La fine di Jack e altre cose (4)

Pubblicato: 29 maggio 2016 in La fine di Jack

Jack, piccolo mucchio di ossa frantumate, al centro della stanza. Eveline seduta sulla sedia accanto al muro. Paul in movimento disordinato avanti e indietro tra il corridoio e la stanza. Fuori buio pesto. Entrambi con la consapevolezza di avere poco tempo.«Io vorrei capire che le dico a Sara quando torno a casa.»

«Cosa?»

«Dicevo che le racconto a Sara? Che ho tirato giù un cadavere e adesso sto cercando di capire cosa farne?»

«Troveremo qualcosa da dirle. Ma adesso dobbiamo sbrigarci Paul.»

«Paul, Paul! Eveline, sai che c’è? Che io mi chiamo Paolo. Non è che il fatto che siete venuti tutti e due dall’America significa che in paese dobbiamo cambiare pure nome. Paolo mi chiamo e noi una sola cosa dobbiamo fare chiamare un medico e fargli fare il certificato…»

«No, ho gia detto no! E tu invece di lamentarti e dire fesserie devi ricordarti…»

«Io non ne posso più di ricordare! Io so solo che quella cosa inutile di tuo marito si è appeso a una trave. Lui si è appeso a una trave. Quindi che…»

Eveline si alzò in piedi e la sua espressione era cambiata. Era dura di una cattiveria che giungeva da dentro. Dalle viscere contorte da quella notte passata a pensare al modo di salvare le apparenze. Si alzò in piedi e si mise di fronte alla faccia paonazza di Paolo.

«Padre Mariano ai suicidi manco la benedizione ci vuole dare! E tu lo sai dove si va senza i sacramenti? All’inferno! Dove ci dovevi andare tu e tutta la tua razza. Te lo ricordi? O vuoi che ti rifaccia il racconto di quando eri piccolo? Mio marito le messe di suffragio le deve avere. E per questo il corpo deve sparire. Niente devono trovare quei maledetti. Ok, Paul?»

Eveline terminò la frase puntando l’indice contro il petto dell’uomo e sottolineando le sillabe straniere del suo nome storpiato.

«Ma se ci parliamo con il medico…»

Eveline rise sarcastica, «buono quello! Quello è l’amicone di padre Mariano, cinque minuti e il fatto lo sanno fino a New York.»

La donna, ripresa l’apparente calma di pochi minuti prima, tornò a sedere accanto al muro.

«Ora zitto e pensa a dove nascondere Jack.»

Paul, fermo sulla mattonella dove la sfuriata di Eveline lo aveva confinato, teneva i pugni chiusi. Con la coda dell’occhio guardava a terra il mucchio d’ossa e respirava a fatica. Pensava e sentiva montare la paura. Come sempre, a stringere il petto e strozzare il respiro. Pensava, fermo, in apnea.

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commenti
  1. newwhitebear ha detto:

    mi era sfuggito. Rimedio. Bel tipetto Eveline e ben sciocco è quel Paolo-paul ha tenerle bordone.
    La storia è sempre più intrigante. passo alla puntata 5

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