Buon Natale

Pubblicato: 18 dicembre 2014 in mEEtale

Poteva mancare il racconto di Natale? No!
Ho rivisitato – molto – un brano scritto per Sindrome Palindroma, incattivendolo.
Lo potete leggere su La regola della mano destra su Meetale

Oppure leggerlo qui:

Qualcuno stava lanciando sassolini ai battenti della finestra, ma invano, perché Claus sembrava posseduto da una segheria industriale nel pieno dell’attività lavorativa. Il suo russare si sentiva fin dalla piazzetta, dove i negozi di souvenir avevano già iniziato a tirare su le saracinesche e a esporre la loro triste mercanzia cinese. Seppur presto, anche le luci degli addobbi avevano iniziato il loro pulsare, sperando di richiamare qualche disgraziato ancora in vena di regali. La crisi era arrivata anche a Rovaniemi e in giro si vedeva poca gente, attenta più che altro a non bagnarsi le scarpe nella neve fresca.
Al piano di sotto intanto Evarista Meneghetti, famosa show girl dei tempi del riuscitissimo programma di approfondimento politico Faccela vede’, armeggiava con una moka che s’era fatta arrivare dall’Italia. La guarnizione s’era da tempo rovinata e dalla filettatura grondava caffè che. a contatto con la fiamma, inondava la cucina di uno sgradevolmente olezzo di bruciato.
Evarista aveva già sentito le urla da fuori e il ticchettio delle pietre sui battenti, ma l’ultima cosa che voleva era interrompere la segheria e ricominciare a…
Di colpo però il vibrare anarmonico delle travi in legno si interruppe e, subito dopo, lo scricchiolare del pavimento sulla sua testa sancì che il sonno al piano di sopra si era interrotto. Claus, strisciando sulle pantofolone a forma di testa di renna, si alzò dall’alcova aprendo le persiane della finestra sulla stradina. La luce del giorno lo accecò per alcuni minuti, mentre da giù le piccole ombre degli elfi urlavano robe del tipo «porca renna, ma hai idea che giorno è oggi?», o «befana bucaiola, ma ti sembra ora di svegliarsi?» e «zio troll, che ti sei fatto ancora di Cialis?».
Claus, con un sorrisone idiota, abbassò lo sguardo per guardare sotto il pancione il rigonfiamento del pigiama di ciniglia rosso. Gongolante fece un sì soddisfatto con il testone e cacciò un urlo gutturale di sotto.
«A Evarì, apri a ‘sti quattro stronzetti!»
Da giù, arrivò un ultimo – «sfondati con la scopa della befana! Drogato!» – mentre la piccola pattuglia si appressava alla porta di legno scuro. Evarista posò la tazzina sul tavolo della cucina, scuotendo la testa, e si alzò ad aprire. In tutto ciò bisogna ricordare che Evarista Meneghetti in arte Sciantal, aveva un suo notevole perché, pochissimo celato dentro un busto nero e rosso, che rivelava una strabordante quinta. E bisogna anche considerare che gli elfi, nonostante la statura ridotta da nanetti delle fiabe, probabilmente a causa della regola della mano destra, avevano una notevole passione per il gentil sesso, ampiamente corrisposto, per carità, dalle di lor signore, rese famose dal famoso adagio: donna nana tutta tana. Normale quindi che quel metro e settantaquattro, arricchito da madre natura e dalla chirurgia estetica del professor Meneghetti – padre della Sciantal in persona – suscitasse sguardi ingravidanti nei little people.
Soprattutto Pottaskefill aveva avvicinato troppo le labbra alla chiappa sinistra, beccandosi un rancoroso dito medio alzato, che seppur agghindato da unghia natalizia, esprimeva un inequivocabile messaggio. L’elfo arrapato, l’aveva osservato con interesse e commentato con un – «sì è più o meno la dimensione che raggiunge Claus con venti pasticche di cialis. Se poi vuoi farti un giro…» – toccandosi il pronunciatissimo inguine.
Bjúgnakrækir, che sempre il capo era, gli mollò una manata sulla testa – «ma porca renna incornata, almeno sotto Natale potresti pensare ad altro, Pottaskefill!» Poi rivolgendosi a Evarista – «e tu e tutte quelle altre potreste almeno dare una mano. Che ne so evitare di farlo trombare ogni venti minuti magari. Noi si deve la-vo-ra-re! Conosci questo termine? Lavorare!»
Evarista si chinò, avvicinando il volto minaccioso – «e io qui lavoro, testina! Ho un contratto di allietatrice pelvica con la Stenom. Che fa, non lo sai? O pensi che ci divertiamo io e le altre!»
Nel fare questo movimento, le di lei terga si erano rivolte – pochissimo oscurate da un microscopico tanga di merletto rosso – verso il viso paonazzo di Stekkjastaur, che non poté non notare un certo arrossamento perianale – «beh! Tu no, ma ad occhio lui sì!» – riuscì solo a dire, prima del salto all’indietro che l’arrivo dello schiaffone di Evarista gli consigliò di effettuare.
Bjúgnakrækir, scosse la testa infastidito – «ma quando lo capirete che sono tutte fesserie, che si inventa quel vecchio porco. Si sta solo sparando le sponsorizzazioni delle multinazionali in droghe e mignotte!»
«Allietatrici pelviche, prego. Mignotta lo dici a tua sorella!» – lo rintuzzò Evarista – «Noi abbiamo studiato, sai? In passato eravamo semplici ladylike, poi abbiamo fatto un percorso di liberazione del nostro io, divenendo strumenti della nuova alleanza tra l’uomo e la natura. Noi siamo le sacerdotesse di madre natura che si disvela a…»
«… a chi c’ha i soldi.» – sbottò Hurðaskellir.
Scricchiolando sinistramento la scala di legno annunziò l’arrivo di Claus, in un insolito completo azzurro.
«Ma che t’ha sponsorizzato il Viagra?» – commentò Gluggagægir.
Claus gli diede un’occhiataccia – «Il prossimo che proferisce un’altra sillaba, lo riciclo come nano da giardino in Padania.»
Poi rivolto a Evarista – «e tu vai a metterti qualcosa addosso e poi levati dalle scatole che adesso arriva Catiuscia. E pulisci la macchina del gas prima di andare via.»
Pottaskefill fece come per seguirla di sopra, beccandosi gli sguardi di rimbrotto di Claus e di Bjúgnakrækir – «volevo solo aiutarla a vestirsi io! Non si può essere gentili in questo posto?»
Claus sprofondò nella poltrona rossa, che sotto quel peso emise un gemito di aria in fuga dall’imbottitura – «allora, a che devo l’onore della vostra visita a quest’ora del mattino?»
Bjúgnakrækir lo guardò disgustato – «ora del mattino? Ora le tre del pomeriggio che sono l’alba.»
«Avete da sindacare anche sui miei orari adesso?» – chiese Claus.
«No abbiamo da sindacare che domani è la vigilia di Natale e non ti sei neppure presentato una volta, dico una, per leggere una letterina, per fare una foto coi bambini. Niente di niente. Noi invece stiamo impazzendo.»
«Uè, nanetti stabiliamo una cosa. Qui quello che porta i soldi sarei io. Senza il brand Sancta Claus qui voi al massimo facevate mozzarella di renna tutto l’anno. Qui siamo stati anni a menarcela che oramai tutta la faccenda della slitta e delle renne era roba vecchia. E io come un deficiente a farmi il mazzo così in giro per questo schifo di pianeta a regalare paccottiglia inguardabile. E poi tutti a dire Babbo Natale non esiste. Babbo Natale è un’invenzione. Porca renna, la gente era disposta a credere a tutto: al riscaldamento con le candele da tè, agli alieni tra di noi, al nuovo ordine mondiale, al motore magnetico, alla ripresa, alla nipote di Mubarak, alle missioni umanitarie. A tutto! Solo Babbo Natale era riconosciuto come bufala mondiale. Ora lo sai che c’è, che io mi godo i diritti degli spot della Coca Cola e di Amazon, alla faccia vostra e di quegli idioti che mi seguivano con il Norad. In fondo nell’immaginario dei bambini è più efficace la lista desideri di una letterina a un idiota vestito di rosso. E poi io ve lo dicevo, datemi una mano santo troll. Datemi due giorni di tregua. Voglio dire uno conosce una tipa al pub e ci vuole tentare. E invece no, bisognava andare in giro con i trenini per due mocciosi del ca…»
Alla porta bussò qualcuno, Þvörusleikir, che era il più vicino, aprì il piccolo uscio e dalla poltrona rossa, quasi come uno dei fiotti di aria espulsi dal peso dell’omone arrivò un patetico urletto – «Fagottino!»
Tutti si girarono a guardare la nuova arrivata.
Catiuscia con il passo felpato dei doposcì entrò e si sedette proprio sulle gambe fasciate in quell’orrendo costumone azzurrino – «papino natalino! Lo vedi che ti dona questo bel colorino invece di quell’obsoleto rosso?»
Catiuscia si girò verso la platea di elfi che guardavano perplessi – «questo colore l’ha inventato un mio lontano parente, che lo aveva usato per un partito politico. Ve lo ricordate quando c’erano i partiti politici, vero? Ecco, questo mio lontano parente ne aveva aperto uno in centro che si chiamava partito della fiamma incolore centrosinistra-destra nazionale. Non era un nome bellissimo?»
Poi si alzò e mimando un bacio soffiato con la mano si avviò verso la scala di legno per iniziare il suo turno di mig… ehm di allietatrice pelvica.
Claus, tirò fuori da una tasca una scatoletta di legno dipinto, l’aprì e prese due pasticche azzurre che si cacciò in gola.
«Allora Bjúgnakrækir che cosa volete alla fine. Dite, forza. Come avete visto ho molto da fare io. Che vi serve, qualche renna è malata?»
«No Claus, Vixen, Rudolph e le altre stanno benone?»
«Problemi con quelli della terra di mezzo?»
«No, no Claus anche a Roma tutto sistemato?»
«Ma allora che è, mica avete di nuovo litigato con i droni di Amazon? Vi mancano regali? I famosi genitori che non possono pagare le rate?»
«No Claus, il problema è Billi.»
«Billi? E chi è Billi?»
Bjúgnakrækir fece un segno a Þvörusleikir, che da una borsa prese una busta gialla, con dentro un foglio bianco piegato in due, scritto fitto fitto con una calligrafia incerta di bambino.
Il piccolo elfo, che sino a quel momento era stato zitto, iniziò a leggere – «caro Babbo Natale, mi chiamo Guglielmo, ma qui a Palermo tutti mi chiamano Billi. Quest’anno avevo in mente i seguenti regali.»
Þvörusleikir si fermò un attimo e girò il foglio – «la lista te la risparmio.» Poi continuò – «ma proprio ieri mi hanno detto che mio fratellone Luigi andrà via, in un paese lontano lontano, così avrà un futuro. Io allora sono andato su Amazon e questo futuro non l’ho trovato. Ho provato a telefonare ai centri commerciali, ma dicono che anche loro non sanno che fare per me. Visto che mio padre dice sempre che il futuro lo hanno rubato i politici, sono andato dai carabinieri. Ma anche loro si sono messi a ridere. L’appuntato all’ingresso mi ha detto allora di chiedere a Babbo Natale. E così sono tornato di corsa a casa e ti ho scritto questa lettera. Puoi fare qualche cosa per favore? Io allo stadio a vedere il Palermo vorrei continuare ad andarci con lui. Ora smetto perché mi è venuto da piangere. Oh! Ci conto!»
Nella stanza non respirava più nessuno. Santa Claus alzò gli occhi un po’ lucidi per un attimo, poi li abbassò mentre Þvörusleikir leggeva il finale – «PS: non te la prendere, io l’elenco dei regali l’ho messo su Amazon. Qui altrimenti mi prendono in giro se dico che credo ancora a Babbo Natale. Un consiglio, se funziona questa cosa del futuro, buttati su questo campo. Tuo Billi.»

Questa è una storia realmente accaduta alcuni anni fa e veri sono tutti i personaggi. Dopo quel giorno Santa Claus ha smesso con le pillole e adesso è in causa con la Coca Cola, che lo ha citato per la rottura del contratto. Insieme agli elfi ha fondato una cooperativa, che grazie a un amico della terra di mezzo gestisce i gadget di natale per un ministero. Luigi lavora in questa cooperativa, ha un contratto a tempo indeterminato con una busta paga di 1200 euro, ma 1150 li restituisce sottobanco alla cooperativa, che li utilizza per risarcire la società di servizi senza scopo di lucro “Le allietatrici pelviche” per i mancati introiti. Sciantal e Catiuscia non sono mai più riuscite a ritornare a casa e si occupano di renne in Lapponia. Fanno una piccola produzione di mozzarella di renna e vivono entrambe a casa di Pottaskefill. Chi le incontra racconta che sono molto felici e che, a quanto dicono in giro, anche per gli elfi vale la regola della mano destra che si applica ai nani.

BUON NATALE 2014

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commenti
  1. newwhitebear ha detto:

    Ironico e divertente questo post ambientato in Lapponia. La scrittura vagamente demenziale crea perfettamente il clime prenatalizio.

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