Archivio per la categoria ‘Opinioni’

Io non sto con nessuno. A parte con mia moglie.

Spiegare le cose? Nessuno spiega più niente.

Stare a sentire? Nessuno sta più a sentire niente.

È un problema di sintassi, di grammatica? Un problema di pazienza, di linguaggi impiegati? Di certo è un problema.

Così cagnara sempre ovunque, poco utile. Rumore. Punto.

Io non ho la competenza necessaria per valutare l’operato di un presidente della Repubblica, lo ammetto. Ho difficoltà anche a trovare un buon elettrauto o un vino adeguato al tonno in scatola. Ho capito solo che il presidente ha queste prerogative costituzionali a quanto pare e se ha commesso un sopruso esistono organi che possono sanzionarlo. Dovrebbe bastare. Almeno spero, altrimenti bisognerebbe fare la rivoluzione e io ho lezione di tango due volte a settimana.

Eppure non penso che Mattarella sia un pazzo e anche che poteva essere espresso un nuovo nome, in linea con il programma, se si voleva superare l’impasse litigando solo dopo sui contenuti. E anche che se dobbiamo sentire sempre e comunque i mercati è inutile pure votare. Ma gli appetiti elettorali sono troppo forti e magari hanno avuto la meglio instigando la caciara. Oppure semplicemente mancavano i contenuti, quindi meglio farla finita ora, prima che inizi il mondiale, che poi non c’è tempo per le riforme e anche Conte ha gente a casa.

Credo che la torsione a destra di M5S da questo punto in poi sia difficilmente recuperabile, con buona pace dei tanto peggio, tanto meglio. Tanto peggio è solo troppo peggio, che non ha mai fine, fino a un certo punto almeno, perché a forza di torcerti indietro ti trovi a dover rifare il congresso di Vienna e le due guerre, senza sapere se Trump manda gli alleati a liberarci e soprattutto senza un blog decente dove votare il caduto della settimana.

E non capisco con che maggioranza un eventuale governo Cottarelli potrà governare e che senso ha avuto questo strappo che speriamo non sia nei pantaloni; ma forse è la volontà di usarlo come governo sfiduciato (al posto del poco fiducioso Gentiloni) fino alle elezioni a prevalere: quindi di un governo fiducioso per un popolo senza fiducia non sembra esserci necessità e possiamo delegare la guida del bel paese (Galbani compresa) a trader e influencer, agenti gemelli sul territorio virtualizzato della non realtà aumentata. Robe che la Ferragni e Fedez dovrebbero diventare i re d’Italia e santi subito.

L’unica cosa che so è che in campagna elettorale +Europa marcò gli schieramenti non più tra destra e sinistra (di un non pervenuto centro), ma tra europeisti e antieuropeisti. Attenzione che non si parla di supportare o meno lobby opache o biechi manovratori. Il Bilderberg è diventato oramai più cristallino del curriculum di Conte e Renzi messi insieme. Qui il problema dell’Europa è che o evolve in una cosa che esiste o non sarà. E senza Europa mi spiace ma all’Italia non rimane che essere un trascurabile portaborse di qualche sbiadita superpotenza senza superpoteri, senza una massa critica, per cui ogni accordo economico, politico e militare sarà ridicolo e utile solo alla nuova stagione di Voyager.

Tutto ciò, secondo me, a parte che dai soliti radicali e spero presto anche da DIEM25 non viene spiegato e reso programma politico. Se buono o brutto poi ne parliamo, ma appunto parliamone. Anche se è troppo complicato, difficile da rendere in uno spot, necessita di una visione, di una idea di mondo e di uomo di questo secolo diversa dal profilo FB, implementato oltre ogni possibile GDPR. La riforma dell’Europa in termini democratici non è stata una priorità della sinistra tassidermista residuato nel secolo scorso, incapace di fare quello che la fa esistere: occuparsi del futuro e non del prosecco. E infatti non esiste a meno di non considerare tale il partitello elitario di Renzi e company, che al più è la migliore destra di governo in gioco al momento, o il variegato vaniglia e D’Alema del mite compagno Grasso.

L’analisi di Emma Bonino mi pare che sia risultata azzeccata, infatti oggi il problema mi pare quello, non un altro; quello di rispondere alla domanda: serve l’Europa o no?

Non credo che la destra leghista abbia intenzioni di spingere verso qualunque unità politica, perché la confederazione delle piccole patrie tirate a lucido, satelliti gioiosi di Berlino si illude di poter avere un suo dividendo da spendere in portachiavi di Prada made in China. Meglio pompare sul tema immigrati, non avendo nessuno strumento nemmeno teorico per risolvere il flusso (con quello che costano gli assorbenti anche qui solo una politica europea nel Mediterraneo può definire una soluzione e non i singoli schieramenti franco-qualcosa o germano-qualcos’altro) e fare montare un odio che a breve sarà incontrollabile e porterà a imponenti fenomeni razzisti che scavalcheranno a destra i troppo miti leghisti. All’inizio penseranno trattarsi di rievocazioni storiche, perché l’Italia può vivere di turismo e ai magnati cino-russi la storiella dei forni piace. Poi faranno la faccia allibita tipo chi l’avrebbe mai immaginato. Poi litigheremo perché hanno fatto anche cose buone.

La sinistra (a trovarla) più che giocare al monopoly deve stabilire il suo scopo nel panorama europeo e invece di puntare il dito scarico, sollazzata di buche aperte al tempo dei latini e mai rimosse sino all’ultimo giro d’Italia, capire perché buona parte del suo ignorato e ignorante (non come insulto ma nel senso che ignora le ragioni ultime della sinistra) elettorato si sia spostato su posizioni sempre più destrorse, magari non inseguendolo.

Io valuterò con interesse la proposta di Diem25, insieme a quella radicale che ho già votato a questo giro. Non accadrà, ma sarebbe il caso che i 5S lasciassero i vaccini ai medici, la storia agli storici e provassero a precisare il nodo europeo che non può più essere vago. Come degni successori della politica del Drive-in hanno sostituito tette e culi, con like e selfie, ma il concetto non è ancora cambiato: potete per favore spiegare come e cosa e pure perché? Di questo passo discutere di uscita da qualcosa di nome Europa che in dieci anni si sarà dissolta per sublimazione è onanismo mediatico.

Tutti gli schieramenti dovrebbero poi riflettere sui toni e sulle parole. L’unica cosa che emerge dai discorsi pro e contro Mattarella è odio. Un sordo, inutile, generico e generalizzato odio che incita le fazioni pronte alla pugna. Un odio frutto di rancori, ignoranza e incapacità di discriminare la differenza tra un like, un’opinione e viceversa. E non parlo solo dei 5S, ché oramai questa sozzeria del sexting elettorale è l’unico valore condiviso, direi costituzionale, che è rimasto. Un valore davvero globalizzato, recepito da culture e cucine così tanto diverse da sembrare così tutte tendenti al genere cover di plastica personalizzata quando le provi.

Dobbiamo per forza provare a fare qualcosa, perché purtroppo fino a quando le macchine non saranno intelligenti queste pratiche demenziali continueranno a essere tra i nostri obblighi: estinguerci troppo presto metterebbe in serio pericolo l’emancipazione delle macchine, non possiamo prenderci questa responsabilità.

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Perché no?

Pubblicato: 9 marzo 2018 in Opinioni

http://www.lavoro.gov.it/temi-e-priorita/poverta-ed-esclusione-sociale/focus-on/Reddito-di-Inclusione-ReI/Pagine/default.aspx

Questo è il REI. È già in vigore. Lo ha fatto il PD.
Questo è uno dei motivi perché non credo sia così strampalato che il PD a-renzico (che include tranquillamente il LeU a-dalemico) possa fare un governo con 5S.
Il tema della vita della persona nel mondo-senza-il-lavoro è un tema di sinistra. Possiamo berci la crescita che sta per arrivare con le flat tax, ma la verità è che la crescita economica e il lavoro si sono separati quasi definitivamente.
È il mondo futuro questo che al sud per motivi storici è già il presente. Possiamo baloccarci a pensare che esista un sud alla Camilleri tutto arancine e milinciane , ma il discorso è un poco più complesso.
L’utopia (mica tanto se ascoltate un Bill Gates o un Elon Musk) si chiama UBI (universal basic income) e molta elite (che ci vuole o pensiamo che Marx fosse un proletario lavoratore delle catene di montaggio) di pensiero giace nel sottobosco del PD (Cacciari tanto per dirne una banale, ma credo che sia molto riduttivo). I due mondi vanno saldati, anche se è onestamente complicato. Andava fatto cinque anni fa, quando i rapporti di forza erano altri e i Nazareni stavano sugli altari, quando Di Maio e soci non si erano troppo impelagati in migranti, vaccini e stupidate varie derubricabili a so’ ragazzi. Per lo meno sull’Europa a questo giro hanno iniziato a glissare, anche se tutto è stato fatto per ammaliare la destra e raccatar voti.
Non sono i rappresentanti politici del movimento gli interlocutori. Lo so che i militanti pensano che uno vale uno, che esistono le consultazioni sul web, peccato che forse non è mai stato vero. Gli interlocutori magari sono i protoministri del mail a Mattarella che hanno il compito di stabilire in Italia un think tank insieme alla famosa elite radical chic.
Non è facile, perché per fare davvero queste riforme serve aumentare le tasse per redistribuire la ricchezza (irpef, imu, iva, transazioni di borsa, carbon tax), evitare facili evasioni (moneta elettronica), stabilizzare i migranti in maniera da non costituire una reale concorrenza economica (ius soli), coinvolgere l’Europa per la parte fiscale di prelievo alle multinazionali, per unificare i costi del lavoro almeno nel continente e per avere politiche uguali sulle migrazioni, potenziare l’utilizzo delle tecnologie (scienza medica, robotica). Tutte cose insomma che la destra, sopratutto quella da bunga bunga post Drive in ignora per costituzione. Insomma per fare il reddito di cittadinanza bisogna fare l’esatto contrario del CDX.
E serve anche un cambio di strategia comunicativa e di visione che i 5S per fondazione hanno, perché il REI si può richiedere oggi, mentre il reddito di cittadinanza evidentemente no, solo che il PD continua a essere impegnato a difendersi da Banca Etruria e a twittare l’ennesima scemenza della gggente!!!11!!!, mentre la gente (probabilmente solo spiritosa) fa la fila ai CAF.

Elogio della contraddizione

Pubblicato: 26 ottobre 2017 in Opinioni


Fonte: moviejuice.com – File:http://moviejuice.com/wp-content/uploads/the-entire-snider-family.jpg

Ecco la famiglia Snider. Una classica famiglia americana. Eppure anomala nel suo genere. I coniugi Snider sono felicemente sposati da qualcosa come 36 anni, hanno quattro figli, un cane che frequenta lo stesso parrucchiere della figlia e a quanto pare i maestri della nipotina si dichiarano molto felici di accogliere nonna Suzette all’asilo e rimanere a parlare con lei.
Nonno David a 62 anni lavora ancora e litiga spesso con nonna Suzette per i mascara e gli smalti. E questo perché Dee Snider è una sorella perversa, il fondatore e vocals dei Twisted Sister, esempio ancora in vita dell’Hair Metal made in eigthies.
Ecco nonno Dee al lavoro.


Fonte: metalitalia.com – File:https://metalitalia.com/wp-content/uploads/2012/03/twisted-sister-dee-snider-2010.jp

In questi giorni pare che nonno Dee abbia poco apprezzato l’uso di magliette di gruppi Metal storici e simboli apotropaici tipici da parte di personaggi lontani da questo per me sempre magnifico genere musicale. In particolare ha scagliato brutte parole contro tale Ferragni Chiara influencer di professione.
Se sulle prime ho riso di cuore, ragionando ho capito che sotto questa notizia trascurabile c’era un bel messaggio.
Nonno Dee non beve, non si sballa, non sfoggia amanti. Praticamente da sempre. Di fatto è un eretico della chiesa del Metal. Ha contraddetto quasi tutto dell’immagine asociale dei suoi colleghi. Quasi l’esatto contrario di Vince Neil e sodali, nonostante il look piuttosto vistoso e l’amplificazione spinta dei Marshall. Prendersela per l’ortodossia dei simboli lo riporta dentro la stessa chiesa che sembrava avere ereticamente contraddetto.
Ora il messaggio poteva essere una sorta di ritorno all’ovile evangelico. O forse la liberazione da qualche paura e giogo imposto, alla This must be the place. Già! Il ritorno a casa senza trucco e capelli corti di Cheyenne.
La verità è che ho scelto l’Heavy Metal perché se avessi fatto questo discorso su religione, politica, calcio, scuola, lavoro, storia, filosofia, dolci, vegani, cani, gatti, mare, montagna, scienza, Halloween, Pasqua, Natale, Ramadan, immigrati, emigrati, giovani, vecchi, bambini, uomini, donne, gay, trans, tutto e il suo esatto contrario, sarebbe capitato il cataclisma perfetto. Gia! Perché adesso ogni argomento è bianco o nero, stop. E soprattutto esistono solo certezze, incrollabili certezze. E schemi rigidi, dentro i quali o ti muovi o soffochi. Peggio che nei monasteri alla Nome della Rosa, peggio dell’inquisizione, peggio del peggio.
E ciò che mi lascia sempre attonito è come diavolo fate ad avere sempre tutte le risposte, a sapere sempre cosa fare, cosa indossare, cosa bere, mangiare, amare, adorare, respirare. Come diavolo fate se neanche nonno Dee ha ancora capito che colore di rossetto gli dona di più. Come fate a non rimanere folgorati dalla bellezza trash di nonna Suzette (artificiale lo so) e della sana e genuina incoerenza della contraddizione insita in ogni manifestazione della natura umana.
Non lo so, inizio a pensare che voi non siete esseri biologici, siete in verità Pensiero Profondo, in grado di dare la risposta alla domanda sulla vita, l’universo e tutto quanto. Che sarà pure giusta, ma a me in fondo interessa di più la domanda.

🙏 Sayonara

La bimba della foto

Pubblicato: 25 ottobre 2017 in Micro, Opinioni

La immagino che aspetta il rientro del papà, seduta su una panca all’ingresso di uno di quei casermoni di semiperiferia. Lei è già pronta per stasera, c’è il derby, la partita che vale l’intera stagione. Aspetta e muove il dito sul display del cellulare litigando con Saretta, l’amica avversaria, anche lei trepidante nella palazzina di fronte. Se provassero a sporgersi dalla finestra non si vedrebbero, separate dai colori delle maglie e dalle fronde dell’albero ancora non incendiate dall’autunno.
Il padre finisce il turno alle casse e scappa via sul suo scooter datato. La macchina è dall’elettrauto dell’angolo, una rogna con la centralina, mezzo stipendio che sta per volare via, se tutto va bene e lo sfasciacarrozze fa il suo sporco lavoro.
Il padre di Sara insegna invece, latino e greco, ha terminato una di quelle riunioni inutili nella sede mezza diroccata di un liceo del centro. Aspetta da mezz’ora che passi un autobus. Anche lui ha fretta di tornare, cambiarsi e andare allo stadio. E poi lui ha l’unica macchina disponibile, se parte, e deve fare presto, ma dell’autobus non si vede neanche la sagoma in fondo al viale.
Anna si guarda nella specchiera dell’ingresso e finge di non vedere sotto la maglietta i segni della sua vita che cambia. Sorride pensando al derby, anche se dovrà litigare con Sara. Tanto poi si fa pace. Sempre.
Allo stadio arrivano tutti insieme, ma agli ingressi si dividono. Per questa volta ospiti per Anna, solita curva per Sara. Fingono di mandarsi dei cancheri a vicenda, allontanandosi con finto sollievo, ma dura poco. Riemerse nella bolgia degli spalti si ritrovano separate da un vetro imbrattato e a tratti scheggiato.
Pensano, che idiozia questo fatto del vetro, ma credono davvero che loro due si prenderebbero a schiaffoni per una partita? Imbecilli! Guardano le scritte minacciose e le figurine appiccicate con la foto di una bimba come loro, con una maglia diversa dalla loro, che ride felice di qualche partita, che non è la loro. Bella idea pensa Anna, farsi tanti selfie con la maglia della propria squadra e postarle sul gruppo facebook che vuole creare.
Guarda la figurina e pensa che bisogna farlo presto quel gruppo, prima che qualcun altro le freghi l’idea. Magari proprio la bimba della foto. Le ragazze nel pallone si deve chiamare. Ognuna con la propria maglia, non importa quale, e con il proprio selfie. Tutte sorridenti.
Bisogna farlo. Presto. L’arbitro fischia. Farlo prima della bimba della figurina. Il derby inizia. Prima che sia troppo tardi.