Cinque

Pubblicato: 29 marzo 2014 in Delirii

Cose che capitano ai vivi.
Sempre così finiva. Quella storia dico, così finiva. Perché seppur la storia avesse fine e fini sempre diversi, questo serviva di quel procedere logico delle vicende. Serviva arrivare a quel punto dove la separazione tra i due mondi venisse rimarcata sorda e tetra, ma pur sempre netta.
Noi di qua loro dall’altra parte. Noi vivi loro per nulla. Noi nelle nostre fatiche tragiche loro molto meno o molto più. Dipende da quanto e cosa abbiamo voluto imparare nei catechismi giovanili. Dipende dal grado di fiducia che ancora nutriamo nella vita, nella mistura di noi e di loro.
E anche la sicurezza che i vivi fossimo noi, che la persistenza di alcuni sensi o della vertigine ricorrente sull’orlo delle nostre esistenze fosse la testimonianza vera del concetto di vita, anche quella è crollata come un vetro deflagrato.
Almeno su questo ci siamo ritrovati a parole.
Almeno su questa consapevolezza non abbiamo avuto cosa dire.
Siamo rimasti muti e assorti oltre la soglia della camera ardente, in silenzio, come sempre abbiamo fatto per ascoltare con precisione la conclusione di un uomo.

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