La fine di Jack e altre cose (9)

Pubblicato: 4 giugno 2016 in La fine di Jack

Eveline seduta sulla panca all’ingresso si carezzava piano i capelli fissati in uno chignon. Erano le undici passate e aveva messo in ordine tutto. Le due buste piene di flaconi erano pronte per fare la stessa fine di Jack, ma lei doveva aspettare che tutti quei maledetti lì fuori la smettessero di andare in giro in cerca di quell’idiota di Paul. Certo non aveva scelto un bel giorno per togliersi dalle scatole, ma adesso che il più era fatto doveva avere pazienza, attendere che il sonno calasse sui suoi compaesani e liberarsi di quei quarant’anni passati insieme al suo Jack.
Solo ora che aveva un attimo di tregua per pensare alla prossima mossa, si rendeva conto che Jack le mancava davvero. Erano arrivati in paese direttamente dall’America, entrambi giovani e con la voglia di mettere via cinque anni assurdi, visduti da una città all’altra, senza mai un giorno di vera pace. Cinque anni di fuga e poi, poi finalmente un angolo di pace in quel posto dimenticato da Dio e per fortuna dagli uomini. Erano giovani allora e Jack era pure un bel ragazzone da far girare la testa. E lei, Eveline, ci sapeva fare quando la sera il suo uomo tornava a casa. Rise, quasi arrossendo dei ricordi che lei e quel malandato tavolo da cucina conservavano con discrezione.
Il suo umore mutò quando ricordò dell’arrivo di don Mariano. Pensasse e facesse quello che voleva quel maledetto, lei era al capolinea ormai. Aveva perso tutto. Anche il suo Jack. Lo suscitasse lui l’inferno adesso. La risata isterica alla quale si stava abbandonando fu interrotta dal campanello. Rifletté un attimo sul da farsi. La luce era accesa e non poteva dar finta di nulla. Studiò anche una qualche scusa per giustificare l’assenza di Jack: non poteva essere in giro o al bar, visto che sarebbe stato notato. Si disse che poteva invece essere fuori da qualche parte a cercare anche lui Paul; sì perso tra le campagne al suo solito e poi sì, lei doveva fingersi preoccupata.
Alla porta c’era Sara.

«Posso Eveline?»

«Per la verità stavo andando a letto!»

«È importante, solo un attimo.»

«Ok, vieni. Rimaniamo nell’ingresso però non vorrei disturbare Jack.»

«Sì certo. Dorme?»

«Sì poverino.»

«Sa di Paolo?»

«Certo. Lo cercava e ho dovuto dirglielo. Un dispiacere poveraccio.»

«Sa anche di Gia… del dottore?»

«Che è successo al dottore?»

«Sparito nel nulla anche lui.»

Eveline aggrottò la fronte ma restò in silenzio.

«Nel nulla come Paolo e don Mariano.»

Eveline avvertì una scossa partire dal cuore.

«Don Mariano? Il dottore? Questo è il demonio Sara! Il demonio.»

E rimasero così per un po’, con quel qualcosa che di colpo era precipitata in quella casa per la seconda volta. Qualcosa che sapeva di morte.

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commenti
  1. newwhitebear ha detto:

    continua la storia. Si conosce qualcosa di più della storia di Eveline e jack. La trama diventa ingarbugliata e chissà come andrà a finire.
    aspetto la prossima

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