Io me ne andrei – prima parte

Pubblicato: 28 marzo 2014 in Palindromi

Gli aeroporti sono tutti uguali, pezzi di mondo che non sono veri. Esistono solo come svincoli di percorsi anomali, dentro i quali non transitano persone vere, ma simulacri svuotati dagli Io lasciati a casa o già spediti a destinazione con qualche strano teletrasporto.
Le persone le vedi fluire nei corridoi tempestati di negozi patinati, come se quella fosse normalità nella loro vita. Hanno il peso ovattato di chi non cura l’ipotesi che tra pochi minuti sarà sparato fuori dal pianeta, dissolto nelle nubi. Perderanno la loro consistenza nel preciso momento del distacco, per ricostituirsi rinati all’impatto delle ruote con la pista ruvida di asfalto.
Due di questi non individui stanno uno accanto all’altro, con gli occhi persi dentro un qualche contenuto multimediale mobile. Attendono che una voce inutilmente incomprensibile componga il codice del loro volo. Ma è in ritardo. Lo vedete da come guardano periodicamente i numeri sul tabellone, gli stessi che la voce dovrebbe avere inserito tra i fonemi opachi che sfumano dall’altoparlante.
Quello più anziano è un manager; ha così tanti impegni che il solo ricordarli tutti lo stanca e per tutto questo prende così tanti soldi che il solo spenderli tutti lo tormenta. Ma lui non è stanco, non lo può essere. Lui voleva fare il sassofonista, e i sassofonisti non sono mai stanchi, hanno da soffiare forte per tirare fuori quelle note calde come il cuscino di una donna dopo l’amore.
L’altro suona il sassofono quando si sente solo, quando la sua donna è lontana su un cuscino freddo come l’atlantico che li divide. Aspetta quel transito verso la piccola vita del laboratorio, dove culla l’idea che lo sveglia nelle notti di jet lag. Il paese che riempie di soldi il manager non stanco lo ha espulso, perché il suo sogno aveva un criterio logico inatteso. Ha scritto il suo nome sull’ostrakon e lo ha accompagnato al suo confine di stato.
La voce chiama qualcosa che gli occhi hanno già letto sui numeri caotici in file ordinate al display.
Entrambi si alzano procedendo inerti verso la smaterializzazione del volo. Dal finestrino guardano in basso scorrere un mare. Il manager pensa al suo ultimo saldo, il ragazzo al tramonto velato che lo attende, sulla linea nitida dell’orizzonte.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...