Otto

Pubblicato: 9 maggio 2014 in Delirii

Lei avanzava su quella via percorsa da traffico e suoni scomposti in frammenti difficilmente ricomponibili in frasi. Era bella ed eterea nel suo incedere e qualcuno, o qualcosa, le evitava di collidere con il nostro tipo di mondo. Notarla mi costò fatica. Dovetti estrarmi da quella rappresentazione del reale che la folla e me stesso avevamo così malignamente costruito. Lei ne era fuori e mi attendeva, evidentemente. Mi porse la mano ed io la presi esibendomi in un baciamano… mistico; sì la sensazione del connettersi ad una realtà altra, questo mi diede in cambio come parola che rigirò su di me e proiettò quel significato sul selciato sconnesso del viale.
In quel momento eravamo fuori entrambi e pacatamente consideravamo l’inerzia che contraddistingue i tempi imperfetti dei passanti. Anche io avevo cognizione del vuoto, dello spazio immenso tra i costituenti di quello che lei chiamava il vostro mondo. E sarà stata questa o qualche altra infatuazione effimera che mi porta ancora oggi a ricordare quel momento, quel posto e quel leggero declivio di sabbia verso il mare. Lo ricordo bene anche se probabilmente tutto quello non avvenne mai; o magari non me ne accorsi perso com’ero a suonare il clacson della mia vecchia Panda.

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