Invaders

Pubblicato: 29 gennaio 2016 in Delirii

C’è musica che ti ricorda esattamente quando la hai ascoltata per la prima volta.
E che facevi, in che posizione ti trovavi.
Come eri vestito e che pensavi.
Cosa cercavi, dove volevi essere.
Ti rievocano il futuro come lo volevi.
Come avresti voluto che fosse.
Ci vorrebbe musica uguale anche oggi. 
Ma forse non è caso o ragione. 
Forse è così la sequenza delle cose. 
Certe note esistono solo quando indicano una rotta.
Quando sei in mare aperto e cerchi porti dove riparare.
Forse esistono e basta.
O non esistono affatto fuori dalla piccola tua mente.
Ma non importa, quando le guardi dal secolo dopo.
Hanno il gusto buono del far tardi la sera. 
Adesso che di sonno posso consumarne poco rimanendo sveglio.
Ad ogni modo questo fu il futuro in una sera forse simile a questa.
Ma tremendamente contraria al presente.
Questo che mai divenne passato.
Unge ancora l’anima.
Ritorna come il chiarore della luce di sintonia.
Sarebbe poca cosa se rimanesse fuori da questa sera.
Almeno lei, almeno ora.

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commenti
  1. newwhitebear ha detto:

    O.T. Non ricordo se ti avevo proposto una data per caffè letterario in febbraio, sempre che tu sia disponibile. La data del 17 febbraio è buona?

  2. […] molto bello su (almeno) uno dei significati possibili di “integrazione” cosa giusta, Invaders perché anche se non amo gli Iron Maiden, le parole che accompagnano la canzone sono molto […]

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