Undici

Pubblicato: 28 luglio 2014 in Delirii

Si arriva così, alla spicciolata.
Ognuno con il suo piccolo patema.
Ci si incontra quasi per caso, o per volere di un qualche dio.
E si guarda oltre.
E spesso si vede il verde e il rosso riflettersi sull’acqua.
E si vedono i figli e i giorni divenire sempre più lontani.
Sempre più cambiati dalla fretta di scorrere, come quell’ultima fila di alberi ordinatamente disposti a limitare la strada.
Si arriva in un posto come quello.
Che sia lago, fiume, mare, fontana, ci si arriva per l’acqua.
E si rimane come incantati a seguire lo stormire delle foglie, troppo stesso portate via dal vento dolciastro che ci asciuga la faccia.
Ed è sudore e albe passate a guardare la luce palesarsi e sparire in tramonti troppo presto arrivati.
Ed è vertigine su un domani che è un profondo orrido, dove la scena violentemente crolla.
E tu ci arrivi, come sempre ci arrivi e non sai come fare.
Hai stanchezza e parabole e lentezza da applicare su quell’oltre, sempre vivido e presente nella foto con lui in braccio.
È la vita che scorre madame e ci tiene a farsi notare, e così ci arriva di sopra sapendo che cadiamo in frantumi, demoliti oltreché vigili, in una lontananza che ogni volta, purtroppo o per fortuna, si fa sera.

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