Måneskin in Las Vegas

Pubblicato: 8 novembre 2021 in Uncategorized

C’è un dato che maggiormente mi colpisce in questa vicenda. Ovvero l’atteggiamento senile di buona parte della società italiana. E non è un dato anagrafico ma culturale e per questo molto più grave, perché si può essere molto giovani a settant’anni e profondamente anziani a venti. Ma se non sei giovane neanche per cinque minuti della tua vita, trovare una musica adatta a un qualsiasi futuro diventa impossibile.

La musica, il rock in particolare, è un circo con le sue regole, i suoi tempi e il suo linguaggio. Può piacere, non piacere, tutta roba secondaria, ma ha una caratteristica ovvero che usa un lessico universale diffuso e compreso nell’impero americano d’occidentale. Sul discorso geopolitico eventuale poi ci ragioniamo se proprio vogliamo, ma prima di storcere il naso ricordiamoci un attimo che esistono “colossei” ovunque in Europa e nel Mediterraneo e che il rito cristiano ha simile tentacolare diffusione. Tutti linguaggi di un impero decaduto che servivano per veicolare in forma comprensibile messaggi precisi, ovunque e a prescindere dalla cultura locale.

Ora, voi immaginate Vasco Rossi ad aprire un concerto dei Rolling Stones? No, perché? Perché quello è un linguaggio prettamente italiano con al più richiami rock che già a Bardonecchia inizia a perdere il suo senso. E dire che i suoi musicisti hanno suonato con icone del rock, ma l’effetto finale è un altro, diciamolo. Prova a organizzare un Campovolo a Las Vegas e nessuno capirebbe che è, a meno di non inventarsi una cover di Sono un italiano vero fatta dal Liga. Orrore!

Ancora una volta io non credo che con questo livello di scrittura musicale il quartetto romano rivoluzionerà il panorama mondiale, ma se guardate la performance americana vedrete un gig rock glam e pure molto pop, ma con liturgie che a Las Vegas capiscono. E non solo a Las Vegas, perché a casa avete una sacco di ragazzini che non sanno chi è Robert Plant, ma che risuonano a queste frequenze e che vi hanno già chiesto i biglietti del loro prossimo tour. E su quel palco, santuario della linguaccia rossa made in USA, riescono pure a dare un senso in questa liturgia a testi in italiano, tanto che l’idea di partire sparati con brani in italiano mi è sembrata pure coraggiosa vista l’audience, sebbene stava tutto a pennello, proprio per dire che il linguaggio di cui si parla è fatto di un sacco di cose, ben oltre la lingua.

Rimane il fatto che usando il linguaggio giusto, gestendo i social con persone che sanno fare questo lavoro (che per inciso ha una assonanza con la famosa Bestia di Morisi se proprio vogliamo guardare nella scatola delle meraviglie), portando su un palco una band vera che sa pure suonare, che cura la parte scenica, che è a suo agio nei talk show dei circuiti di promozione, che può salire sulle spalle di monumenti come gli Stones senza rischiare di cadere, che non necessita di fare finta di scimmiottare i tre tenori per ricopiare lo stereotipo del pizza e mandolino, di sicuro successo ma logoro (soprattutto se in tre non riesci a fare una singola corda vocale di Pavarotti afono a fine carriera), ecco se si evita di sentirsi il centro dell’impero a migliaia di anni dalla sua caduta, si scopre che a vent’anni si possono avere idee buone e un sacco di sogni. E che le nostre lande si stanno inaridendo proprio perché questi sogni sono uccisi sul nascere dai demotivatori di stato.

Secondo me è questo che dà tanto fastidio, non che sia tutto già sentito (ma c’è davvero musica non già sentita?), ma che ci sia a vent’anni gente che non ha molta voglia di stare zitta e buona. Anzi, è proprio questa roba che ci fa paura, perché se questi poco poco se ne accorgono che li stiamo fregando e iniziano a credere alla loro musica, per noi odiatori professionisti si mette male, ma proprio male.

🙏 Sayonara

https://youtu.be/BbEF9FElMro

commenti
  1. gaberricci ha detto:

    Oddio santo, meno male. Quattro ventenni che prendono gli strumenti in mano e suonano, che aprono ai Rolling Stones, che sono molto meno “usa e getta” di tanta altra roba che va in radio, e torme e torme di boomer “mentali” a frignare che “non è vero rock”. Certo, perché loro sono partiti secchi con Diamanda Gallas. Certo, perché gli Zeppelin hanno cominciato con In my time of dying, non con i pezzi da tre minuti. Fa bene all’anima sapere che ci sono persone che sanno mettere le cose nella giusta prospettiva… e dire bravo a chi se lo merita.

  2. newwhitebear ha detto:

    leggo il post misurato e graffiante ma non commento sulla musica e su i suoi riti. Non la seguo e non conosco chi la pratica. Quindi taccio ma leggo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...