Guerra e pace – parte prima

Pubblicato: 7 marzo 2014 in Palermo, Palindromi

Santa Rosalia,
ieri con Fifì si siamo sputati in faccia, graffiati, tirati i capelli, dati due pugni ed un calcio l’uno. Fifì comunque ci andò peggio perché ce l’ho proprio tirato lì quel calcio. L’ho fatto piangere e lui pigliò una pietra e urlava che mi voleva spaccare la testa. Lo diceva tenendo le gambe strette per il dolore, mischino. Io mi sono preoccupata perché non ci credevo che ai maschi faceva così male e mi dispiace perché sempre mio fratello é.
Io avevo un’occhio alla faccia di Fifì e uno alla pietra nella mano, che così appena lui tirava io mi levavo e scappavo verso casa. Però io la vista buona ce l’ho ed un occhio mi andò dopo Fifì, dopo il muretto del casa dei Patrì, lontano. A Fifì questo ci sembrò cosa di offesa, come se lo volevo prendere in giro così lui si voltava e io scappavo, ma lui era fissato e pigliò la mira e stava per tirare.
Ma io la vista l’ho buona, e quelle cose lontane c’erano e le sirene cominciarono a suonare. A Fifì ci cadde la pietra a terra per lo spavento, che quando suonano queste sirene tu non devi pensare che a correre. E noi ci siamo messi a correre. E ogni tanto uno cadeva e allora l’altro ci dava la mano e ci rimettevamo a correre. Ed intorno a noi tutti correvano e urlavano. C’era una che ad un certo punto mi fermò. Cercava a Pina. Ma che ne sò io di Pina, io devo correre. Io e mio fratello corriamo verso casa. Siamo già all’inizio di Via del Celso. Poi cado e mi faccio male al ginocchio. Esce sangue, ma Fifì, mi ha preso, mi ha alzato e dietro di noi si sentivano buttare voci e scoppiare cose e fischiare dal cielo. E ombre cattive fare rumore di morte sulle nostre teste. Io non l’avevo mai sentito il rumore della morte. Perché ogni volta mia mamma ci pigliava con calma, ci vestiva e andavamo a Piazza Sett’Angeli sotto terra. Quando siamo con la mamma la morte si sente passare ma si vede che quando lei si metteva a pregarti tu ci mettevi paura e la morte scappava, faceva danno ovunque ma no a noi.
Rosalia, Fifì non ti sa chiamare e neppure io, e così per questo siamo rimasti come due scemi a guardare che la porta del rifugio era chiusa. Ed intorno gente che cammina sopra i morti e le carogne e piangeva. Che poi la porta non serviva perché questa volta Santa Rosalia niente ci hai potuto ed il rifugio era tutto aperto da una bomba che lo pigliò in pieno. Ma la cosa peggio è che mia mamma ancora non l’hanno trovata e Fifì piange nel letto vicino a me dalle suore. Anche a me mi viene da piangere, ma mi vergogno. Poi lui si è girato e ci venne in mente il giorno prima e che fa? mi dice, pace? Pace Fifì, hai ragione mamma vuole più bene a te. Così ci dico perché ora a me anche se mi vuole meno bene non mi frega niente. Mi basta che torna presto, mezza parola Rosalì!

Il 18 Aprile del ’43 il rifugio di Piazza Sett’Angeli a Palermo fu colpito e più di 80 palermitani morirono. Li stavano liberando ma loro non l’avrebbero mai capito. Se volete vedere cosa è la guerra venite con me in giro a mangiare milza: è buona!

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