Ricordo di scuola

Pubblicato: 7 maggio 2015 in Magic Box

«Birretta?»

«E se poi mi ubriaco, cado sbatto la testa e muoio?»

Mauro tirò fuori due bottiglie scure dal frigo, le stappò e ne porse una a Valerio – «ottima scusa per denunciarmi!»

«Aspetto lunedì e decido.»

«Bevi cretino!»

«Bevo, bevo. Mica voglio rimanere col rimpianto.»

Mauro seduto sul muretto guardava la spiaggia. L’idea di passare lì quel fine settimana era stata di Valerio; gli ricordava il viaggio della maturità.

«Che poi Vale’ eravamo in Grecia!»

«E lo so ch’eravamo in Grecia. Sto messo male, ma non è che sono diventato scemo. Mauro non ce l’avevamo il tempo per la Grecia. O no?»

Mauro tornò a guardare il mare – «Va be’, tanto di là sempre dritto c’è la Grecia!»

Valerio prese un sorso. Era bello il frizzare nella gola e la sensazione ghiacciata che arrivava allo stomaco.

«Che poi che c’avrai da ricordare Vale’, sfigato com’eri!»

Mauro poggiò la bottiglia sul muretto e si rimise in piedi. Sulla spiaggia un cane passò veloce col suo padrone dietro. Poi il mare!

Valerio non lo degnò di uno sguardo. Neanche il cane e l’uomo. Solo il mare. Prendeva un sorso e osservava la spiaggia.

«Ne ho, ne ho di ricordi Mauro. Cose tipo la prima volta!»

Mauro si voltò verso di lui – «prima che?»

«Prima volta, prima volta!»

«Vale’ a te l’alcool ti stende subito, eh! Ma se te ne stavi sempre appiccicato ai prof!»

«Perché non lo sai che il fascino della cultura attizza?»

Mauro rise, riprendendo la sua birra e bevendo ancora.

«E chi sarebbe stata la fortunata cultrice della storia classica?»

«Una tipa!»

«E io che credevo una cariatide! Vale’ nome! Vogliamo sapere il nome!»

«Vogliamo chi?»

Mauro si guardò intorno come a cercare altri, poi perplesso – «Io. Vogliamo, io! Non ti basto?»

«E che te ne frega. Un gentiluomo poi mai rivela…»

«A Vale’ tagliala o il nome o sono le solite storie che ti inventavi pure allora!»

«Anna, ok? Anna.»

Mauro prese una posa meditativa, mano al mento – «Anna Schembri, la racchia?»

«No!»

«E no. Quella in effetti ci voleva stomaco! Anna Maria?»

«No, quella poi stava con Fulvio.»

«Anna della terza E, quella con due tette…»

«Noo! Quella se non c’avevi il Porsche!»

«Oh! L’unica rimasta era l’Anna mia. Mica mi stai dicendo che m’hai messo le corna?»

«Sì, certo e te lo vengo a dire giusto ora!»

«In effetti! Sebbene deontologia vuole…»

«Deontoche? Comunque non era manco Anna tua» – Valerio scolò l’ultimo goccio, guardò la bottiglia vuota e la poggiò a terra.

«Ah Vale’ io di Anne non me ne ricordo più» – sottovoce Mauro iniziò a rielencarle contando con la mano.

«E sbagli! Ti sei dimenticato la meglio!»

«Mi sa che ti sbagli tu le Anne sono finite» – Mauro portò la bottiglia alla bocca.

Valerio chinò gli occhi a terra tra l’imbarazzato e il divertito – «Anna Preti.»

Mauro scorse mentalmente una decina di volti affogandosi di birra al comparire di quello giusto – «la Preti? Cioè tu mi vuoi dire che ti sei trombato la prof di greco?»

«Eh» – fu tutto quello rispose Valerio.

«Dio dio, ma quando, come?»

«E che cambia? Quando? Come? Come vuoi che…»

«No ora tu mi racconti tutto oppure lunedì ti lascio a Sarpelli.»

«No, dai! Sarpelli no gli puzza pure l’alito.»

«Fatti tuoi!» – e incrociando le braccia Mauro gli diede le spalle.

«Ma io ho promesso!»

«Sarpelli Vale’!»

«Va be’! Era tutto il viaggio che le stavo appresso. Sai la storia delle inscrizioni?»

«E c’hai fatto due palle.»

«Saranno state due palle per voi capre! Io ero preso dal greco. E dalle bocce…» – mimando l’inequivocabile segno delle tette.

«In effetti meritava la Preti! Diciamo che era un pezzo di…» – s’interruppe Mauro memore del terrore che incuteva la prof in classe.

«Ti ricordi la sera che ve ne siete andati in discoteca?»

«Yes, Omicron si chiamava! E tu c’avevi il mal di testa!»

«Io non c’avevo niente, era la Preti che c’aveva l’aspirina. Così andai a prenderla in camera sua.»

«L’aspirina? No, dico in camera sua ti ha dato solo l’aspirina!»

«E…»

«E cosa?»

«E… lei piangeva…»

«Una botta d’allegria quella! Poi dici due palle!»

«Beh! In effetti a vederla che piangeva per quel deficiente del marito e c’aveva l’accappatoio dell’hotel addosso e niente sotto…»

«T’è venuto in mente di consolarla la poveretta!»

«E che dovevo fare, m’aveva dato pure l’aspirina!»

«E certo, fa proprio bene l’aspirina!»

«Eh! Fa miracoli!»

Risero. Era un bel po’ che a Valerio non accadeva. Risero e tornarono in silenzio in casa. L’aria iniziava a essere frizzante ed era meglio coprirsi.

«Mauro, ma tu ci credi nei miracoli?»

«Beh! Prima di te e la Preti no! Ma a saperlo prima che effetto le faceva l’aspirina!»

«No, dicevo sul serio! Pensi che abbia speranze? No dico, a quanti gli hai potuto parlare di nuovo dopo avergli scoperchiato il cervello?»

Valerio si guardò le mani. Quelle che avevano un trentotto percento di successo al loro attivo. Le guardava sempre pensando che quelle erano il suo personale miracolo.

«Tranquillo ancora mi devi togliere una curiosità sulla Preti, ma dopo. Quando ti svegli! Ci conto Vale’!»
Mauro questa sera guarda la spiaggia vicina. Seduto sul muretto ha la sua birra accanto. Ha in mente gli occhi chiusi dell’amico su quel letto e si guarda le mani, in silenzio. Un cane passa veloce con dietro l’ombra del suo padrone. Il sole muore sull’orizzonte lontano. Pensa a Valerio, alla loro lunga amicizia e a quella tremenda settimana. E non riesce ancora a crederci: la Preti non era bionda. Era tinta!

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