Euro-visione: parte prima

Pubblicato: 6 giugno 2014 in Palindromi

In qualche modo l’aveva sempre immaginata così.
Sapeva che sarebbe accaduto mentre lei era in quell’angolo della cucina, seduta a guardare dalla persiana aperta il piccolo viottolo tra le erbacce.
Sapeva anche che la faccia di Vito sarebbe apparsa quasi di colpo, stanchissima per il lungo correre verso quel piccolo rifugio che in qualche modo avevano colonizzato.
Dall’alto la città sembrava ancora più ferita dalla guerra, gemeva sotto lo stridere dei denti dei tanti sepolti sotto le macerie.
Era bella la guerra a vederla da là sopra, sembrava il gioco di fuoco di una festa d’estate, anche se la terra tremava cupa di morte sotto le esplosioni lontane.
Era bello stare a guardare da così lontano quella catastrofe di uomini e mattoni che mescolavano le loro sostanze in una poltiglia informe di macerie.
Non era tanto insensibilità alla morte la sua, quanto assuefazione. Uno, dieci, cento o trenta milioni di morti erano la stessa cosa, parlavano tutti del fallimento dell’intera specie umana; inutile per lei provare nulla di diverso da distacco e lontananza per quel dolore sovradimensionato per le sue piccole mani.
L’unica cosa che poteva fare era stare ferma, su quel mozzicone di roccia, abbarbicata alla sua piccola casa di legno e mattoni, aspettando che la faccia stanca di Vito apparisse, che quelle braccia scarne l’abbracciassero, che la sua voce tremula pronunciasse quel “è finita” che anche lei aveva percepito nel vento.
Esattamente come stava avvenendo in quel preciso momento.
«È finita, Marta!»
«Lo sò, l’ho visto il fumo abbassarsi»
«Non lo dimenticare quello che hai visto, raccontalo ai tuoi figli»
«Ai nostri figli!» – disse questo proprio mentre guardava stupita il vestito inzupparsi di sangue scuro. Solo in quel preciso momento notò lo squarcio sul fianco di Vito.
«È la guerra Marta, solo la guerra. Finisce sempre la guerra, sempre… E qualcuno vicino a noi se lo deve portare via.»
Questo disse Vito prima di andare via e diventare un numero nella statistica della catastrofe.

Nel ‘900 le due guerre mondiali hanno totalizzato quasi ottanta milioni di vittime. Un genocidio probabilmente mai visto prima. Pensare che l’Europa sia pacificata significa non sapere leggere, né scrivere. Perché questo cataclisma è inciso nelle rughe dei nostri padri, chiaro e visibile.
Siamo ancora in tempo forse.
Siamo ancora vivi.

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commenti
  1. Viaggi_nell'arte ha detto:

    Bellissimo, Odalia! L’hai quasi dipinto questo racconto… eppure è tutto reale.

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