Sedici (L’alba del mondo)

Pubblicato: 20 novembre 2014 in Delirii, Magic Box

Il primo ad arrivare fu un ragazzo, con il suo zaino giallo. Poggiò un piede su una radice che usciva dal terreno e guardò le fronde estendersi in ogni direzione. Pensò che era stato fortunato dopo dieci anni di viaggio ad arrivare sin lì, al Ficus Magnolia sulla grande spianata vicino al mare. Pensò che era davvero bello quell’ultimo albero sulla terra, che dava finalmente riparo al sole cocente dell’estate.
Poi arrivò una ragazza, con uno chador in testa. Sedette sulla radice accanto al ragazzo e osservò incantata quelle propaggini aeree scendere dai rami più alti; alcune già lignificate li sorreggevano, nel tentativo di accumulare spazio intorno alla chioma. Sapeva che era l’ultimo quel Ficus Magnolia e rimase così, ascoltando il fremere del vento sulle foglie.
Anche la terza era una donna, ma più anziana. Aveva la pelle olivastra e si capiva che il lungo viaggio l’aveva provata. Non vide gli altri due perché giungeva dall’opposta direzione e il corpo del gigante di legno li nascondeva alla vista. Non sedette sulle radici, ma arrivò sino al tronco, poggiò sulla corteccia le mani e iniziò a carezzarlo, come fosse un amico da lungo tempo atteso. Poggiò le mani, chiuse gli occhi e ascoltò la vita passarci dentro, in silenzio.
Il quarto era un vecchio. Negli occhi aveva i boschi della sua infanzia e quando rivide le foglie si inginocchiò sulla terra e ringraziò Dio per avergli dato abbastanza giorni da arrivare al Ficus Magnolia. Poi stanco del lungo peregrinare, si accovacciò sulle foglie cadute, poggiando la schiena al tronco mastodontico, chiuse gli occhi forse per sempre e pensò alla sua infanzia sulle montagne lontane, quando di alberi si faticava a tenerne il conto. Respirava sempre più lentamente e sorrideva, all’ombra del gigante.
Il quinto era un assassino. Era scappato da se stesso e dai fantasmi delle sue vittime. Aveva bevuto sangue e sudore, ma era arrivato anche lui ansimante e pentito della sua presunta vita. Si avvicinò a un ramo con timore, staccò una foglia e la masticò lentamente. Avvertì il sapore amaro di un veleno e la fitta al cuore di un perdono. E pianse, singhiozzando mentre stramazzava al suolo, con la certezza di avere almeno una volta amato.
Il sesto sarebbe stato un cieco con il suo cane. Ma solo l’animale era sopravvissuto al viaggio; smagrito ed esausto, alzò una zampa e pisciò la corteccia. Poi si accasciò all’ombra sperando in qualche amico che lo rifocillasse. Ma nessuno si accorse di lui e così languidamente si spense, nell’ombra del gigante. All’ultimo istante gli sembrò di vedere arrivare il cieco, alzò un secondo il muso, ma era solo l’ombra della sera che stava calando.
Il settimo, non arrivò mai. Tutti lo attendevano perché qualcuno aveva profetizzato così. Gli oracoli però non avevano previsto che la progenie umana avrebbe mangiato e bruciato ogni albero della terra e allora avevano vaticinato sette messaggeri, perché sette era il numero delle tribù superstiti.
La sera quindi scese sulla spianata vicino al mare e proiettò colori così accesi che il ragazzo e la ragazza non poterono non intrecciare i loro corpi in un amplesso d’amore. Esplorarono ogni anfratto della loro prorompente giovinezza nuda, poggiati sul legno rigido del grande ultimo Ficus Magnolia. Incessantemente diedero ed ebbero piacere, per tutta quella magnifica notte. E quando lei esausta inarcò la schiena per accogliere la vita ancora liquida in sé, il ragazzo le si adagiò sopra, baciandole gli occhi, con un gesto antico come il mondo.
Allora la donna anziana che aveva vegliato e guardato per tutta la notte l’orizzonte, si alzò in piedi e intonò un canto antico. La sua voce era stanca e si contorceva nell’ugola come provenisse da una caverna sotto i loro piedi, sepolta sotto le radici del gigante. E saliva, saliva fino al cielo, fino al Dio che aveva pianto e urlato per ogni albero ucciso e che ora stregato da quel canto atroce, alitava di nuovo sul ragazzo e la ragazza assopiti abbracciati, con i corpi ancora invasi dall’amore.
E poi il canto si spense e l’alba, finalmente, irruppe sulla terra e sul Ficus Magnolia gigante.

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commenti
  1. newwhitebear ha detto:

    La lettura è piacevole e fluida, indice di una buona scrittura. Quello che ho capito meno è il senso del racconto ovvero quale messaggio era nascosto tra le parole.
    Uno di speranza? Visto l’amore tra il ragazzo e la ragazza (che suppungo araba o di religione musssulmana). L’assassino si uccide con le proprie mani. Il cieco e il suo cane muoino di stenti. Il vecchio sogna. La vecchia aspetta l’alba. Il settimo non si sa chi sia.
    Francamente nono sono riuscito a trovare un filo che leghi tra loro questi personaggi e il Ficus magnolia.

    • catenomarco ha detto:

      Gianpaolo grazie per il commento.
      Qualche spiegazione. Il brano che hai letto è pensato per essere recitato durante una trasmissione radiofonica sul web, Magic Box su Etnica Radio. Il suo compito è innescare una breve discussione di approfondendo.
      Se poi noti il pezzo è classificato anche come Delirii, una categoria di brani, spesso ermetici che (questa è la teoria ovviamente, che io ci riesca è altra cosa) sono la foto di una sensazione o di un evento.
      Ma andiamo con ordine:
      1) spesso lo scenario che uso è Palermo e la Sicilia. Mi serviva un albero potente che mi parlava di vita prorompente. Il Ficus Magnolia c’è in molte ville della mia Palermo e di Catania. È un albero meraviglioso che lasciato espandere invade un territorio, crea un mondo di radici a terra e aeree.
      2) il tema è la decadenza, il cosa abbiamo fatto al nostro mondo e cosa ci siamo fatti da soli. Puoi metterci dentro tante cose, compreso il disastro idrogeologico, l’attacco indiscriminato alla natura.
      3) i due giovani sono la rinascita. Il fatto che la ragazza arrivi in chador è un dettaglio, un gancio per un eventuale accenno ai problemi di integrazione. È un rito quello che viene celebrato. Alla fine di un mondo – il mio come lo conosco – in tanti arrivano all’ultimo albero, ultima speranza di vita. C’è il vecchio (mondo) residuale che magari arriva, ma è troppo anziano per sopravvivere e partecipare al mondo nuovo. C’è l’assassino, che anche se spera redenzione, non può ottenerla nel nuovo mondo. Può solo capire che tutto il male fatto non sarà definitivo.
      C’è il cieco che nonostante tutto non ha voluto guardare il disastro e anche se aiutato dal cane non può neanche arrivare. E forse è stato pure inutile avvertirlo. Non può arrivare e Il cane muore quasi inutilmente.
      Ci sono quelli che avevano previsto tutto e avevano organizzato le sette tribù. Dovevano salvarci e salvarsi. Tutto inutile. Non arriveranno mai all’ultimo albero.
      E c’è la donna anziana, la dea madre che ricorda che abbiamo radici da utilizzare per rifondare. E durante il rito canta parole quasi incomprensibili oramai per noi, ma fondamentali per evocare l’alba della nuova creazione.

      • newwhitebear ha detto:

        Dunque qualcoso avevo intuito ma senza la tua spiegazione non ci sarei arrivato. Sicuramente il Ficus Magnolia è un albero bellissimo ma questo per me era un dettaglio.
        Non so come funzione radio etnica ma in una discussione sicuramente il senso sarebbe uscito.
        Grazie per la spiegazione, perché in effetti non riuscivo a collegare i vari personaggi. Quindi fingere non mi andava. Io sono fatto così.

      • catenomarco ha detto:

        E perché dovevi fingere? Magari era una emerita schifezza, meglio saperlo no?
        Quello che mi piacerebbe dei Delirii è che fossero per chi legge un canovaccio sul quale inventare la propria storia, a prescindere da chi sono per me i singoli personaggi. Ovviamente che il risultato sia adeguato è ben altra cosa.

      • newwhitebear ha detto:

        Certamente le critiche negative, secondo me, aiutano di più rispetto a quelle positive a condizione che diano indicazioni per correggere il tiro.
        Qualsiasi post, come i deliri, può essere lo spunto per sviluppare una storia partendo o arrivando lì. Ad esempio la storia che sto pubblicando è nata leggendo qulacosa sui misteriosi teschi di cristallo. Ci sono elementi reali. ad esempio MItchell-Hedges e sua figlia sui quali ho costruito una storia di fantasia, mentre tutto il resto è pura fantasia. Quiondi non è detto che leggendo qualche delirio decida di costruire una storia, che ha come spunto o arrivo della stessa- Per esempio questa che stiamo commentando per me potrebbe essere il finale di qualcosa che vede i sette personaggi come protagonisti.

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