La fine di Jack e altre cose (2)

Pubblicato: 25 maggio 2016 in La fine di Jack

Fu Eveline a trovarlo. Già all’ingresso, posate le buste della spesa a terra, aveva capito che c’era qualcosa di strano negli odori della casa. Eveline la morte l’aveva annusata tante volte, ma quello era un odore nuovo, più acre. Così seguì il corridoio e alla fine trovò la pozzangherina e i piedi e tutto il resto.

Eveline pensò che avrebbe dovuto urlare, piangere, insomma fare qualcosa che avesse a che fare con il dolore. Ma non le venne nulla di plateale. E per chi poi? Jack a guardar bene sembrava già bello e andato, e non sembrava volersi risvegliare per due lacrime da donnicciola. Le venne solo una smorfia sghemba con in fondo un perché ridondante. Poi, accostata una sedia al muro, rimase a guardare la punta delle scarpe di Jack. Aveva sempre pensato che gli uomini fossero di due tipi. Quelli che portano le scarpe a punta e quelli che le avevano stondate. Jack era del primo tipo. Per questo si erano sposati. No, non era roba di sentimento o di amore il matrimonio. Era un affare serio quello e la punta delle scarpe a lei dava tranquillità. Diceva che allungava tanto il piede e forniva all’uomo che le portava una base solida. E su un uomo così ti ci potevi aggrappare sicura che niente potesse farti cadere. Diceva pure che quell’altra forma era roba da scarponi da lavoro nei campi. Niente in contrario per carità contro i contadini, ma era tutta una storia legata alla terra che rimane attaccata alle suole e che ti porti a casa. E della terra, del fango non ti liberi così facilmente. Quello rimane addosso una vita. Lo sapeva Eveline che l’aveva visto addosso al padre, fino al suo ultimo respiro. Terra e fango invisibili tanto da sembrar assenti.

Fu dopo mezz’ora buona che alzò lo sguardo un attimo e si rese conto che bisognava fare qualcosa. Allora si mise in piedi e si diresse al telefono in corridoio per chiamare qualcuno. All’inizio pensò alla polizia, ma quelli avrebbero fatto un sacco di domande inutili. Che ci vuoi capire di un tipo che si appende per il collo. Anche se porta solo scarpe a punta e da uno così magari te lo aspetti pure. Così chiamò Paul, ma senza dargli sospetti. Disse che c’era bisogno urgente di spostare una cosa e che Jack proprio quella sera non poteva muoversi. Disse che sì, era la solita faccenda della schiena che oramai non ne voleva più sapere di reggere quel peso. E disse che era urgente, di far presto insomma, ché non voleva restar così ad aspettare tutta la sera.

Poi tornò alla sua sedia, ma non guardò più le scarpe. Poggiò la testa al muro e chiuse gli occhi. Poi sentì qualcosa scivolarle dagli occhi. Pianto, composto e silenzioso, ad occhi chiusi, con la testa poggiata, sul muro.

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commenti
  1. newwhitebear ha detto:

    seconda parte della fine di jack. A Eveline evidentemente interessava solo le scarpe, visto i pensieri su queste. Per il resto nulla.
    Non male, non male. C’è anche una terza parte?

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