Fatelo per le macchine il governo, ve ne prego.

Pubblicato: 28 maggio 2018 in Opinioni

Io non sto con nessuno. A parte con mia moglie.

Spiegare le cose? Nessuno spiega più niente.

Stare a sentire? Nessuno sta più a sentire niente.

È un problema di sintassi, di grammatica? Un problema di pazienza, di linguaggi impiegati? Di certo è un problema.

Così cagnara sempre ovunque, poco utile. Rumore. Punto.

Io non ho la competenza necessaria per valutare l’operato di un presidente della Repubblica, lo ammetto. Ho difficoltà anche a trovare un buon elettrauto o un vino adeguato al tonno in scatola. Ho capito solo che il presidente ha queste prerogative costituzionali a quanto pare e se ha commesso un sopruso esistono organi che possono sanzionarlo. Dovrebbe bastare. Almeno spero, altrimenti bisognerebbe fare la rivoluzione e io ho lezione di tango due volte a settimana.

Eppure non penso che Mattarella sia un pazzo e anche che poteva essere espresso un nuovo nome, in linea con il programma, se si voleva superare l’impasse litigando solo dopo sui contenuti. E anche che se dobbiamo sentire sempre e comunque i mercati è inutile pure votare. Ma gli appetiti elettorali sono troppo forti e magari hanno avuto la meglio instigando la caciara. Oppure semplicemente mancavano i contenuti, quindi meglio farla finita ora, prima che inizi il mondiale, che poi non c’è tempo per le riforme e anche Conte ha gente a casa.

Credo che la torsione a destra di M5S da questo punto in poi sia difficilmente recuperabile, con buona pace dei tanto peggio, tanto meglio. Tanto peggio è solo troppo peggio, che non ha mai fine, fino a un certo punto almeno, perché a forza di torcerti indietro ti trovi a dover rifare il congresso di Vienna e le due guerre, senza sapere se Trump manda gli alleati a liberarci e soprattutto senza un blog decente dove votare il caduto della settimana.

E non capisco con che maggioranza un eventuale governo Cottarelli potrà governare e che senso ha avuto questo strappo che speriamo non sia nei pantaloni; ma forse è la volontà di usarlo come governo sfiduciato (al posto del poco fiducioso Gentiloni) fino alle elezioni a prevalere: quindi di un governo fiducioso per un popolo senza fiducia non sembra esserci necessità e possiamo delegare la guida del bel paese (Galbani compresa) a trader e influencer, agenti gemelli sul territorio virtualizzato della non realtà aumentata. Robe che la Ferragni e Fedez dovrebbero diventare i re d’Italia e santi subito.

L’unica cosa che so è che in campagna elettorale +Europa marcò gli schieramenti non più tra destra e sinistra (di un non pervenuto centro), ma tra europeisti e antieuropeisti. Attenzione che non si parla di supportare o meno lobby opache o biechi manovratori. Il Bilderberg è diventato oramai più cristallino del curriculum di Conte e Renzi messi insieme. Qui il problema dell’Europa è che o evolve in una cosa che esiste o non sarà. E senza Europa mi spiace ma all’Italia non rimane che essere un trascurabile portaborse di qualche sbiadita superpotenza senza superpoteri, senza una massa critica, per cui ogni accordo economico, politico e militare sarà ridicolo e utile solo alla nuova stagione di Voyager.

Tutto ciò, secondo me, a parte che dai soliti radicali e spero presto anche da DIEM25 non viene spiegato e reso programma politico. Se buono o brutto poi ne parliamo, ma appunto parliamone. Anche se è troppo complicato, difficile da rendere in uno spot, necessita di una visione, di una idea di mondo e di uomo di questo secolo diversa dal profilo FB, implementato oltre ogni possibile GDPR. La riforma dell’Europa in termini democratici non è stata una priorità della sinistra tassidermista residuato nel secolo scorso, incapace di fare quello che la fa esistere: occuparsi del futuro e non del prosecco. E infatti non esiste a meno di non considerare tale il partitello elitario di Renzi e company, che al più è la migliore destra di governo in gioco al momento, o il variegato vaniglia e D’Alema del mite compagno Grasso.

L’analisi di Emma Bonino mi pare che sia risultata azzeccata, infatti oggi il problema mi pare quello, non un altro; quello di rispondere alla domanda: serve l’Europa o no?

Non credo che la destra leghista abbia intenzioni di spingere verso qualunque unità politica, perché la confederazione delle piccole patrie tirate a lucido, satelliti gioiosi di Berlino si illude di poter avere un suo dividendo da spendere in portachiavi di Prada made in China. Meglio pompare sul tema immigrati, non avendo nessuno strumento nemmeno teorico per risolvere il flusso (con quello che costano gli assorbenti anche qui solo una politica europea nel Mediterraneo può definire una soluzione e non i singoli schieramenti franco-qualcosa o germano-qualcos’altro) e fare montare un odio che a breve sarà incontrollabile e porterà a imponenti fenomeni razzisti che scavalcheranno a destra i troppo miti leghisti. All’inizio penseranno trattarsi di rievocazioni storiche, perché l’Italia può vivere di turismo e ai magnati cino-russi la storiella dei forni piace. Poi faranno la faccia allibita tipo chi l’avrebbe mai immaginato. Poi litigheremo perché hanno fatto anche cose buone.

La sinistra (a trovarla) più che giocare al monopoly deve stabilire il suo scopo nel panorama europeo e invece di puntare il dito scarico, sollazzata di buche aperte al tempo dei latini e mai rimosse sino all’ultimo giro d’Italia, capire perché buona parte del suo ignorato e ignorante (non come insulto ma nel senso che ignora le ragioni ultime della sinistra) elettorato si sia spostato su posizioni sempre più destrorse, magari non inseguendolo.

Io valuterò con interesse la proposta di Diem25, insieme a quella radicale che ho già votato a questo giro. Non accadrà, ma sarebbe il caso che i 5S lasciassero i vaccini ai medici, la storia agli storici e provassero a precisare il nodo europeo che non può più essere vago. Come degni successori della politica del Drive-in hanno sostituito tette e culi, con like e selfie, ma il concetto non è ancora cambiato: potete per favore spiegare come e cosa e pure perché? Di questo passo discutere di uscita da qualcosa di nome Europa che in dieci anni si sarà dissolta per sublimazione è onanismo mediatico.

Tutti gli schieramenti dovrebbero poi riflettere sui toni e sulle parole. L’unica cosa che emerge dai discorsi pro e contro Mattarella è odio. Un sordo, inutile, generico e generalizzato odio che incita le fazioni pronte alla pugna. Un odio frutto di rancori, ignoranza e incapacità di discriminare la differenza tra un like, un’opinione e viceversa. E non parlo solo dei 5S, ché oramai questa sozzeria del sexting elettorale è l’unico valore condiviso, direi costituzionale, che è rimasto. Un valore davvero globalizzato, recepito da culture e cucine così tanto diverse da sembrare così tutte tendenti al genere cover di plastica personalizzata quando le provi.

Dobbiamo per forza provare a fare qualcosa, perché purtroppo fino a quando le macchine non saranno intelligenti queste pratiche demenziali continueranno a essere tra i nostri obblighi: estinguerci troppo presto metterebbe in serio pericolo l’emancipazione delle macchine, non possiamo prenderci questa responsabilità.

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commenti
  1. newwhitebear ha detto:

    ironia e buon senso è il succo del post. Tutti fingono irritazione e rancore perché non hanno il coraggio di affrontare il vero nodo. Dentro l’Europa e l’euro oppure fuori. Semplice domanda che tutti preferiscono ignorare.
    Fuori dall’Europa facciamo la fine di Assad ovvero uno stato che non conta nulla dove le superpotenze giocano a risiko. Se dico cavolate qualcuno me lo deve spiegare. Aggiungo che il buon Conte, che vuol essere avvocato degli italiani – ma ha chiesto agli italiani se vogliono essere difesi da lui? – sarebbe stato il classico fantoccio ma si sa che la vanità fa brutti scherzi.

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