Senjutzu

Pubblicato: 3 settembre 2021 in Uncategorized

Un nuovo album dei Maidens è sempre una notizia. E considerando le età anagrafiche dei componenti potrebbe essere pure l’ultimo.
Molti di questi quarant’anni li abbiamo passati insieme, a partire da quella sera quando la vecchia Mivar di casa sparò il riff di Invaders. Sedici anni anni e tanta strada davanti che volevi bruciare al ritmo di Running free.
Come sempre il nuovo lavoro viene accompagnato e preannunciato da polemiche tra vecchi e nuovi fans: non sono come prima, troppo lunghi i brani, troppo lenti, sempre lo schema lento-accelera-cambia tempo-lento.

Mettiamola così, se volete ascoltare roba nuova sperimentale è inutile che ve la aspettate dai Maidens. Stiamo viaggiando verso i settanta signori, Bruce è stato operato alla gola e Martin Birch non c’è più. Io di roba strana e nuova ne ascolto, ma i Maidens sono una roba a parte. Loro sono il gruppo di amici che ti viene a trovare per sapere come va. Sono loro, ti conoscono meglio di tua madre e quando c’era bisogno stavano lì. Ci hai fatto tardi la notte. Ti hanno ripreso da terra quando ti hanno menato. E ora magari ti suggeriscono luoghi caldi per la pensione. Ti bloccano la mano mentre versi un’altra birra perché per stasera è meglio così. Ti chiedono un bicchiere d’acqua per la cardioaspirina. È il tempo e The time machine è solo una power ballad da brividi.

Siamo cambiati insieme e la strada davanti adesso è meglio percorrerla con la giusta lentezza. Bisogna concentrarsi su quello che ci piace, assaporare il bicchiere con calma.

Senjutsu ha tanto di già sentito, ma tanta ancora voglia di suonare. Di soldi ne hanno a palate, mi sbaglierò ma si sente che oramai le motivazioni sono ben altre. La produzione ha addirittura un suono che mi ha convinto, migliore degli ultimi lavori nonostante Shirley e Harris, anche se in alcuni passaggi le chitarre sembrano sempre spente. Ma sfido davvero a trovare tanta suggestione e potenza in altri gruppi (anche non a fine carriera), tanta voce in altri frontman che non siano l’acciaccata Air Raid Siren. E poi tanta cura nella scrittura delle tre chitarre, del basso e della batteria di nonno Nicko.

Senjutsu è un grande album. E sì i pezzi magari sono troppo lunghi e spesso con passaggi ripetitivi, ma quando finiscono senti che ne avresti voluto ancora. E suonano come tante altre cose dei Maidens, ma la verità è che loro suonano come nessun altro, soprattutto immaginando il maestoso circo live all’opera.

E poi non so se questo sarà l’ultimo album. Di mio spero proprio di no. Ma se proprio deve finire tutto Hell on earth mi sembra davvero adeguato. Per me il miglior pezzo di Senjutsu e forse uno dei migliori in assoluto di Eddie e Co. C’è dentro tutto quello che questo gruppo è stato, è e magari sarà.
Maledetto Steve, ogni volta parto odiando tante scelte dovute alla tua testardaggine, poi me la fai sotto gli occhi e allora è un fluire di emozioni. Ma tranquilli è solo rumore e testi banali. Già!
Eppure la sento la vecchia Mivar che la suona Hell on earth. Io sono seduto ancora a terra nella mia stanza al buio illuminato dal quadro. Sono lì e Bruce canta, il basso batte come il cuore, impazzito. E tra un po’ mio padre, dalla cucina, mi chiamerà per la cena.

Up the Irons 😑

commenti
  1. gaberricci ha detto:

    Ammetto di aver ascoltato solo The writing on the wall, il singolo di lancio. Non mi piace. Ma è un mese che mi ritrovo a canticchiarlo nelle situazioni più improbabili.

  2. newwhitebear ha detto:

    sereno fine settimana

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