GO GET A LIFE

Pubblicato: 11 giugno 2015 in Magic Box

Al fischio finale il silenzio fu raggelante. Il terrore si era diffuso al goal di Neymar e si era concretizzato dopo qualche istante.
Amalia deglutì ed emise un flebilissimo «ma finì? O c’è recupero?»

Nessuno rispose. La domanda era fin troppo scema.

Peppuccio completò il viraggio al viola rigor mortis provocato della prolungata apnea e Paolino lo osservava provando a immaginare la sua nuova vita da orfano.

Silenzio.

Anche Mimì, seppur troppo piccola per capirne di calcio, stava immobile, mentre sullo schermo passavano le immagini dei blaugrana in festa. L’aria era troppo pesante anche per lei e capiva che era meglio stare buona in attesa del decesso.

Nonno Pietro non provava nemmeno a girare la testa. Sul due a uno aveva rischiato l’eutanasia saltando dalla poltrona e staccando il tubicino di silicone collegato alla bombola. In testa sua passavano tutte le partite perse dal suo Palermo per colpa di quei ladri di… Prima di finire il discorso pensò che era meglio evitare anche i pensieri per trascorrere in pace quelle ultime ore di vita del genero.

Il telefono squillò e Amalia si alzò a rispondere. Dopo un lunghissimo minuto tornò con il cordless in mano.

«Peppuccio… è Totuccio… ci dico che chiami dopo?»

Il cadavere scosse la testa in segno di no.

«No che non ci vuoi parlare?»

La testa si scosse in un sì.

«Sì che ci vuoi parlare o sì che no…» si interruppe sul movimento repentino di testa e mano a ricevere la cornetta. Peppuccio doveva essere ancora vivo, sebbene in evidente stato di decomposizione per caldo afoso, doccia arretrata e terrore fottuto. Mimì felice battè le mani inconsapevole, mentre Peppuccio ringraziava il Signore per la resurrezione. Il nonno si godeva il suo ossigeno e pensava gongolante a quel cornuto di Gonella.

Con voce tremante Peppuccio esordì con un «non lo so Totuccio, domani mi do malato.»

Silenzio.

«Totuccio ti dissi che non lo so! Io comunque domani mi faccio ricoverare, ma con Vassallo non ci voglio manco parlare.»

A casa Vassallo intanto, Evaristo e Filomena, i due figli adolescenti, provavano a trattenere il padre dallo spiccare un salto nel vuoto. La moglie Maddalena urlava e si disperava. Mentre Piero Vassallo, ripeteva a cantilena una sola frase: «fanghi! Siete un pugno di fanghi!»

Totuccio Passanisi intanto aveva terminato il milleduecentotrentunesimo giro intorno al tavolo della cucina e ne stava iniziando uno nuovo. La moglie Domenica detta Mimma, al millesimo aveva smesso di inseguirlo e si era seduta. Totuccio farneticava disperato.

«Perché quella cosa inutile di Peppuccio per forza gli doveva fare vedere la bolletta. Vince la Giuve! Sicuro! E risate! Così se perde sono felice, se vince di più! Cretino tu e pure io che t’ho fatto la giocata. Vassallo prima ci ammazza a noi e poi si butta dal balcone lui.» 

Filippo Passanisi, detto Fifì, tredici anni interista come lo zio Michele, guardava il padre disperato, mentre sul tablet, regalo della prima comunione, litigava con uno sconosciuto di sessantaquattro anni. Lo aveva visto su facebook e cercava disperatamente di carpire l’indirizzo del bambino, fingendosi un vero supersajan. Il tutto per raggiungerlo e strappargli la maglia del Barca, regalo della zia Adele dalla Spagna.

Lo zio Michele invece postava foto del suo sedere con le tre dita del triplete dipinte blue e nero. Le metteva sul profilo del parroco don Mariano che in maglia bianconera, sparava bestemmioni, provando a esorcizzare Adele, la perpetua romanista, con spicchi di aglio conficcati nelle narici. La povera signorina Adele, settantasette anni, mostrava chiari segni di cianosi mentre disperata dito medio in resta, inviava a qualcuno il selfie alla pupone, con il prelato indemoniato dietro.

Angelo Fiumara, juventino doc, spense la TV. Al piano di sopra si sentivano urla, schiaffi e cose di ceramica che si rompevano. Prese l’ultimo sorso di birra dalla bottiglia e si girò verso Sara: «e niente, quindi hai vinto tu. A quanto pare devo pagare pegno». Sara si alzò e si mise davanti a lui: «sì, sì!» e con un gesto gli porse la maglia blaugrana che aveva tenuto tutta la sera.

Al piano di sotto Totuccio era al tremilaseicentonovantatreesimo giro.

Sara, sotto la maglia, non indossava niente.

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commenti
  1. newwhitebear ha detto:

    la sconfitta della Juve getta nella costernazione un certo numero di supporter. Bell’articolo. Chissà come lo prendono gli juventini

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