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Pubblicato: 19 febbraio 2015 in Magic Box

Due scampanellate corte e una lunga: Raffaele attendeva quieto dietro la porta d’ingresso di casa Salafìa. Mario si presentò con uno sguardo allucinato; sporse la testa, guardò a destra, poi a sinistra, come a controllare che il pianerottolo e la scala fossero libere da ogni pericolo.
«Raffaele, io adesso ti faccio entrare» – fece Mario con una voce appena sussurrata – «ma tu mi devi assecondare qualunque cosa dica. Poi ti spiego!»
Lo afferrò per un braccio, tirandolo dentro il piccolo ingresso ingombro di finte cineserie. Chiuse la porta dietro di loro e alzando la voce iniziò quasi a urlare – «Michele, che piacere averti nella mia umile dimora!»
Raffaele, stralunato, accennò un timido – «Mario ma io sono R…» – prontamente bloccato dai gestacci di Mario che lo invitava a stare al gioco.
«…Rrivato ora. E sono molto contento di poter incontrare il mio amico Mario.»
Raffaele aveva una faccia che era tutta un programma. Si sentiva un idiota, soprattutto perché ad ogni sillaba della sua frase Mario, a pizzicotti, lo obbligava a incrementare il volume della voce. Terminati i paradossali convenevoli, l’amico lo afferrò per un braccio e lo tirò verso il corridoio, non prima di cacciare un urlaccio verso il salotto – «noi si va’ in cucina!»
«Mario, ma c’è qualc…»
«Zitto!» – digrignò tra i denti Mario.
Arrivati nel tinello, confessò al sempre più confuso Raffaele che aveva un impellente voglia di declamare una bella poesia – «il cinque Maggio, ti piace Manzoni, Michele?»
Istruito ad ampi gesti da Mario, Raffaele, in arte Michele, annuì con pochissima convinzione – «sì, sì! Mi piace tanto Manzoni a me! Ho letto tutte le sue poesie. Mi piace pure più di Benigni! Quello che ha scritto la Bibbia!»
Raffaele si beccò un’occhiataccia: per carità non era così ignorante, ma era Michele che non ci stava più con la testa e continuava a sparare fesserie. Mario si avvicinò a uno dei ripiani, azionando un piccolo lettore MP3 agganciato a una dockstation. Dalle casse arrivò la sua voce registrata con i versi dell’immortale ode per Napoleone. Facendo poi attenzione a non produrre alcun rumore, riprese a trascinarsi per un braccio Raffaele, uscendo dal tinello e rintanandosi nel piccolo bagno di servizio.
«Raffaele io mica sono pazzo! Ma tu li hai letti i giornali su internet?»
«Stai parlando con me o con Michele? No per saperlo, che non mi vorrei sbagliare di nuovo. No, non li ho letti, ma che succede?»
«Ci ascoltano Raffaele! I televisori ci ascoltano.»
Il poveretto guardò preoccupato l’accesso del bagno ostruito dalla sagoma di Mario. Iniziava infatti a farsi opportuno un piano di fuga, non sia mai l’amico fosse andato di testa completamente.
«Ma che non ci credi Raffaele?» – e nel dirlo gli fece gelare il sangue cacciandosi una mano in tasca in cerca di qualcosa. Per fortuna però non si trattava di un’arma da taglio, ma di un quasi innocuo iphone 6s. Mario armeggiò un attimo con lo schermo, poi lo schiaffò sotto il naso di Raffaele – «leggi!»
Con una faccia da Michele, l’amico scorse l’articolo che tanto allarmava Mario – «e allora?»
«Allora? Ma tu lo sai che marca di televisori ho a casa?»
«No, Mario!» – evitando accuratamente di confessare, in un attimo di debolezza, che di quella casa ricordava le lasagne della signora Letizia e poco altro. E soprattutto che nel poco altro c’era anche la generosa scollatura della padrona di casa, specie nell’atto di chinarsi a servir le suddette lasagne.
Mario gli si avvicinò con il fare di chi sta per rivelare un segreto iniziatico – «Samsung! Capisci? Che io volevo comprare Philips, ma QUELLA niente che l’aveva visto nella reclamè.»
Raffaele continuava a riflettere sul fatto che QUELLA della rivelazione di Mario era la Letizia delle lasagne e delle tette, ma fu scosso fisicamente dalle manone di Mario, riconfermando l’attualità del piano di fuga da quel bugigattolo.
«Mario, ma tu che pensi che stanno a sentire a te? Quelli cercano terroristi, delinquenti! Sei terrorista tu?»
«Raffaele, io non ho il dubbio che mi ascoltino. Io ne sono sicuro! Vuoi una prova? E ti do una prova, vieni.»
Almeno ora stavano uscendo da quel bagno claustrofobico, per tornare nel famoso tinello dove l’MP3 recitava diligentemente i versi sul Bonaparte. Mario, prese un foglio bianco e ci scrisse sopra “aspetta”. Finita l’ode spense il lettore e riprendendo a urlare si rivolse a Michele.
«T’è piaciuta Miche’, non sono bravo a declamare?»
«Bravissimo Mario, come declami tu neanche Gassman.»
«Grazie, grazie Miche’. Ma lo sai che ti dico? Ma tu ti trovi bene con il telefono di casa?»
«Mario io non mi posso lamentare!»
«No, io proprio vorrei cambiare gestore» – poi facendo l’occhiolino iniziò a contare con la mano destra in silenzio: uno, due, tre. Il telefono di casa squillò interrompendo la conta. Mario rispose con una ampio gesto a dire “avevo torto?”
Dalle sue parole qualcuno stava proponendogli una tariffa telefonica per casa. Raffaele prese il foglio e ci annotò un “ma chiamano sempre questi. Coincidenza!” Mario, mimò un “aspetta” con la mano, chiuse precipitosamente la telefonata e si mise a osservarlo.
«Miche’ ma lo sai che mi piacerebbe comprare? Il ftizu!»
«Fti che?»
Mario spiegò con una smorfia eloquente che non ne aveva idea, ma lo stesso proseguì – «Ftizu, il liquore cinese prodotto con le erbe selvatiche della piana di Ouandong, fatte macerare in spirito di patata russa e bariccate in tini sardi provenienti da Decimomannu.»
Seguirono istanti di sconcertante silenzio scanditi dalla solito conta con la mano destra. Uno, due, tre, quattro, cinque. Il telefono squillò.
«Miche’ rispondi, rispondi.»
Raffaele si portò la cornetta all’orecchio e chiuse gli occhi. Dopo un po’ li riaprì – «aspetti che chiedo» – poi rivolto a Mario con un filo imbarazzante di voce – «che ti interessa una promozione sul Ftizu, liquore cinese e tutte quelle cose fino ai tini sardi?»
Con sussiego Mario si fece passare la cornetta – «ma sardi di?»
Ascoltò la risposta e tappando il microfono con una mano sussurrò compiaciuto – «Decimomannu»
«No guardi purtroppo sono astemio.»
«E sì l’ho deciso trenta secondi fa di diventare astemio»
«No, neanche la versione zero alcool, non posso assumere liquidi.»
«Neanche le pillole riesco a ingoiare.»
«Ho donato le narici alla scienza, non posso inalare.»
«No, le supposte proprio no, ho le emorroidi»
Chiuse mentre dall’altro capo della cornetta continuava una tiritera disperata di proposte. Raffaele era in preda al panico, guardava con sospetto anche la macchinetta del caffè convinto che lo osservasse in maniera sospetta.
Ad un tratto, alla porta d’ingresso, un rumore metallico di chiavi segnalò l’arrivo di qualcuno degli altri abitanti della casa. Dopo qualche istante la signora Letizia fece il suo ingresso trionfale nel tinello poggiando a terra le buste della spesa. In effetti percepì l’aria tesa cercando di spezzarla con un – «eccomi qua! Sono rientrata!»
Nessuno pensò a far partire una conta, ma risulta plausibile ipotizzare che lo squillo del telefono giunse proprio al teorico tre. Notando che Mario e il suo amico osservavano il cordless lampeggiare sul tavolo senza volersi prodigare a rispondere, prese l’iniziativa e afferrò la cornetta. Dall’altro capo una voce sgradevole maschile l’accolse.
«Volevamo saper se aveva preso una decisione sul nostro kit di San Valentino. Lo ricorda no? Attrezzi lesbo-sadomaso in puro lurex, con doppio intruder e lozione al pepe di Caienna. Entrambi gli intruder sono dotati di comode cinghie in soffice pelle di camoscio, resistenti e piacevoli al tatto.»
Letizia ebbe un blocco alla respirazione, sentì una vampata salire al viso, e quasi a stento riuscì a dire – «non capisco di cosa parla. Non sono per nulla interessata.»
Dall’altro capo si udì un confabulare e un accartocciarsi di fogli – «ma scusi lei non è la signora Letizia Salafia?»
Con l’ultimo fiato la donna provò un poco probabile – «ecco no! Lo dicevo che c’era un errore.»
Chiuse, poggiando il telefono sul tavolo. Guardò i due, poi per togliersi da quell’imbarazzo chiese – «vi andrebbe il minestrone oggi?»
Nessuno rispose qualcosa, ma mentalmente contarono uno, due, tre. E il telefono squillò.

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commenti
  1. newwhitebear ha detto:

    Il nemico ti ascolta e ti propone qualsiasi cosa per telefono. Tanto ormai non siamo più sicuri di nulla. Ultima notizia hanno clonato anche le sim card, oltre a harddisk, pc, ecc.

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