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Ammiragli

Pubblicato: 29 luglio 2021 in Complexity first

Ponte dell'Ammiraglio
Foto Flickr: https://flic.kr/p/388vk5

Il ponte dell’ammiraglio fu realizzato da Giorgio di Antiochia, Emiro degli Emiri di Re Ruggero II.

Emiro degli Emiri, latinizzato e poi tradotto in ammiraglio, la più alta carica della corona siciliana. Il comandante in capo, che proprio per aver dovuto governare in mare poteva garantire la saggezza in terraferma: l’autorevolezza del mare al governo del paese.

Quando in accademia a Livorno mi fermai a parlare con un ammiraglio italiano in pensione della marina italiana, mi colpì la sua affermazione sugli urlanti ufficiali che alle volte ci seguivano. Si rendeva conto che alcuni comportamenti erano importanti per mantenere la disciplina che il corpo militare richiedeva, eppure mi disse che in una battaglia vera i comandanti che sapevano solo urlare erano un problema. L’equipaggio, anche il più addestrato, in una nave sotto il fuoco nemico, ha paura. E non sente le urla. Solo la fiducia nel comandante può convincere gli uomini a rimanere uccisi senza provare fughe insensate in mare, anche solo per salvare la nave. L’autorevolezza dell’ammiraglio era l’unico modo possibile di affrontare una battaglia e avere speranze di vincerla. E questo iniziava molto prima della battaglia, era una pratica del tempo di pace, dove i toni sprezzanti non erano usuali, neppure per le punizioni. Perché in tempo di paura l’equipaggio è uno e dividere tra buoni e cattivi serve solo a creare paure aggiuntive.

Per anni in Italia e in occidente, abbiamo pensato che l’autorevolezza fosse un retaggio di un mondo antico e poco cool. Il primo ministro doveva coniare slogan pubblicitari, il politico far ridere, il professore intrattenere, il medico fare l’infallibile bello delle fiction, i genitori diventare amici, peggio complici, onnipresenti figure assolutorie.

Solo che oggi che siamo in piena battaglia per la sopravvivenza contro forze immani nello spazio e nel tempo, contro logiche oltreumane, ci ritroviamo con primi ministri da avanspettacolo, politici che fanno ridere, professori cabarettisti, medici macchiettisti e genitori in perenne crisi adolescenziale. Abbiamo messo skipper abbronzati al posto degli ammiragli, bravi a veleggiare in prossimità dei porti e preparare mojito, molto meno a governare saggiamente in terraferma.

Una vecchia leggenda narra che dopo un’era di sconvolgimenti, nel pozzo di S. Oliva, qualcuno ritroverà il corpo della santa avvolto nelle pelli di cammello. E riportandolo in superficie un grande fortunale si abbatterà sulla terra e dai loro avelli di porfido rosso i re normanni torneranno in vita per guidare nuovamente il regno alla prosperità. Chissà se in questo caso porteranno anche gli ammiragli, emiri cristiani, marinai e costruttori, ministri e pescatori. Uomini che costruivano ponti: pontefici. E a scanso di equivoci parlo di ammiragli, non di ammiraglio e non di uomini del destino e unti del signore, tutta roba già sperimentata con pessimi risultati. La complessità non prevede monarchie assolute, così come i re Normanni, per guidare il Mediterraneo, si affidarono a una macchina statale bizantina (trattasi di complimento) guidata da un ammiraglio vero e mai alle loro presunte doti virili, meglio appagate nell’harem del sollatium della Zisa.

Io per sicurezza un sopralluogo nel pozzo inizierei a farlo, non si sa mai.

🙏 Sayonara

È facile

Pubblicato: 24 luglio 2021 in Complexity first

Facile :)
Foto Flickr: https://flic.kr/p/atnVNL

È facile imporre l’obbligo vaccinale: basta praticare un TSO a una ventina di milioni di persone. In fondo l’esercito a che serve altrimenti.

È facile non imporre l’obbligo vaccinale: basta produrre abbastanza bare, urne e loculi. Per quelli che non escono vivi dalle terapie intensive e per quelli che a forza di lockdown si impiccano in casa.

È facile bloccare le varianti: basta stare tutti (gli umani) isolati singolarmente per 30 giorni. E con la bella stagione anche delle canadesi all’aperto si potrebbero proporre. Pochissimo spazio, ma almeno si evita il green pass.

È facile applicare il Green pass: basta avere un corpo di guardia armata (circola strana gente con il colpo in canna per autodifesa) in ogni pizzeria, in ogni autobus, sui treni, sulla metro.

È facile fare la DAD: basta avere un computer, webcam, microfono, internet, un docente. Basta. Cosa dite? Gli alunni? Non necessariamente.

È facile fare i test Invalsi: basta avere un computer e degli alunni. Basta. Cosa dite? I docenti? Non necessariamente.

Ė facile trovare il colpevole di tutto ciò: basta trovare dei giovani con uno spritz in mano. Che poi a che servono ancora i giovani non è mica chiaro. Sporcano, urlano e neanche vogliono lavorare trentasei ore al giorno per acquistare visibilità.

Il difficile è spiegare che per la scienza il concetto di vaccino efficace è che il numero di morti dopo l’assunzione è almeno un ordine di grandezza meno del campione senza somministrazione.

Il difficile è spiegare che ogni farmaco sicuro ha una probabilità non nulla di uccidere una persona. Anche le supposte di glicerina. Ma anche le cozze o le punture di zanzara che in caso di shock anafilattico sono letali.

Il difficile è spiegare che grazie a questa imperfetta e contraddittoria macchina logica che è la scienza, l’aspettativa di vita permette a chi ha più di cinquant’anni di manifestare contro il green pass, invece di essere morto e sepolto per normali cause naturali.

Il difficile è spiegare che la scienza non può risolvere tutto, ma solo mitigare il danno. Non può curare tutti, solo molti. Non può renderci felici, solo consapevoli.

Il difficile è spiegare che le età, tutte le età, non tornano due volte. Se sei giovane lo sei a tempo. Se scade sei adulto. Poi scade e sei vecchio. Non puoi rimandare troppo per vivere. Pare che solo una cosa sia infatti sicura in assoluto: moriremo tutti.

Il difficile è spiegare che la scuola non serve a riempire un secchio, ma ad accendere un fuoco (e pure la citazione rivisitata di Yeats me la sono sparata da buon radical chic che nulla sa di scuola). Che quindi in Sicilia funziona benissimo visto la quantità di piromani in circolazione.

Il difficile è capire che prendere una decisione giusta è difficile. Al più si può prendere la meno sbagliata. Così come contestare la decisione meno sbagliata è difficile se la devi argomentare. Ma su twitter quando mai si è dovuto argomentare?

Il difficile è capire che il problema virus è complesso. Che non ha una soluzione semplice. Che stiamo fronteggiando un meccanismo naturale rodatissimo. Che il nostro vivere sociale è il motivo del successo riproduttivo di un killer microscopico. E noi che pensavamo che come per John Holmes fossero le dimensioni a contare.

Ah, l’esercizio della foto è invece facile: basta reggersi alla ringhiera.

🙏 Sayonara

Parole

Pubblicato: 9 luglio 2021 in Complexity first

Parole
Foto Flickr: https://flic.kr/p/se94hD

Le parole hanno un che di sacro.
Materializzano idee, che a ben pensare è un trucco, un miracolo che la specie umana produce da tempi immemori.
Materializzare idee, rendere concreti sentimenti e significati altrimenti vaghi fantasmi di un mondo vuoto. Le parole riempiono di suoni la solitudine e anche la loro storia, il motivo del loro esistere, rischiara la caverna dentro la quale osserviamo ancora le ombre.
Prendi la sindemia da COVID-19. Già l’esistenza di un termine che prenda in carico la complessità di ciò che sta accadendo è un segnale per i disperati cercatori di soluzioni linearizzabili. Pone in bella vista la teoria smisurata di variabili che il virus ha semplicemente illuminato di luce viva e non generato.
Ma considerando l’etimo si comprende che nel mondo risolto dalla cultura classica, il termine sarebbe stato reso in simpatia, corretto ma ben poco adatto non trovate?
Louis Enrique ci è simpatico per esempio, proprio perché condividiamo con lui la sofferenza, nel suo caso estrema, che la natura rovescia nelle nostre vite terremotate dalla morte e dal caso/caos.
Eppure l’etimo greco oggi si sostituisce con la neolingua dell’impero: l’inglese. Epidemia sinergica, tempesta di fattori negativi sul popolo.
La tempesta per esempio che la dispersione scolastica a Catania rende visibile a chi vuole leggere. Un quarto degli under 16 non frequenta la scuola. Aggiungo che il restante tre quarti non ha le possibilità uniformi e diffuse e con molta probabilità solo una risicata percentuale potrà trovare interessante il significato e le conseguenze dell’etimologia del virus. E se questo è un processo in atto da decenni, il virus e la scialba DAD hanno solo mostrato la faglia. Stava lì ed è stata illuminata a giorno; e nonostante ciò ci si continua a lanciare dentro, rimanendo pure zitti e buoni durante la caduta rovinosa.
Sempre più alta è la quantità di umani che risulta esclusa dalla parola. E il fatto che l’etimo si liberi del polveroso greco e si rivesta di neolingua, dice solo che la serra dentro cui l’elite sta provando a confinarsi per resistere alle sempre più frequenti ondate di calore, non è immensa, non contiene il popolo, che da fuori boccheggia provando sempre meno simpatia per qualcuno o qualcosa.
E il quadro della foto, che forse sta già nella serra, contiene parole e suoni che io già non comprendo più. Poco male, a parte che il costo del corso avanzato di neolingua per i miei figli costa parecchio anche in DAD.

🙏 Sayonara

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Chinese democracy

Pubblicato: 6 luglio 2021 in Complexity first

Chinese Democracy
Foto Flickr: https://flic.kr/p/wzGeCc

Ahi serva Italia Europa, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!

In questo interessante articolo su Singola, Roberto Comandè analizza il sorgere dell’egemonia economica, geopolitica e culturale cinese sulle macerie dell’impero statunitense.
Ciò appare tragicamente in continuità con la religione ufficiale del mondo, il liberismo, che si adatta come un guanto alla gestione da consiglio di amministrazione della politica cinese.
La condizione europea rappresenta per noi suoi abitanti un problema. Occidentali laici ortodossi, professiamo la nostra fede nell’utopia democratica universale.
Dalla provincia genitrice dell’impero USA, invochiamo, con l’ipocrisia di chi in qualche solenne articolo della costituzione ripudia la guerra, l’infusione capillare dei valori della rivoluzione francese a suon di bombe e genocidi.
Da pacifisti convinti crediamo fermamente che a seguito di proditoria aggressione straniera l’impero paternalmente ci debba proteggere.
Sebbene marginali da oltre un secolo, i nostri sacri valori sono infatti il credo fondante della libera civiltà occidentale e per noi anime belle anche antidoto alla barbarie dilagante.
Sia ben chiaro poi che la nostra opinione pubblica odia tutte le armi – tranne quelle che produce e vende sia ben inteso – tanto che i nostri pacifici eserciti supportano con dedizione le campagne di liberazione dell’impero ovunque nel mondo con intenti squisitamente umanitari.
A me tutto ciò sembra la riproposizione della funzione etica del papato. Inutile, ma necessaria per dipingere qualcosa sulle insegne da combattimento degli eserciti di liberazione dell’imperatore.
Eppure il declino dell’utopia democratica a favore del credo liberista fa supporre che presto un novello Metternich (cinese?) possa descrivere l’Europa come una mera espressione geografica.
Niente di strano, la storia si ripete e morto un impero se ne fa un altro. Secoli di egemonia occidentale saranno presto materia ghiotta per gli storici del nuovo impero orientale. E noi europei nella nostra enclave già ci accalchiamo per entrare nelle serre evocate da Žižek nel suo La nuova lotta di classe. Indossiamo con diligenza le nostre mascherine chirurgiche e partecipiamo a tradizionali riti democratici molto fotografati dai turisti asiatici. Un po’ come le processioni dei santi in Italia: ci fosse uno che si ricorda più cosa significassero in origine!

Chiudo con la citazione dal libro di Žižek, che tanto mi risuona con la foto iniziale del post:

«Stati Uniti e Cina rappresentano entrambi, da un punto di vista metafisico, la stessa cosa: la medesima desolante frenesia della tecnica scatenata e dell’organizzazione senza radici dell’uomo massificato». (La nuova lotta di classe– Slavoy Žižek, Ponte alle grazie, 2016, pg. 19)

🙏 Sayonara

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