Quote rosa – parte prima

Pubblicato: 14 marzo 2014 in Palindromi

Arrivarono sulla vetta che era l’alba.
Di fronte a loro la notte era rimasta appiccicata alle rocce e non voleva sentirne di andare via. Poi il sole rivelò la natura di quel buio fuori tempo. Erano grotte. Caverne scavate dal tempo e dalle ere geologiche.
Quello alto ne indicò una.

«È qui seguimi»

Si inerpicarono sulle ultime residue asperità fino all’apertura di quella specie di frattura nella pietra. Quello alto si chinò per entrare e diede la mano all’altro, per aiutarlo a superare quell’ultimo ostacolo. Dentro il piccolo antro di ingresso i pochi rumori ovattati, sovrastavano l’eccitazione dei due. Erano riusciti a trovarlo quel posto, c’era voluta una vita, ma alla fine erano lì con il fiatone e le torce accese. Erano lì entrambi e con calma percorsero lo stretto corridoio che scendeva nella terra umida. L’aula semicircolare si aprì improvvisa e luccicante sotto i fari.

«Ishtar!» – fece quello basso.
«Matuta!» – annuì il tipo alto.

In silenzio guardarono quella parete istoriata di figure e brevi scritte in un carattere oramai indecifrabile. Al centro stilizzati, una figura femminile con un bimbo in braccio ed una mano tesa verso qualcosa.

«Pare l’odighitria!» – commentò quello alto, mentre l’altro avvicinò le dita alla sequenza di caratteri, scorrendo sopra quasi in una carezza. Lui li studiava da una vita quei segni e come se la fatica di recuperare quei suoni lontani lo sopraffacesse, iniziò con voce stanca di cantilena a ridare loro un suono.

«Sale dal ventre della Grande Madre la vita all’uomo.
È nel suo ventre lo accoglie la fine
Qua e solo qua
Nel ventre di Ishtar
La sua mano svela il futuro.»

All’unisono osservarono la mano della donna stilizzata, girandosi a guardare il qualcosa che indicava. Prima fu un punto, un sintomo, un’ombra. Poi…

Discesero il pendio in silenzio ed entrarono in macchina senza proferire parola alcuna. Quello alto mise in moto e la radio si accese da sola; loro avevano ben altro in mente ed ascoltavano solo suoni pressoché alieni. Qualcuno in parlamento votava qualcosa… C’entravano le donne… Vestivano di bianco…

Al bivio si fermarono a guardare la montagna da sotto. Ridevano come due cretini. O forse il cretino ero io che li guardavo e pensavo stupidamente a quella storia.

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