La riga a terra

Pubblicato: 1 agosto 2019 in Uncategorized

Ora non saprei dire chi è stato il primo. Se era a destra o sinistra. Al centro. In difesa o in attacco. Se lo conoscevamo o no.C’è che però a un tratto è arrivato e ha fatto quella riga a terra. Come se fosse un arbitro a segnare la distanza. Ma un arbitro non era. 

Un arbitro è lì per stabilire la regola, poi tutti si gioca con quella. Chi vince e chi perde abniamo tutti la stessa regola.

Ma no, non era un arbitro e noi ci siamo fatti fregare. Perché c’è scritto su tutti i sussidiari che la riga a terra, dopo poco, si dissolve e ritorna a luccicare il verde dell’erba del campo, unico campo con unica regola, per tutti uguale, a prescindere dal colore della maglia. 

E c’era pure scritto che se uno rimane con in testa quella riga a terra, se uno pensa che quella riga non evapora quasi subito, se ci crede a questa roba, allora il gioco è finito. Si sta fermi per sempre e nei libri c’è scritto che finisce male.

Ma noi niente, ci siamo fatti fregare e lo sapevamo che ci stavamo facendo fregare.

Noi di qua, voi di là. La riga è rimasta indelebile ed è l’arbitro che è evaporato. Il gioco ora non ha una regola. Noi vogliamo vincere, voi volete vincere. Non si può neppure pareggiare.

E ci guardiamo in cagnesco. Chi siamo noi e chi siete voi? Non importa. E neanche si può più cambiare squadra. Che ne so un prestito, un contratto nuovo. Vediamo volti di amici. Addirittura abbiamo giocato insieme. Abbiamo segnato e ci siamo abbracciati. Abbiamo perso e abbiamo pianto insieme.

Prima di quella riga. Quando c’era l’arbitro e il colore delle maglie erano solo un metodo per distinguerci, altrimenti si vedeva che eravamo tutti uguali. Ma ora quella riga a terra: noi che siamo noi, voi che non siete noi. Siete contro di noi. A che gioco? E che ne sappiamo che non c’è neppure l’arbitro per chiedere.

E la palla? Di chi è la palla? Prima era di tutti. La prendevamo a calci uno alla volta. Ora è nostra e non la potete calciare. E voi pensate che è vostra e non la possiamo calciare. E infatti non si gioca. Non si può giocare con la riga a terra indelebile e l’arbitro evaporato e una sola palla che gli altri non possono calciare.

Noi e voi. Dalle due parti della riga. Sotto il sole. Fermi. Come la palla, inutile e ferma.

Ci guardiamo male. Anche gli amici di un tempo. Anche i padri e i figli. Ci siamo ritrovati così dalle due parti, con le due maglie, per caso o per volontà. 

Siamo fermi, ma sui libri di scuola c’è scritto che prima o poi qualcuno, noi, voi; qualcuno, farà un gesto venuto male o voluto male. E allora accadrà di nuovo. Gente che prima si abbracciava proverà a strozzarsi. I figli prenderanno a pietrate i padri. E alla fine non ci sarà vittoria e vinti. Neanche pareggi.

La palla sarà persa. L’arbitro dimenticato. La linea a terra inutile per definire una distanza, una regola. Che nessuno ha più rispettato. Né noi, né voi. 

La guerra non si gioca con la palla. O con le regole. E non ci sono righe e distanze.

Non ci sono amici, o figli e famiglie. E non c’è dio. Perché se dio esiste allora era l’arbitro che abbia fatto evaporare al posto della riga. 

Questo abbiamo fatto. Noi e voi.

🙏 Sayonara

commenti
  1. newwhitebear ha detto:

    un bella ma amara metafora sul fatto che o si sta da una parte o dall’altra, mentre prima si stava insieme.

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