Buon Natale in pandemia (Ain’t misbehavin’)

Pubblicato: 23 dicembre 2020 in Uncategorized

Nell’ultima puntata di Rock, pop and memories su Libertalia Radio i Thusday Brother’s hanno inserito in scaletta Ain’t misbehavin’ di Fats Waller.
In questo periodo di fine anno, di fine di qualcosa in genere, ascolto sempre questo genere di brani a casa. Non so perché ma mi   danno quel senso di calda attesa, quel rumore delle cose che si chiudono con una certa nostalgia.
Tempo fa ho scritto questo racconto sulla fine del nostro mondo. E anche lì ci avevo messo Ain’t misbehavin’ di Armstrong.
Ve lo ripropongo e vi mando i miei auguri di Natale.
E se vi va alle 17 su Libertalia Live potete ascoltare la replica del mio Electric Fields di domenica scorsa.

Ain’t misbehavin’
Di: Marco Camalleri

Guardo sempre oltre la siepe, in attesa di un arrivo, di un segnale di vita comprensibile. Provo a ricordare volti e movimenti familiari, ma da troppo tempo il vuoto ha popolato questo mio angolo di mondo.Mi interrogo spesso, e mai volentieri, su come questa pianta abbia potuto resistere alla catastrofe. Come abbia tenacemente conservato la vitalità che un tempo vedevo ovunque. Ma non credo sia stato un bene. No! Era meglio terminare il nostro viaggio e arrendersi definitivamente, invece di resistere, credo inutilmente, alla sabbia.
Scuoto un po’ la testa per scrollare almeno la polvere dal muso. Brucia ancora quando si deposita sulle narici, un granello alla volta. Sembra pioggia inconsistente e invece stratifica, cancellando qualunque cosa, lenta e inesorabile. Tutto tranne quella siepe, che appare avulsa da questo inevitabile svanire. Rimane verde e la sabbia scivola a terra, in mucchietti che il vento torrido provvede a spazzare via.
Provo a muovermi per esplorare ancora in giro. Vorrei trovare dell’altra acqua, sento che a questo dedicherò l’ultima forza. La reazione dei muscoli è strana. Muovo in una direzione e, caracollando, mi sposto con una lentezza amica dell’arsura. Mi convinco di avere ancora il controllo del mio corpo, ma è illusione e fatica, che spero sia se non utile quantomeno necessaria.
Lei arriva, diventando finalmente figura oltre la siepe. Stanca e polverosa come l’intero universo che ci contiene. Ha ancora addosso il ricordo del fisico bello della sua florida maturità. Il bolerino di raso nero reduce di una lontana cerimonia a coprire il poco tono muscolare, usurato dall’inedia prolungata. Lacerate espadrillas ai piedi, ultima conquista in un vecchio appartamento oltre la chiesa. Shorts rosso fuoco sui due arti – gambe un tempo trofeo ambito per le mani dell’uomo che a lei si accompagnava – che ora provano a mantenere andature in tralice tra buche e pozze maleodoranti. Si china a sfiorarmi il muso e le orecchie. Prova almeno con questo gesto a conferire normalità alla scena, prima di versare nella ciotola un poco dell’acqua che ha con sé.
«Ho impressione che sia l’ultima Dido.»
Dido: il mio nome ormai inutile, che non può distinguermi più dagli altri miei simili. Forse è per questo che non ha più un suono rassicurante per me. Mi irrita addirittura, come se fosse coercizione a un qualche tipo di ricordo.
Bevo senza foga attento a non lasciare umido il contenitore, più per rispetto verso la mia compagna di sventura che per una reale voglia di sopravvivenza. Lei mi guarda vinta. Ha materializzato solo adesso le regole della fine. Le ha viste comparire dalla sabbia che si deposita sui suoi pensieri, granello su granello, interrompendo quello che probabilmente era un destino.
«Dido sai cosa mi dispiace?»
Mi guarda come se un incantesimo assurdo, proprio adesso, potesse dare la parola a un cane. Spera forse in un cenno, una risposta.
«Che non ci sia più musica in giro. Dico, c’è la fine del mondo ragazzi, e neanche uno straccio di canzone a fare da sottofondo.»
Ride, anche se non credo sia contenta di qualcosa. Ride e gioca nervosa con il ciondolo nero opaco, ultimo vezzo inspiegabile. Le scende in un solco che doveva essere l’incavo tra i seni, quando era bellissima.
«Sai che metterei adesso di sottofondo? Ain’t misbehavin’. Lo so che sembra assurdo pensarci proprio ora, ma Armstrong mi sembra la voce perfetta per chiudere la faccenda. Pensa, in tutta questa desolazione, la tromba irriverente di Luis che sfotte l’intero creato.»
Si mette in piedi dirigendo lo sguardo verso un qualche invisibile interlocutore in alto.
«Ehi, lassù! Sì dico a voi cazzo. Lo avete capito che da queste parti va malissimo? Abbiamo perso tutto! Sì, è così gente dello spazio, abbiamo fatto tante di quelle porcherie qui giù che l’estinzione era il minimo. Ma sapete che c’è? Finché è durata ce la siamo spassata. Oh sì! Ci siamo divertiti proprio. Mica come voi, extraterrestri di merda, tristi e assenti da una eternità. Che diavolo avete da guardarci! Fate qualcosa almeno! O lasciateci crepare in pace, senza tutta questa merda di sabbia. E ora scusate, ma abbiamo una fine da organizzare! Dido forza, mica capita tutti i giorni di partecipare alla fine del mondo. Pensa a quanti poveracci sono schiattati in milioni di anni senza avere visto un giorno come questo. Io e te dobbiamo essere fottutamente fortunati. Capisci Dido? Ovunque stanno parlando di te: Dido! L’ultimo cane terrestre. E di me Dido. Solo che io non ricordo più il mio nome. Cazzo, che me ne faccio di un nome se ci sono solo io e te, un fottutissimo cane muto su un intero pianeta di sabbia. Chi vuoi che mi possa chiamare Dido? Ci pensi? Drin, drin! Pronto? Ehi! Comecazzotichiami sono io, Nessuno! Che fai stasera bellezza? Niente di speciale? Ma allora mettiti in tiro che ti passo a prendere e ci divertiamo tutta la notte! Ma certo caro Nessuno, sono così eccitata che neanche mi metto le mutande! Anche perché detto tra noi sono tre anni che non ne ho più un paio da indossare. Mi eccita l’idea Comecazzotichiami, forza dai sbrigati bellezza che già mi è venuto duro. E poi dopo che abbiamo scopato tutta la notte sai che facciamo? Ci spariamo venti chilometri a piedi, solo per strappare questa fottuta bottiglia d’acqua dalle mani di una vecchia troia schiattata da tre settimane.»
Con l’ultima energia in corpo scaglia la tanica contro la siepe. L’acqua si disperde sulla sabbia ocra, lasciando una macchia scura proprio vicino al tronco ancora in vita con le sue foglie verdi. Poi rimane così, a guardare qualcosa di inanimato sulla linea dell’orizzonte, impiegando il tempo per decidere qualcosa: una direzione, un movimento, un ultimo desiderio.
«Bisogna che ci prepariamo, Dido.»
Lo dice alzandosi e con le mani prova a scrollarsi dai vestiti logori la polvere bruna, quasi a voler restituire un tono a quella mise improbabile.
«Dido ecco; adesso sono proprio pronta per il grande finale, forza mettiti su e andiamo.»
Dove, vorrei chiedere, se solo avessi capacità di parola. Dove, se nessuna direzione ha più speranza di intercettare una meta. La verità è che il posto dove attenderò il qualcosa che chiamate fine dovrà essere questo, proprio dietro la siepe.
Lei mi guarda intenerita per diversi attimi; un tempo che non prevede alcuno scambio di domande tra noi. Osserva i singoli muscoli che cedono alla biologia in estinzione. Poi con una carezza prova forse a formulare un saluto ruvido di sabbia.
Con il suo incedere stracco, la vedo allontanarsi oltre la siepe, sull’asfalto screpolato del vialetto d’accesso alla casa. Sembra avere addirittura fretta, come se in quella direzione avesse individuato una qualche via d’uscita. Magari ci troverà il suo nuovo spasimante, il signor Nessuno, sulla sua bella auto sportiva nuova nuova. Posso immaginare la scena di lui che l’attende, poggiato al cofano lucidato di fresco, pronto ad aprirle lo sportello destro per farla accomodare sul sedile di pelle chiara.
In mezzo a questi pensieri la vedo diventare un punto di un orizzonte definitivo, oltre la siepe, mentre senza alcuna spiegazione plausibile, il suono di una tromba irridente inizia a rasserenare i miei poveri occhi seppelliti di sabbia e una voce imprevista graffia finalmente il silenzio.

No one talk with, all by myself
No one walk with but I’m happy on the shelf
Ain’t misbehavin’, savin’ my love for you

commenti
  1. tonyborghesi2005 ha detto:

    Perfetto! La fine del mondo! Non è il titolo del tuo bellissimo racconto ma la mia esclamazione al posto di un semplicissimo waho!

  2. newwhitebear ha detto:

    Ricambio gli auguri in questo Natale atipico.
    Il racconto? bellissimo e centrato su questi momenti bui. La fine del mondo? Speriamo di no, almeno finché vivrò.
    Buon Natale

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