Maria

Pubblicato: 23 agosto 2020 in Uncategorized

Spalancò gli occhi.
Luce fredda diffondeva dal soffitto.
Rimase così, in silenzio.
Solo.

L’odore di caffè inondò la stanza, un cubo di pareti chiare, lisce e la luce diffusa dal tetto, appunto.
Prima di quell’istante, il fatto che l’uomo tenesse gli occhi chiusi non presupponeva alcun sonno. Da tempo era sveglio e quando li aprì gli occhi, le iridi erano di un bel verde trasparente. Era ciò che a quanto pare aveva colpito Maria e lo aveva ripetuto tante volte. Non ricordava però l’uomo la prima volta che lei lo aveva detto. Strano. Il loro primo incontro sì, lo ricordava bene, ma quel fatto degli occhi ecco, quello no.
L’erogatore con un fruscio rientrò e la tazza rimase ancora fumante sulla griglia del supporto. La prese, guardandolo rientrare e ascoltando il leggero fremito del ciclo di pulizia oltre la parete. Il sapore era amaro e leggermente acido, ma non c’era stato verso di convincere la supervisione a derogare almeno sul caffè. L’uomo fece una smorfia e mandò giu un altro sorso: amaro. Anche Maria diceva spesso che doveva smetterla con i dolci e lui rideva, mentre i valori degli esami periodici dicevano che no, non c’era molto da ridere. Quindi caffè amaro, punto.
La supervisione scelse una musica ritmata dal repertorio che gli aveva fatto selezionare la sera prima. Mise in pausa per il massimo consentito e poggiò la tazza vuota nello sterilizzatore. Maria l’aveva rimproverato tante volte perché lasciava in giro roba sporca, lo diceva sempre con quella sua aria sorridente così amabile, così fresca. L’uomo alla fine si era abituato a un maggior ordine: era più carina con lui in questo modo e non perdeva troppo tempo a rimbrottarlo. Le ore che poteva permettersi erano poche alla fine e doveva impiegarle bene.
Con calma guardò l’orologio e capì che bisognava sbrigarsi. Si accostò alla parete e la paratia della doccia scivolò sulla destra, richiudendosi alle sue spalle e diventando trasparente. L’aveva fatta installare così, perché Maria si eccitava a guardarlo nudo lì dentro e anche lei spesso voleva che lui facesse lo stesso: che la guardasse nuda fare la doccia. Le piaceva insaponarsi con cura sotto i suoi occhi. Con cura e con lentezza. Anche quello in fondo era tempo che in qualche modo perdeva, ma almeno quello era un modo eccitante.
Sorrise, mentre il getto d’aria calda asciugava lui e il vano. Un buon profumo nebulizzato iniziò a spandersi verso la fine. Pensò che la supervisione aveva davvero degli ottimi fornitori; non ricordava però quale delle tre fragranze a sua disposizione fosse. Poi ricollegò: Oniris, certo, quella che lui aveva definito erotica. C’era da aspettarsi qualcosa di intenso allora, e provò a immaginare cosa la supervisione avesse previsto per lui e Maria.
Rivestitosi, l’uomo controllò il saldo crediti e rimase un po’ interdetto: era pochino per tutta la giornata e provò a capire per cosa lo avesse assottigliato così tanto. Aveva poco tempo comunque, così entrò nel sistema dei crediti e iniziò a smaltire del lavoro. Le richieste dalla supervisione arrivavano con una certa lentezza e il numero saliva ben meno dello sperabile. Dopo due ore comprese che era tempo di smettere, altrimenti tutta quella fatica e quella fragranza così costosa sarebbero state inutili. Doveva rilassarsi adesso: si stese sulla poltrona e dal poggiatesta le due sferette morbide si accostarono delicatamente alle tempie inziando a massaggiare in senso circolare.
L’uomo provò finalmente un senso di benessere, sebbene il saldo crediti continuasse a impensierirlo. Annusò l’aria per accertarsi che il profumo non si fosse tutto dissolto. Per fortuna no, almeno quello era salvo; il saldo molto meno. Sorrise appena e socchiuse gli occhi speranzoso.

Maria lo aspettava come al solito davanti al distributore di bibite. Quando lo vide arrivare sfoderò un sorriso magnifico, uno dei suoi che avevano conquistato l’uomo, già dalla prima volta. La supervisione l’aveva pure avvertito allora quanto Maria fosse un’esperienza impegnativa, che serviva lavorare molto per riuscire a starle appresso, ma quel sorriso lo aveva stregato, punto. E così si erano iniziati a incontrare, due volte a settimana, perché di più proprio non poteva. Lavorava anche sei ore al giorno su tre piattaforme diverse, ma alla fine poteva dire di avere un indicatore di felicità abbastanza buono per la sua fascia sociale in rapporto all’età.
Maria lo abbracciò teneramente, poi lo baciò così intensamente che l’uomo sentì il mento inumidirsi delle loro salive e il sapore dolciastro del suo rossetto bruciargli un po’ in gola.
«E questo profumo?» chiese ammiccando con malizia la donna, «non avrai idee strane per oggi?»
Risero, poi Maria propose di andare verso il piccolo borgo sul mare appena fuori città, un posticino che aveva scoperto nel fine settimana e che gli sarebbe piaciuto molto. L’uomo calcolò a mente il costo di qualche chilometro di car sharing e sebbene non ricordasse in maniera precisa il saldo pensò che poteva andar bene.
Lungo il tragitto l’auto attraversò un lungo viale fresco, tutto delimitato da un filare di alberi frondosi che riparavano dal sole. Una galleria naturale che faceva appena trapelare la luce riflessa sul parabrezza ricurvo. Giocò con la mano sulle gambe scoperte dall’abito cortissimo, insinuandosi sino a sentire sulle nocche la seta degli slip, un attimo prima di un prudente accavallarsi di gambe per limitare la sua esplorazione. Maria si schermiva fingendo imbarazzo, ma dopo un po’ tornava a liberargli la mano per lasciarlo fare.
Il borgo era davvero delizioso con le sue case colorate affacciate sulla piccola insenatura del porto popolata di barche cullate appena dal mare calmo.
L’auto li lasciò proprio davanti a un caffè con le tende azzurre e i tavolini bianchi. Piccoli vasi di ceramica multicolore con variopinte piantine di fiori profumati completavano quell’angolo delizioso di mondo.
«Non è magnifico?»
L’uomo annuì e guardò l’intero panorama intorno a sé con una sorta di serenità, ma allo stesso tempo di irrequietezza. L’aria era calda, ma non troppo e una leggera brezza rendeva ancora più piacevole il clima. Una cameriera molto simpatica e con un generoso décolleté giunse al loro tavolo e li aiutò a ordinare un aperitivo, suggerendo anche un assortimento di canapes gustosissimi, serviti con un cocktail poco alcolico e profumato di menta e pesca. Provò a calcolare ancora una volta il conto confrontandolo con l’esigua sua disponibilità, poi però si lasciò andare.
Maria si finse gelosa delle occhiate alla scollatura e usò varie allusioni alle mani dell’uomo sotto il tavolo mentre la cameriera spiegava il menù. Lo faceva parlando piano e avvicinandosi spesso all’orecchio dell’uomo, sfiorandone con le labbra morbide il lobo. Lui provava ad affondare un bacio, che lei rifiutava ritraendosi riottosa e fermandolo con un indice pressato sulla sua bocca. Lui allora lo addentava, gustando un sapore che ben conosceva e che rivelava quanta malizia femminile usasse Maria in ogni movenza, apparentemente casuale, ma in verità pensata in ogni minimo dettaglio.
Un piccolo peschereccio entrò lento nel porto con il suo carico, accostando proprio davanti al caffè. Due ragazzi con una balzo atterrarono sul molo con le gomene in mano che fissarono alle bitte incrostate di sale. Un uomo più anziano sporse la testa dalla cabina per governare le operazioni con piccole correzioni del motore. A manovre ultimate iniziarono a scaricare le casse di pesce che depositavano in un furgone appena arrivato sul molo. I due ragazzi osservavano divertiti la coppia seduta, soprattutto Maria e la cameriera procace, che salutarono con un cenno del capo quando si avvicinò al tavolo per rifornirli di canapes. Finito lo scarico salirono sul furgone e si dileguarono. L’uomo anziano non li degnò invece di uno sguardo e rimase ancora un po’ a sistemare e pulire il ponte; poi con una sacca in spalla si avviò verso i vicoli del piccolo paese, dove scomparve alla vista probabilmente in direzione di casa.
L’uomo tornò a focalizzarsi su Maria e ogni tanto si avvicinava per dirle qualcosa a un orecchio, qualcosa di imbarazzante, perché lei reagiva quasi offesa, ma con una smorfia amabile sulle labbra. Dopo tre assalti dell’uomo, lei poggiò il tovagliolo sul tavolo, si alzò e chiesto qualcosa alla cameriera entrò nel piccolo locale con le tendine chiare. Dopo una decina di minuti, tornò fuori sedendosi nuovamente al tavolo e poggiando il tovagliolo sulle gambe nude. L’uomo fece una smorfia interrogativa e per risposta Maria prese dalla borsetta un piccolo affare di seta avorio e glielo consegnò in una mano che richiuse a pugno con una carezza, ridendo. L’uomo portò il pugno al naso e annusò il profumo intenso di Maria che già aveva gustato sull’indice e avvertito in auto.
Rimasero ancora un po’ sorseggiando il ghiaccio sciolto dei cocktail e piluccando le ultime briciole dai piattini. Poi lei si alzò e avvicinandosi molto lo prese per mano e lo tirò in piedi verso il molo. Stava un passo avanti guidandolo con la sua andatura incerta sui tacchi altissimi dorati, fino al peschereccio ormeggiato. L’uomo tirò a sé una delle gomene per avvicinare lo scafo. Maria poggiò una mano sul suo braccio e agile scavalcò con un piccolo balzo le sponde, atterrando sul ponte ancora umido di mare. Uno dei tacchi sottilissimi si incastrò però tra due tavole e rischiò quasi di spezzarsi, sotto lo sguardo preoccupato di Maria che non sapeva se muoversi o attendere aiuto. L’uomo balzò anche lui a bordo e con una mossa delicata le liberò il piede, approfittando poi della presa sulla caviglia per carezzarla risalendo lento la gamba. Maria non si mosse finché non arrivò a vedersi scostare il lembo del vestito.
«Non qui!» disse liberandosi di entrambe le scarpe e dirigendosi verso la cabina. La porta non era bloccata e abbassando la testa entrarono nel piccolo ambiente ingombro di casse e dei comandi dell’imbarcazione. Alla loro destra una botola ancora aperta portava sotto coperta.
Maria scese per prima, seguita dall’uomo. Il tanfo di salsedine e di pesce si fece se possibile più intenso, ma ogni cosa sembrava solo aumentare la loro eccitazione. L’ambiente di sicuro angusto era per metà ingombro di reti a maglia molto fine ammonticchiate con un certo ordine. La luce era davvero fioca e il leggero dondolio li cullava, mentre si guardavano sempre più vicini e si sfioravano con le mani già umide di sudore. L’uomo scostò prima una bretellina e poi l’altra. L’abito scivolò morbido sul pavimento svelando un corpo perfetto e completamente nudo. Nonostante l’odore intenso dell’ambiente il profumo che aveva saggiato sull’intimo avorio di Maria prevaleva su tutto. Lei lo spinse per adagiarlo con dolcezza sul cumulo di reti e iniziò a spogliarlo, assaggiando il suo corpo, esplorandolo con la lingua e con le labbra umide in ogni nuovo brano di pelle scoperta. Lui sentì la ruvida consistenza della rete sulla schiena, mentre abbandonava la testa sull’umido delle nasse. Chiuse gli occhi percependo il peso di quel corpo madido di sudore e di umori danzare sul suo, i capelli morbidi carezzare il suo petto e la spalla sinistra e i denti mordere il capezzolo facendolo trasalire.
Poi a un tratto la sentì scendere e indugiare con il naso sull’ombelico con dolcezza. Il mondo sembrò bloccarsi, congelarsi in un attimo. Il dondolio stesso del mare si interruppe e tutti gli odori svanirono di colpo. Solo la voce di Maria risuonò in un silenzio universale che sembrò arrivare da un aldilà metallico.
«Credito insufficiente per completare l’esperienza in corso.
Lo spazio cloud è insufficiente per salvare il livello attuale, acquista entro trenta minuti spazio cloud sui nostri server e goditi la fine del livello quando vuoi.
Grazie per avere scelto Neural Games e ti aspettiamo presto per nuove ed eccitanti esperienze di vita.»

Spalancò gli occhi.
Luce fredda diffondeva dal soffitto.
Rimase così, in silenzio.
Solo.

commenti
  1. newwhitebear ha detto:

    Bello. Sistopico o fantascientifico in un mondo governato dal cloud.

  2. tonyborghesi2005 ha detto:

    Mi hai trascinato in un erotico fino alla fine per poi lasciarmi…. senza credito. Super!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...