Putienza ‘ru ggibbiuni.

Pubblicato: 3 agosto 2015 in Uncategorized

Ecco.
Io mi ricordo questo.
La storia del contadino, nato e vissuto nelle campagne di qualche sperduto borgo dell’entroterra siculo. Lo potete delineare in mente affastellando tutti gli stereotipi che corredano la vostra idea di Sicilia. Un ragazzo semplice, un po’ idiota e ingenuo. Piccolo, scuro, bruciato dal sole e dalla fatica. Ignorante quanto basta e furbo quanto necessita.
Nella storia immaginatelo mentre nel caldo opprimente dell’estate siciliana, lentamente sveste gli indumenti logori da lavoro e furtivamente si immerge nell’acqua melmosa di una gebbia. Il viso piano piano si distende, nel ristoro dell’acqua, mentre il corpo è sfiorato da steli e alghe. Darebbe fastidio al tatto cittadino questa viscida sensazione, ma come da copione il ragazzo ha solo questa idea dell’acqua. Non ha mai visto il mare e anche il solo concetto di piscina e di acqua azzurra è alieno al suo mondo. Per lui quello che esiste è gebbia, acqua verde, melma, alghe e rane che si tuffano smuovendo appena il pelo libero.
Ora provate a pensare al ragazzo che un giorno, diciamo un giorno festivo, con un qualche gruppo parrocchiale, dall’entroterra arriva alla costa. Mettiamo che è un giorno cupo di nuvole e il cielo riflette verde scuro sull’acqua salata. Il ragazzo e lì fermo. Gira periodicamente la testa a guardare ammirato quel moto liquido intorno a sé. Ne percepisce la forza simile alle distese di grano scosse dal vento e allo stesso modo ne segue il fremere in piccole onde che nei campi sono bionde di spighe, qui bianche di spuma.
Ecco, proprio adesso si concretizza la storia. Proprio ora che da solo, con i piedi quasi sul bagnasciuga, pronuncia la battuta: “putienza ‘ru ggibbiuni!” Ed è adesso che parte la risata grassa, dinanzi a tanta incredibile ignoranza.
Ecco. Io in questi giorni ho visto spesso questo intorno a me. Tanta gente che non avendo letto quasi nulla, non avendo capito quasi nulla, non avendo neanche visto molto, pensa che il suo piccolo angolino di mondo sia l’intero universo. Così non prova neanche a leggere, capire, ascoltare e si ferma ad ammirare il mare convinto di essere davanti alla solita gebbia.
E ho visto in tanti applaudire e ridere al contempo davanti a scialbe imitazioni di Petrolini, ammaliati dall’ironico declamare la ricostruzione di una Roma più bella e più superba che pria!
Questo ho visto. E sapete che c’è? Che io mi sento molto simile a quel ragazzo. Mi vedo fermo e stupito davanti a tanto mare in perenne movimento. E come lui ho ben in mente che non si usa il mare per irrigare, ma l’acqua melmosa di una gebbia. Questo sa più di tutti voi il ragazzo. Conosce l’acqua e mai brucerebbe la terra con il vostro sale. Voi che pretendete di conoscere il mare e che mai e poi mai, potreste alzare le vele e allontanarvi di un centimetro dal bagnasciuga.

Ecco.
Io questo mi devo ricordare. La sola frase che posso veramente utilizzare davanti a questo vostro strano mare: “putienza ‘ru ggibbiuni!”
Prego far partire adesso risate grasse a sottolinear la mia tanto cara enciclopedica ignoranza.

Sayonara🙏

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commenti
  1. newwhitebear ha detto:

    Perché dovrei ridire? Anzi dovrei essere triste, pensando a quella condizione. Indotta e non voluta.

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