Tempi moderni – su Meetale

Pubblicato: 1 marzo 2014 in mEEtale, Palindromi

Il racconto che ho postato per Sindrome Palindroma Tempi moderni – parte prima lo trovate adesso in versione estesa su Meetale nei formati PDF, EPUB e MOBI a questo link:

Tempi moderni – su Meetale

oppure di seguito. Buona lettura.

Mariuccia con il suo nuovissimo smartphone whatsappava istante dopo istante la cronaca della giornata. Seduta sul suo seggiolino Sprinter turbo {in vendita in tutti i principali ipermercati a soli 29 euro e 32 cent, Sprinter il seggiolino che si prende cura dei vostri piccoli, totalmente rivestito in pelle di africani subsahariani, anallergica ed ecologica}, nella nuovissima FCA Multipla 4×4 {vostra a soli 132000 euro con un anticipo di un solo euro}, la piccola osservava la scena dei vigilantes emaciati mentre varcava la soglia della Spectre Ltd. La signora Pinuccia guardava il suo programma di spot pubblicitari preferito direttamente sui suoi Google glass, ma pensava ad altro: il suo consulente d’immagine le aveva inviato un mail avvertendola che la sua valutazione Istat era scesa di ben 120 punti base. Da quando aveva compiuto quarant’anni, era il terzo calo sequenziale negli ultimi tre trimestri. Poteva considerarsi in recessione oramai e nonostante tutti gli investimenti in chirurgia estetica, il mercato sembrava non premiare i suoi sforzi. Aveva per un attimo sperato in nuove risorse, dalla pensione del suocero, da investire in un restauro completo del gluteo destro, ma proprio quella settimana, dopo la spending review, il TFR era stato riformato nuovamente, tagliando completamente i buoni sconto negli Svergin Centers. Aveva addirittura scoperto che bisognava pagare le spese per la cerimonia, un po’ care considerando che la Spectre era pur sempre la principale erogatrice mondiale di TFR ed uno sconticino per i dipendenti se lo sarebbe aspettata. Purtroppo per lei, giusto quell’anno c’era la crisi e la ripresa, dopo trent’anni di sacrifici, era prevista giusto mezz’ora dopo il pensionamento di Mimmo Di Stefano, il suocero ultranovantenne.
Pippo, al volante, guardò un attimo dietro la figlioletta di quattro anni. Era dispiaciuto che la loro condizione economica non fosse delle migliori. Quella macchina ad esempio aveva già tre mesi e solo dodici posti. Troppo piccola per loro tre e minuscola nel parcheggio interno, davanti ai trentasei posti della Lancia Eros o dei settantadue della Micron Eco elettrica. La loro fortuna era stata la sponsorizzazione della nascita in vitro della figlia da parte della Intoyou Corp. La moglie, infatti, non voleva avere rapporti sessuali perché le ricordavano troppo il lavoro e lei a casa si voleva rilassare. La passione per la politica l’aveva conosciuta in varie posizioni già da bambina e Pippo amava molto quella sua capacità unica di produrre reddito, addirittura doppia rispetto alla media europea per le donne. Non parliamo poi della gravidanza, non avrebbe mai voluto che la sua donna rischiasse in quel modo, pareva, infatti, che il valore Istat delle donne incinte fosse circa un quinto del nominale, probabilmente a causa dell’incremento di dimensioni difficilmente compatibile con le scrivanie moderne di fabbricazione cinese. L’altezza media di questo popolo è più bassa della razza ariana, e lo spazio sotto il piano non consente grandi escursioni durante la fellatio, anche a causa delle odierne lunghezze delle protesi genitali maschili autopulen-ti.
Per fortuna che il CEO della Intoyou era rimasto im-pressionato dalle capacità linguistiche della signora Pinuccia negli incontri privati per le discussioni sulla legge antipedofilia. La multinazionale umbro-cambogiana, da sempre in prima fila nelle questioni etiche, aveva finanziando lautamente i principali partiti politici mondiali, ottenendo alla fine la cancellazione di quella vergogna, seppur con qualche compromesso: al terzo giorno di bombardamenti chirurgici sul parlamento riunito in seduta plenaria, i dieci superstiti avevano votato all’unanimità la riduzione della maggiore età ad otto anni, anche se la richiesta originaria era l’abolizione. L’iniziale flessione del titolo Intoyou, era comunque stata superata convincendo i governi dei paesi a forte vocazione turistico-sessuale a votare un decreto, che portava l’età dei nascituri ad otto anni, eliminando così una convenzione antiquata ed inutile.
Mariuccia aveva, a quanto pare, un profilo genetico si-mile alla madre, e con una cura di costosissimi ormoni Bausch forniti gratuitamente dal sistema sanitario nazionale, a quattro anni aveva già la seconda di seno. Altri quattro anni e sarebbe stata maggiorenne, maggiorata e pronta come testimonial dei famosi intruder anali Intoyou, capostipiti della miriade di prodotti che quel colosso dell’industria culturale aveva regalato a questo pianeta. La cultura però non paga e nonostante gli sforzi delle principali pornostar planetarie, la prevista crescita del fatturato si attestava ad un deludente 481% l’anno contro il target minimo del 666. Questa diffusa mancanza di istruzione aveva portato alla confisca d’interi stati da parte della società che si trovava in grandi difficoltà. Nonostante i ripetuti appelli all’austerità una volta a settimana i cittadini di quegli stati usavano ancora cibarsi di alcuni tozzi di pane avanzati dalla preparazione del piatto preferito da Matteus Krantz CEO di Youcandie: la pappa con il pomodoro. Matteus indignato dall’immobilismo dei giovani italiani, rei di non volere ab-bandonare le case natie preferendole alle deportazioni umanitarie, regalò la società alla Intoyou per 9000 triliardi di dollari. Youcandie era la multinazionale della morte assistita, la Intoyou ringraziò commossa per il pensiero, ma non sapendo cosa farsene di quel mercato, dovette adeguare i salari: i suoi sei milioni di dipendenti passarono quindi da 10000 a 20000 euro al mese, da pagare puntualmente per lavorare nelle mega fabbriche della società. In questo modo la Intoyou divenne leader mondiale come fatturato sui lavoratori. Nelle sue fabbriche si producevano tonnellate di cubetti di ghiaccio, subito riciclati con grande rispetto per l’ambiente grazie ad un innovativo processo: in una grande vasca erano fatti squagliare al sole e l’acqua riutilizzata per fare altri cubetti. Ovviamente per garantire il posto di lavoro a tempo indeterminato, tutte le spese erano pagate dagli stessi operai con una leggera maggiorazione da dividere agli azionisti. Quella leggera variazione di salario provocò in-comprensibili proteste, sedate connettendo gli scarichi della vicina fabbrica di gas nervini alle condotte d’aria. La provvidenziale riduzione di personale decuplicò il valore azionario, tanto che il CEO di Intoyou abbandonò la società per investire il ricavato della vendita del suo pacchetto azionario nel fotovoltaico: per sei trilioni di eptaliardi di dollari comprò il sole, assicurandosi così una tranquilla rendita per sé e i suoi cari, dedicandosi interamente allo studio della relazione tra lo Zen ed il punto G.
E dalla Zen veniva il nuovo CEO di Intoyou: era niente popò di meno che Joe Shikkiño, colui che aveva debellato l’AIDS installando miliardi di protesi genitali autopulenti a carico del servizio sanitario. L’idea della società tedesca era nata mentre con una banconota arrotolata da dieci euro – zen euro in tedesco appunto – Joe pippava una pista lunga 40 cm: tutti gli utilizzatori finali avevano diritto a 40 cm di felicità e la sua idea avrebbe eliminato le malattie veneree e sconfitto il famigerato effetto Lewinsky sui tailleur, grazie al sistema autopulente proprietario.
Il nuovo management aveva le idee chiare: catturati i fuoriusciti delle società di gestione dei fondi pensione ora-mai abolite per legge, aprirono per loro le vecchie fabbriche di cubetti di ghiaccio. I locali vennero quindi sgomberati dai cadaveri degli ex lavoratori morti avvelenati dai gas nocivi. Per far questo, memori dell’efficienza teutonica, furono realizzati degli innovativi forni alimentati ad energia solare, pulita ma costosissima ora che bisognava pagare l’utilizzo all’ex CEO. Per fortuna una parte dei costi venne recuperata utilizzando le ceneri dei defunti per saponi, asfalti ed inerti di ottima qualità, ma realizzati appunto con materia prima di scarto.
Per dieci anni l’eurozona sembrò rivitalizzarsi, ma come ogni cosa terrena anche i cadaveri terminarono. Per un po’ bruciarono i dipendenti per anzianità decrescente, ma dovettero arrendersi in quanto la produttività si abbassava progressivamente. Capirono infatti che gli ultimi avrebbero dovuto controllare le delicate rampe in temperatura dall’interno delle camere di combustione, con sistemi wifi troppo costosi e poco affidabili oltre i trecento gradi. La crisi tornò a farsi sentire rabbiosa, la giornata lavorativa fu portata da 24 a 240 ore con sistemi di flebo per l’alimentazione, ma neanche questo bastò. Fu il solito Joe a tirare fuori l’idea vincente della gestione del TFR. Se gli stati non riuscivano a garantire questo inalienabile diritto, sicuramente il privato, cioè lui, poteva assicurare una gestione semplice, vantaggiosa e soprattutto trasparente.
Nacque così la Spectre, dove il nonno Mimmo ex im-piegato della vecchia società di gestione dei fondi pensione fu deportato con la qualifica d’inserviente immobilizzante: per minimizzare i costi, i pensionati che spesso davano di testa durante la cerimonia del TFR, non venivano sedati come si faceva sotto la gestione pubblica, ma bloccati agli inservienti immobilizzanti durante l’erogazione. I maggiori utili furono interamente reinvestiti nella ricerca, rendendo la Intoyou il primo gruppo industriale mondiale. Il laboratorio dove lavorava Pippo divenne uno dei migliori al mondo, arrivando a rifornire quasi i due terzi del mercato planetario illegale di droghe sintetiche. L’attenta selezione delle materie prime, l’impiego delle migliori menti italiche e la stretta collaborazione con le mafie locali, aveva dimostrato che anche al sud si poteva investire, con politiche serie e soprattutto eticamente accettabili. Su ogni confezione era stampigliata la dicitura “nuoce gravemente alla salute – prodotto non vendibile legalmente”. La stessa Intoyou sponsorizzava campagne pubblicitarie contro l’uso di droghe e fu proprio durante una di queste che Pippo e Pinuccia si conobbero. Nello spot lei, bellissima, ricchissima, intelligentissima facendo uso delle pasticche della Intoyou aveva decuplicato le sue capacità mentali e fisiche e quindi il reddito. Le scene furono girate all’interno delle linee di produzione della Intoyou: Pippo incatenato, viso emaciato, chino sul banco pieno di pillole colorate osservava le cosce di Pinuccia avvicinarsi, e mostrava chiarissimi segni di eccitazione al basso ventre. Con mano furtiva lui allora afferrava un pugno di pasticche che, ingerite, lo trasformavano in una sorta di superman del sesso. Seguivano sette ore di amplessi in quasi tutte le posizioni conosciute, durante le quali una voce afona fuori campo continuava a sussurrare tutte le informazioni sulla forte nocività del prodotto.
Tra loro fu amore a prima vista, specie quando videro il sondaggio della Doxa sulle loro performance erotiche: il 98% della popolazione mondiale li vedeva bene insieme e dichiarava che una loro separazione avrebbe ridotto del 7% il consumo illegale di Procazzin. Si sposarono con una cerimonia religiosa sfarzosissima nella piccola chiesetta in riva al mare del grazioso borgo marinaro dove stavano girando il nuovo spot antidroga: Mariuccia per l’occasione si era sottoposta ad una imenoplastica ed indossava un vestito talmente bianco ed accecante che una nave da crociera scambiandola per il faro del porto, naufragò sulla scogliera.
Come tutte le cose belle anche questo loro rapporto s’incrinò, quando a trentacinque anni il gradimento del pubblico scese sotto la soglia psicologica del 50%. La campagna fu affidata ad altri astri nascenti e la loro vita iniziò ad essere dura. Pippo per rimediare qualcosa trovò impiego come cavia per la linea preventiva ipercalorica cento chili in sette giorni della Sikkebbel, la multinazionale di prodotti dietetici e snellenti. La linea preventiva permetteva di acquisire, quasi senza mangiare nulla, circa trecento chili in pochi mesi, che però potevano essere smaltiti grazie alla miracolosa linea di prodotti dietetici Sikkebbel in una sola vita. E così tra una cosa ed un’altra avevano tirato avanti e quel giorno, pur non rivolgendosi la parola da mesi erano di nuovo una famiglia in attesa della grande cerimonia per il TFR del nonno.
Entrarono nella grande sala, dove un’eterogenea umanità vociante attendeva l’inizio delle operazioni. Mimmo era seduto nelle file riservate ai festeggiati. La prima a vederlo fu Mariuccia, che gli saltò al collo gridando a squarciagola che quella era la sua festa e che lui aveva finito di lavorare per sempre e, schiacciando un occhio, che presto sarebbero stati insieme per sempre. A Mimmo un velo di tristezza passò quasi invisibile negli occhi: aveva novantadue anni, anche se gli esperimenti d’ingegneria genetica cui si era sottoposto ed i farmaci contro i radicali liberi, uniti alla dieta frugale che seguiva da anni causa crisi economica, gli avevano conferito un aspetto da trentaseienne. Mimmo però dentro era stanco e spossato e con la bimba in braccio attese pazientemente il suo turno. Quel giorno c’era una gran folla nell’auditorium e con lui attendevano anche due suoi colleghi della Spectre. Uno per volta i pensionati furono chiamati sul palco dove, intervallati da spot pubblicitari sui prodotti di bellezza Facial+ e sulle armi automatiche con proiettili all’uranio impoverito per bambini {l’imminente arri-vo delle festività natalizie rendeva necessario quei richiami alle tradi-zioni familiari del regalo per le donne ed i bambini, i target più teneri del marketing emozionale}. Sul palco, la sedia in velluto rosso in mezzo ai due inservienti della Spectre in tunica bianca da cerimonia. In passato si erano utilizzate normali uniformi d’ispirazione militare, ma poi si preferì la tunica ampia e lunga fino ai piedi, perché aveva una superficie maggiore. Un sistema elettronico proiettava sulle tuniche i banner pubblicitari, mentre la cerimonia veniva trasmessa sul canale tematico per famiglie nel reality La fine di un lavoro. Per ogni pensionato la Spectre preparava alcuni minuti di presentazione sulla vita lavorativa realizzata da colleghi ed amici. Il video disponibile su Youtube a pagamento prevedeva il prelievo con tecnologia NFC della quota di partecipazione alla cerimonia: gli invitati per questo non potevano allontanarsi dalla sala per nessun motivo, pena l’incremento di un anno dell’età pensionabile. Data la lunghezza della cerimonia, venivano comunque distribuiti cateteri e sacchettini biologici sterili.
Ad un certo punto la presentatrice della trasmissione chiamò il nonno Mimmo. Era arrivato il grande momento. Con un viso leggermente emozionato, l’uomo si alzò, baciò tutti i pochi parenti che erano intervenuti e tenendo per mano Mariuccia si avviò verso la poltrona per ricevere il TFR. La bimba aveva chiesto esplicitamente di stare accanto al nonno durante la cerimonia, gli voleva molto bene perché la notte quando dimenticava gli psicofarmaci e non riusciva a dormire era lui che la consolava: dividevano infatti la stessa stanza da quando Mimmo aveva dovuto abbandonare per la riduzione costi il dormitorio alla Spectre. Lo ricordava ancora quel giorno quando con la valigia in mano varcò quella soglia per tornare a casa del figlio. Si era girato un attimo con un minimo di tristezza, perché in fondo in quelle baracche ci aveva passato metà della sua vita, aveva letto la scritta Arbeit macht frei ed era entrato nell’auto del figlio.
Mariuccia da allora quando si svegliava la notte lo chia-mava con la manina e lui non la sgridava mai, ma si metteva seduto sul suo lettino finché non riprendeva sonno. Lei chiedeva sempre la stessa cosa e lui ripeteva la scena di diniego, ma alla fine prendeva da sotto la brandina di metallo la sua vecchia valigia, la metteva sul letto e l’apriva. Lì dentro c’era quel poco di vero che aveva da ricordare della sua vita, vecchie foto, cartoline, piccoli oggetti comprati in qualche lontana gita domenicale. Aveva poi degli affari prismatici, con tanti fogli di carta dentro pieni di storie, lui li chiamava libri. Li sfogliava, sceglieva una pagina ed iniziava a leggerla con la sua voce calma e tranquillizzante. Una notte dentro uno di quegli affari trovarono un foglio piegato in quattro; Mimmo lo aprì e dovette leggerlo, perché Mariuccia era troppo curiosa. Quella storia parlava del mare e di una spiaggia, dove un uomo ed una bambina camminavano parlando dell’orizzonte e del fatto che un giorno lui l’avrebbe raggiunto con una barca che stava costruendo. E finiva che entrambi tenendosi per mano su quel guscio di noce, una notte di tempesta si mettevano in viaggio, anche se il mare quella notte li inghiottì per sempre, facendoli di-ventare due pesci bellissimi che fianco a fianco nuotarono veloci verso l’orizzonte. Alla fine la bimba lo guardava sorridendo stupita che quella storia l’avesse scritta proprio lui. E sì, quella era una delle storie che aveva scritto tanti anni prima per una gara su un sito che si chiamava Meetale. Mariuccia non riusciva a capacitarsi che quella storia bellissima non avesse vinto e disse che non ne capivano niente, ma Mimmo le diede una carezza.

«No Maria, le storie è bello scriverle per qualcuno che le vuole raccontate e quel posto era bello per questo. Conte-neva storie di tutti i tipi, belle, brutte, simpatiche; stavano là, ogni tanto qualcuno passava, le leggeva e ricordava qualcosa di bello di sé. Vincere, perdere, non ha tutto questo senso, l’importante è che questa storia, la mia storia, qualcuno la lesse e che oggi sia arrivata fino a noi e che abbia tenuto compagnia a me ed a te.»
«Nonno e questo sito esiste ancora?»
«No, purtroppo gli umani hanno perso la voglia di raccontarsi delle storie, trovano solo il tempo di guardare spot pubblicitari delle porcherie che producono inutilmente. Però tu piccola mia sei fortunata, perché in questa mia valigia ci sono tutte le mie storie e quelle di tanti altri più bravi e questa te la regalo. Quando ne avrai bisogno aprila, sarà come stare dentro quel sito a sentire lontana la solitudine.»
«Nonno domani tu smetti di lavorare, me lo ha detto la mamma, dice che andrai da un’altra parte per riposare e che la camera sarà di nuovo tutta mia. Ma io voglio fare come la bimba del tuo racconto, voglio partire con te. Voglio diventare un pesce e vedere com’è fatto l’orizzonte.»

Mimmo rise, ma dopo comprese che la nipote era serissima: litigarono ore perché a lui sembrava una idea folle. Lei era troppo piccola ed aveva tutta la vita davanti, non la poteva sciupare per un vecchio idiota. Le rivelò anche il suo piccolo complotto ed i rischi connessi, ma Mariuccia era risoluta, perché nonostante i soli quattro anni aveva ben chiaro che l’alternativa per lei era il calvario sessual chirurgico della madre. Nelle mattinate, l’uomo crollò, riprese la valigia, frugò dentro e ne estrasse l’occorrente per quella follia. Con calma spiegò tutto per filo e per segno alla bimba e poi insieme crollarono stremati dal sonno e dalla tensione per quello che stava per succedere.

Salito sulla piattaforma dell’auditorium, Mimmo sedette e fece un cenno con il capo ai due ex colleghi inservienti. No, non aveva bisogno di essere tenuto fermo sulla poltrona. I due imbarazzati si guardarono, poi dalla regia ricevettero l’assenso e tornarono in posizione di riposo. Quando tutto fu pronto, partirono i dieci minuti di filmato sulla vita di Mimmo, i ventidue licenziamenti, gli esperimenti di genetica, la volta che gli crebbe un naso sulla natica destra per errore, i sei lifting sperimentali alle caviglie e la convalescenza in sedia a rotelle sponsorizzata dalla FCA, nota casa automobilistica americana.
Poi si accesero le luci, Mariuccia gli teneva la mano de-stra chiusa a pugno, fu mandato l’ultimo spot pubblicitario, mentre uno degli inservienti si preparava per il TFR. Dal fondo della sala una voce urlò di fermare tutto che quello era un vile truffatore, un uomo senza principi morali. In TV lanciarono venti minuti di pubblicità, mentre in sala si compiva la tragedia.
Mimmo insieme ad un hacker suo amico aveva taroccato il suo libretto di lavoro, anticipando di quasi tre anni la pensione. La sala intera fu presa dallo sgomento più assoluto, non erano infrequenti casi del genere, ma ancora la gente non si era abituata a queste mancanze di rispetto per le multinazionali. Per fortuna il nonno aveva previsto anche questo e data una rapida occhiata a Mariuccia, chiuse gli occhi. La bimba non vista azionò la levetta arancione della macchina per il TFR ed un liquido azzurrino percorse rapidamente il tubicino trasparente affluendo nella vena del braccio di Mimmo. Il potente sonnifero lo addormentò velocemente, mentre le altre sostanze chimiche provvidero a bloccare i polmoni ed il cuore.
Dall’alto lo spirito di Mimmo guardava gli inservienti armeggiare sulla macchina, nel vano tentativo di interrom-pere il trattamento. Li vide felici ridere mentre venivano portati via dalla polizia della Spectre: per motivi bioetici l’eutanasia era infatti vietata e loro che l’avevano praticata per errore sarebbero stati condannati a morte. Vide anche Mariuccia che con la manina lo salutava, poi attraversò il tetto e passando i vari strati dell’atmosfera si diresse alla sua destinazione finale. Dall’alto la terra nel suo azzurro sembrava un posto bellissimo, un paradiso. Vedeva il mare e le nuvole ed i monti. Il leggero assembramento di anime lo guidò verso quello che sembrava essere l’ingresso. Sulla porta un enorme cartellone non lasciava dubbi che quello fosse il paradiso, ma sotto non riusciva a leggere l’altro rigo.
Quando fu a due passi sgranò il corrispettivo spirituale degli occhi:

PARADISE ESTATE
a subsidiary of Eternal Life Corporation.

Nella sua piccola cameretta Mariuccia aveva intanto aperto la valigia ed ingoiato il contenuto della fiala. Nel vederla arrivare, da lontano, il nonno Mimmo si sentì davvero morire

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