La bimba della foto

Pubblicato: 25 ottobre 2017 in Micro, Opinioni

La immagino che aspetta il rientro del papà, seduta su una panca all’ingresso di uno di quei casermoni di semiperiferia. Lei è già pronta per stasera, c’è il derby, la partita che vale l’intera stagione. Aspetta e muove il dito sul display del cellulare litigando con Saretta, l’amica avversaria, anche lei trepidante nella palazzina di fronte. Se provassero a sporgersi dalla finestra non si vedrebbero, separate dai colori delle maglie e dalle fronde dell’albero ancora non incendiate dall’autunno.
Il padre finisce il turno alle casse e scappa via sul suo scooter datato. La macchina è dall’elettrauto dell’angolo, una rogna con la centralina, mezzo stipendio che sta per volare via, se tutto va bene e lo sfasciacarrozze fa il suo sporco lavoro.
Il padre di Sara insegna invece, latino e greco, ha terminato una di quelle riunioni inutili nella sede mezza diroccata di un liceo del centro. Aspetta da mezz’ora che passi un autobus. Anche lui ha fretta di tornare, cambiarsi e andare allo stadio. E poi lui ha l’unica macchina disponibile, se parte, e deve fare presto, ma dell’autobus non si vede neanche la sagoma in fondo al viale.
Anna si guarda nella specchiera dell’ingresso e finge di non vedere sotto la maglietta i segni della sua vita che cambia. Sorride pensando al derby, anche se dovrà litigare con Sara. Tanto poi si fa pace. Sempre.
Allo stadio arrivano tutti insieme, ma agli ingressi si dividono. Per questa volta ospiti per Anna, solita curva per Sara. Fingono di mandarsi dei cancheri a vicenda, allontanandosi con finto sollievo, ma dura poco. Riemerse nella bolgia degli spalti si ritrovano separate da un vetro imbrattato e a tratti scheggiato.
Pensano, che idiozia questo fatto del vetro, ma credono davvero che loro due si prenderebbero a schiaffoni per una partita? Imbecilli! Guardano le scritte minacciose e le figurine appiccicate con la foto di una bimba come loro, con una maglia diversa dalla loro, che ride felice di qualche partita, che non è la loro. Bella idea pensa Anna, farsi tanti selfie con la maglia della propria squadra e postarle sul gruppo facebook che vuole creare.
Guarda la figurina e pensa che bisogna farlo presto quel gruppo, prima che qualcun altro le freghi l’idea. Magari proprio la bimba della foto. Le ragazze nel pallone si deve chiamare. Ognuna con la propria maglia, non importa quale, e con il proprio selfie. Tutte sorridenti.
Bisogna farlo. Presto. L’arbitro fischia. Farlo prima della bimba della figurina. Il derby inizia. Prima che sia troppo tardi.

commenti
  1. tonyborghesi2005 ha detto:

    Sei fantastico. Sei riuscito a trasformare il gesto idiota di qualche cretino in un bellissimo racconto plausibile.

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