Guerra e pace – prima seconda

Pubblicato: 7 marzo 2014 in Palindromi

«Pinaaaa! Pinaaaa!»

Una sagoma tracagnotta si affacciò sul balconcino della cucina, sfoggiando per l’occasione un interrogativo sguardo nervoso. La casa era trenta metri quadri con le pareti di cartone: c’era tutto questo bisogno di urlare in quel modo? E poi che c’era di così urgente da…
Aristide con in mano il piccolo innaffiatoio arancione la guardava spaesato, mentre gli occhi della donna osservavano la scena fuori.

«Ma, ma… Chi sono?»

Aristide alzò le spalle per dire che non ne aveva idea lui.

«Dovevo dare l’acqua ai gerani. E li ho visti arrivare. Prima quelli a destra. Poi dopo due minuti, quelli a sinistra. Ed ora hanno montato quella roba sotto.»

Pina sporse lo sguardo oltre la ringhiera e vide la muraglia di roba e sacchi messi a chiudere la strada. Tra l’altro la barricata chiudeva proprio il loro portone. Pensò che Beccaria, il bastardino di un anno che gli aveva lasciato la vicina, doveva pure scendere per i suoi bisogni. Ma lo diceva sempre a quello zuccone del marito di pensarci lui prima delle otto al mattino, ma lui niente!

«Un film? Aristide, che siano li a girare un film?»

L’uomo alzò nuovamente le spalle, mentre guardava i due drappelli urlare ordini.

«Prendi Beccaria, e scendi a vedere che succede»

Questa volta Aristide la guardò malissimo, cioè di sotto erano schierati due eserciti e lui che doveva fare? Scendere con il cane e mentre quello pisciava un cingolo di un carroarmato, chiedere come va la vita soldato! Tutto bene?

Pina capì che non lo avrebbe smosso neanche con le bombe, appunto, arpionò la bestiola e si diresse verso la porta accompagnata dallo sguardo perplesso del marito. Non ci tentò nemmeno a fermarla, quella quando si metteva una cosa in testa!

Con Beccaria in mano, la donna scese le due rampe di scale, ed emerse nella bolgia della strada: si guardò intorno cercando qualcuno a cui chiedere, poi da una parte e dall’altra si avvicinarono due tipi con uniformi simili ed armati. In coro le urlarono qualcosa che doveva essere un che ci fa lei qui.

«Beh! Che ci fate voi a quest’ora della domenica a fare tutto sto baccano!»

I due si guardarono stralunati.

«La guerra!»
«Come?»
«La guerra, signora!»
«Nel senso che adesso vi mettete a sparare?»
«E sì, stiamo aspettando che succeda qualcosa.»
«E cosa?»
«Bho! Qualcosa.»

Pina si girò verso il portone appena accostato per rientrare in casa, ma Beccaria trovandosi con la vescica in pressione, comprese che doveva provvedere da sé. Con un balzo le scappò dalle braccia, urtò un sacco di sabbia, alzando una nuvola di polvere, che qualcuno interpretò male, visto che da destra partì un colpo di fucile. Uno dei sacchi fu preso in pieno e lo sbuffo di sabbia e polvere aumentò la nebbia. Poi ci fu un secondo ed un terzo colpo. Un caporale sulla sinistra che stava facendo un selfie cadde a terra con la testa squarciata in due.

Pina raggiunse l’appartamentino, mentre le granate piovevano da destra e da sinistra. Poi fu la catastrofe.

Dieci anni dopo il maggiore Costa fu liberato dalla prigionia. Dieci anni dopo raccontò questa storia ad una giornalista. E finalmente si comprese come era iniziata quella guerra inutile: perché un tal Aristide si era dimenticato una mattina di portare il cane a pisciare, una domenica, prima delle otto.

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