La fine di Jack e altre cose (11)

Pubblicato: 11 dicembre 2016 in La fine di Jack

Albeggiava e tre figure umane procedevano in silenzio in fila indiana. Si tenevano separate di qualche metro, quasi a voler creare un minimo di solitudine nel loro procedere.Il sentiero appena tracciato rendeva necessario sostare ogni tanto, per orientarsi tra buio e vegetazione. Dietro, oramai in lontananza, il paese dormiente. Davanti terra e un orizzonte che stentava a illuminarsi offuscato da nubi nere di pioggia.
Ogni ombra, una sagoma pensierosa e muta: a interpretare bene la scena sembrava infatti che i tre non avessero alcuna intenzione di condividere i movimenti che li avevano radunati in quel sentiero.
Fuggivano? O la loro era una resa? Un abbandonarsi al loro destino. Oppure erano in cerca di altri panorami? Tre ombre, tre modi di interpretare il calpestare quel sentiero in una notte strana.
Con loro portavano poche cose in zaini che si intuivano nei contorni delle ombre. Forse avevano messo in conto di tornare presto indietro. O forse mai più, visto che a guardar bene il loro incedere aveva un qualcosa di definitivo. Ogni passo li allontanava da un qualche passato ingombrante orientando i loro sguardi verso una ipotesi di futuro, incerto, eppur necessario.
Da una radura si aprì a loro la vista sulla vallata, attraversata sul fondo dal viadotto di un’autostrada. Si dissero – e quella fu la loro unica occasione di parola – che da lì in poi ognuno avrebbe continuato per i fatti propri. E così, come seguendo un disegno prestabilito, si separarono in traiettorie opposte, nessuna rivolta verso il paese ormai lontano. E neppure lo sguardo spesero l’uno per il cammino dell’altro. Erano destinati a perdersi, perché nessuno di loro aveva voglia di trovare qualcosa delle loro precedenti vite sul suo percorso.
Affannata, l’ombra di Fifì irruppe nella radura. Indecisa fiutò l’aria, incerta su quale delle tre direzioni assecondare. Per alcuni attimi girò in tondo, poi con un guizzo attraversò una lama di luce d’alba verso una delle tre ombre, la più familiare e amica e la meno pericolosa.
Lontano, sul viadotto stanche luci di tir fendevano il silenzio sempre meno buio della strada. Eveline sbarrò gli occhi di colpo sul soffitto sopra il suo letto, ma non tolse la testa dal cuscino. Era presto per ricominciare a pensare ai flaconi nella botola. Si girò su un fianco e riprese il suo incubo.

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commenti
  1. newwhitebear ha detto:

    un bel pezzo. penso che sia un estratto di qualcosa.

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