La fine di Jack e altre cose (6)

Pubblicato: 1 giugno 2016 in La fine di Jack

Paolo si guardò le mani, nere come la pece. Dall’alto del costone di roccia il paese sembrava completamente silente, immerso in una cappa tragica di sonno. Solo tre luci lì in basso sembravano tradire una qualche presenza di vita. Tre case dove qualcuno aveva altro da fare che dormire. Forse leggeva, o preparava il pranzo per domani, o semplicemente vegliava.Eveline osservava il crepaccio e continuava a buttar dentro sassi e terra. E anche legna che aveva racimolato in giro e sterpaglie varie. Finito il lavoro lanciò un’occhiataccia a Paul.

«Vecchia come sono mi hai fatto fare tutta questa fatica da sola.»

Paolo alzò le mani per fare vedere lo sporco, anche se il buio fitto sicuramente rendeva inutile quel tentativo di reclamare un qualche pesante impegno per quella follia. 

«Volevate pure che mi ci calassi dentro quel buco. Così vi sareste liberata di me. Ditelo!»

«Maledetto! Dopo tutto quello che abbiamo fatto per voi ancora non ti fidi!»

Paolo adesso aveva sonno e non voleva più discutere con quella megera. Così si avviò verso l’imbocco del sentiero che portava alle prime case del paese. Dietro, Eveline bofonchiava come un’ossessa, ricordava qualcosa di un passato che solo lei continuava a percepire come necessario. All’improvviso un’ombra alzò un po’ di polvere tagliando la loro strada in due. Dal buio spuntarono due occhi appiccicati a qualcosa con una coda.

«Fifì!», sussurrò Eveline.

«Meno male, Fifì», precisò Paolo.

«Ma quale meno male e meno male, Paul. Quel disgraziato di un cane ha visto tutto.»

Istintivamente Paolo si era voltato per allungare una mano e afferrarlo, ma Fifì molto cautamente stava già correndo lungo il sentiero in una nuvola di polvere sempre più piccola e lontana. 

«Eveline, ma di che ci preoccupiamo? I cani non parlano mica.»

«Non parlano ma ricordano. E quanto ci staranno gli amici tuoi a sgamare tutto? Lo seguiranno, perché quello è il cane del demonio e tu sarai fritto.»

«Io?»

«Tu, tu! Chi vuoi che se la prenda con una vecchia signora come me? Te l’immagini la scena della vecchina con un cadavere sulle spalle? Imbecille!»

Paolo aveva un sacco di cose in mente da dire. Tutte cattive e scurrili, ma aveva sonno. Maledetto sonno. E voleva tornare il prima possibile da Sara. La sua Sara. Si girò verso il paese, sempre meno popolato di luce e continuò la sua discesa a valle. Andasse alla malora la vecchia, il cane e pure Jack.

Molto più avanti Fifì annusava qualcosa su uno dei muretti della canonica; dentro don Mariano teneva la testa tra le mani. In grembo il libro di Stendhal aperto su una pagina che continuava a occupare la mente del parroco. Il cane sporse il muso dalla piccola finestra, si leccò il muso e poi continuò la sua esplorazione verso le luci del paese. La seconda la trovò poco oltre, ma la casa di Gianni era vuota. Sicuramente qualcosa l’aveva fatto precipitare fuori senza dargli il tempo di spegnere la cucina. Brutta vita quella del medico in quel piccolo paese, svegliato di soprassalto nel cuore della notte per correre chissà dove. Fifì dopo una rapida osservazione, segnò il suo passaggio sulla siepe curata della villetta e si diresse verso l’ultima luce. Al secondo piano della palazzina Sara era ancora sveglia. Aveva messo a letto i bambini e sentito al telefono Paolo. La solita seccatura con quella megera in cerca del solito Jack ubriaco fradicio da qualche parte. Ne avrebbe avuto sino all’alba almeno. 

Da fuori si percepivano due voci. Sara stava discutendo con qualcuno, ma le frasi arrivavano ovattate e monche. Fifì in fondo era solo un cane e le parole roba inutile e noiosa. Per lui era tempo di trovare qualcosa da mangiare. Girò l’angolo e al piccolo trotto si diresse verso la piazza. 

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commenti
  1. newwhitebear ha detto:

    prosegue la storia e prosegue bene. Paolo è veramente un alloco a pensare di sgammarsaerla con Eveline.
    Vediamo come finisce.
    Aspetto il prossimo.

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