Ibla

Pubblicato: 26 ottobre 2016 in Delirii, Soul food to go

Parole.
Mancano, mentre sul divano bianco scorgo, dietro i vetri della veranda, le lontane luci gialle dei lampioni.
Il borgo sul costone giace sulla sua storia e risalta nello sfondo di una vaga luce lunare.
Lei posa (e riposa) nel panorama dell’esatto momento, ed è come se nell’istante avessi perso forma umana, fluttuando quasi fossi cosa in sé che può finalmente veder oltre il confine dei fenomeni.
È uno squarcio in una vera dimensione pura. È casa, patria, vita. È la più grande felicità mai avuta e insieme la sua triste mancanza, percezione struggente della separazione dolorosa con quel vero oltre il velo.
Cerco le parole allora, per appuntare il dato. Eppure esse si dileguano. Sfuggono riottose. Vietano alla mia penna di annotare l’immagine, perché immagine essa non è. Aleggiano su una luce o un’ombra, piene di grazia.
Ma è tutto inutile. Io, la felicità perfetta su uno squarcio del tempo, le luci sfocate di Ibla, tutto di colpo immateriale come è il mondo di quell’istante successivo.
Appena riavuto, con il solo avvertire la perduta non consapevolezza, ricordo solo una melodia, muta e assordante. È il coro, l’unico che mima la perfezione: la perfezione estatica dell’infinita gioia e della sua contemporanea futura assenza.

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commenti
  1. newwhitebear ha detto:

    un bel pezzo. Corto ma profondo.
    O.T. non ricordo se hai risposto per confermare la data del 20 novembre su Caffè letterario.
    ciao

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