastanza bare, urne e loculi. Per quelli che non escono vivi dalle terapie intensive e per quelli che a forza di lockdown si impiccano in casa.

È facile bloccare le varianti: basta stare tutti (gli umani) isolati singolarmente per 30 giorni. E con la bella stagione anche delle canadesi all’aperto si potrebbero proporre. Pochissimo spazio, ma almeno si evita il green pass.

È facile applicare il Green pass: basta avere un corpo di guardia armata (circola strana gente con il colpo in canna per autodifesa) in ogni pizzeria, in ogni autobus, sui treni, sulla metro.

È facile fare la DAD: basta avere un computer, webcam, microfono, internet, un docente. Basta. Cosa dite? Gli alunni? Non necessariamente.

È facile fare i test Invalsi: basta avere un computer e degli alunni. Basta. Cosa dite? I docenti? Non necessariamente.

Ė facile trovare il colpevole di tutto ciò: basta trovare dei giovani con uno spritz in mano. Che poi a che servono ancora i giovani non è mica chiaro. Sporcano, urlano e neanche vogliono lavorare trentasei ore al giorno per acquistare visibilità.

Il difficile è spiegare che per la scienza il concetto di vaccino efficace è che il numero di morti dopo l’assunzione è almeno un ordine di grandezza meno del campione senza somministrazione.

Il difficile è spiegare che ogni farmaco sicuro ha una probabilità non nulla di uccidere una persona. Anche le supposte di glicerina. Ma anche le cozze o le punture di zanzara che in caso di shock anafilattico sono letali.

Il difficile è spiegare che grazie a questa imperfetta e contraddittoria macchina logica che è la scienza, l’aspettativa di vita permette a chi ha più di cinquant’anni di manifestare contro il green pass, invece di essere morto e sepolto per normali cause naturali.

Il difficile è spiegare che la scienza non può risolvere tutto, ma solo mitigare il danno. Non può curare tutti, solo molti. Non può renderci felici, solo consapevoli.

Il difficile è spiegare che le età, tutte le età, non tornano due volte. Se sei giovane lo sei a tempo. Se scade sei adulto. Poi scade e sei vecchio. Non puoi rimandare troppo per vivere. Pare che solo una cosa sia infatti sicura in assoluto: moriremo tutti.

Il difficile è spiegare che la scuola non serve a riempire un secchio, ma ad accendere un fuoco (e pure la citazione rivisitata di Yeats me la sono sparata da buon radical chic che nulla sa di scuola). Che quindi in Sicilia funziona benissimo visto la quantità di piromani in circolazione.

Il difficile è capire che prendere una decisione giusta è difficile. Al più si può prendere la meno sbagliata. Così come contestare la decisione meno sbagliata è difficile se la devi argomentare. Ma su twitter quando mai si è dovuto argomentare?

Il difficile è capire che il problema virus è complesso. Che non ha una soluzione semplice. Che stiamo fronteggiando un meccanismo naturale rodatissimo. Che il nostro vivere sociale è il motivo del successo riproduttivo di un killer microscopico. E noi che pensavamo che come per John Holmes fossero le dimensioni a contare.

Ah, l’esercizio della foto è invece facile: basta reggersi alla ringhiera.

🙏 Sayonara