Parole

Pubblicato: 9 luglio 2021 in Complexity first

Parole
Foto Flickr: https://flic.kr/p/se94hD

Le parole hanno un che di sacro.
Materializzano idee, che a ben pensare è un trucco, un miracolo che la specie umana produce da tempi immemori.
Materializzare idee, rendere concreti sentimenti e significati altrimenti vaghi fantasmi di un mondo vuoto. Le parole riempiono di suoni la solitudine e anche la loro storia, il motivo del loro esistere, rischiara la caverna dentro la quale osserviamo ancora le ombre.
Prendi la sindemia da COVID-19. Già l’esistenza di un termine che prenda in carico la complessità di ciò che sta accadendo è un segnale per i disperati cercatori di soluzioni linearizzabili. Pone in bella vista la teoria smisurata di variabili che il virus ha semplicemente illuminato di luce viva e non generato.
Ma considerando l’etimo si comprende che nel mondo risolto dalla cultura classica, il termine sarebbe stato reso in simpatia, corretto ma ben poco adatto non trovate?
Louis Enrique ci è simpatico per esempio, proprio perché condividiamo con lui la sofferenza, nel suo caso estrema, che la natura rovescia nelle nostre vite terremotate dalla morte e dal caso/caos.
Eppure l’etimo greco oggi si sostituisce con la neolingua dell’impero: l’inglese. Epidemia sinergica, tempesta di fattori negativi sul popolo.
La tempesta per esempio che la dispersione scolastica a Catania rende visibile a chi vuole leggere. Un quarto degli under 16 non frequenta la scuola. Aggiungo che il restante tre quarti non ha le possibilità uniformi e diffuse e con molta probabilità solo una risicata percentuale potrà trovare interessante il significato e le conseguenze dell’etimologia del virus. E se questo è un processo in atto da decenni, il virus e la scialba DAD hanno solo mostrato la faglia. Stava lì ed è stata illuminata a giorno; e nonostante ciò ci si continua a lanciare dentro, rimanendo pure zitti e buoni durante la caduta rovinosa.
Sempre più alta è la quantità di umani che risulta esclusa dalla parola. E il fatto che l’etimo si liberi del polveroso greco e si rivesta di neolingua, dice solo che la serra dentro cui l’elite sta provando a confinarsi per resistere alle sempre più frequenti ondate di calore, non è immensa, non contiene il popolo, che da fuori boccheggia provando sempre meno simpatia per qualcuno o qualcosa.
E il quadro della foto, che forse sta già nella serra, contiene parole e suoni che io già non comprendo più. Poco male, a parte che il costo del corso avanzato di neolingua per i miei figli costa parecchio anche in DAD.

🙏 Sayonara

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commenti
  1. gaberricci ha detto:

    “Materializzare idee, rendere concreti sentimenti e significati altrimenti vaghi fantasmi di un mondo vuoto.”
    Ne sei sicuro? Non è che il problema è proprio che usare il linguaggio ci fa credere di poter dare un ordine al mondo, cosa che è invece impossibile?

    Sul resto… be’, ma tanto una volta che sarà passato il Cocid non ci saranno più problemi, no? Ed in questo caso la necessità di creare parole nuove mi sembra giustificata solo dalla volontà di nascondere il vero colpevole: non è sindemia, è capitalismo.

    • Marco Camalleri ha detto:

      È l’utopia umana che prevede di poter dare un ordine al mondo. E la scienza è l’applicazione di questa utopia. Infatti ogni teoria che ordina trova sempre nuovi motivi di contraddizione.
      E mi incuriosiva il gioco di etimologia tra mondo antico e neolingua.
      Per esempio capitalismo non rende l’idea. Perché appare come un discorso economico e basta. Quì c’è forse di più. C’è un non voler accettare che le crescite infinite non sono possibili neanche in una visione utopica.

      • gaberricci ha detto:

        Ma il capitalismo è una TEORIA economica, quindi in quanto tale non limitata al semplice campo del “mercato”. Per altro già il concetto di mercato (ed ecco che torniamo al discorso delle parole) ha tutta una serie di implicazioni antropologiche, psicologiche, sociali, ed in ultima analisi politica.
        P.S.: ed infatti, ogni serio scienziato sa che quella che maneggia non è la verità, ma un modello.

  2. tonyborghesi2005 ha detto:

    La triste situazione di Catania è purtroppo valida anche per moltissime altre città. Pure del Nord. E’ questa terribile ignoranza che condurrà a una recessione mondiale.

  3. newwhitebear ha detto:

    le parole sono vuote se non si dà concretezza alle stesse. Se io esprimo un’idea questa dev’essere realizzabile e realizzata, altrimenti è un vuoto simulacro.
    Il problema della dispersione scolastica? C’è sempre stato con Dad si è acuito anche perché la scuola e il suo personale si è trovato in affanno e senza idee. La didattica a distanza richiede un approccio diverso rispetto all’aula. Qui il discorso diventa troppo complicato per essere condensato in un commento

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