La Maledizione del Bianchetto – su Meetale

Pubblicato: 25 febbraio 2014 in mEEtale

Su Meetale il mio nuovo racconto per il contest Uomini vs. Donne 2014.

Ritrovate il commissario e l’appuntato Di Grazia in questo esperimento di giallo su un misterioso bianchetto.

Lo leggete su Meetale nei principali formati ebook al link: La maledizione del bianchetto

Oppure qui sotto.

La signora Piticò era sicura che il cognato fosse un assassino: l’aveva scannato lui a quel poveraccio.
Il commissario Lancia, la ascoltava con la mano sulla fronte tentando di capire. Guardò l’appuntato e scosse la testa demoralizzato.

«Di Grazia per favore esci un attimo che devo dire due cose alla signora»

Abbandonare la vista su Mariella Piticò vedova Sorrentino, un pezzo di femmina di primo taglio, non era esattamente cosa gradita, ma ligio al dovere il carabiniere uscì lanciando l’ultima occhiata nella scollatura. Fuori, sul banchetto, il suo sguardo venne attirato dalla busta gialla senza intestazione ed affrancatura; dentro c’era un foglio con una foto inequivocabile ed una strana scritta: il bianchetto non porta bene.

Il commissario, seduto sulla scrivania cercava intanto di fare ragionare la sorella di sua moglie.

«Mariella, per parlare di assassino ci vuole come minimo un cadavere. Io che faccio, vado, suono e ci dico a tuo cognato se ha visto un cadavere? Ma almeno fosse scomparso uno in paese o in provincia. Come lo chiedo il mandato per la perquisizione?»
«E io che diventai pazza? Se è così, bene mi chiudo in casa e non faccio entrare più nessuno» – e concluse la frase accavallando le gambe ampiamente spalancate per l’occasione davanti al povero Lancia. Il messaggio era chiaro visto che il commissario, da quando il Sorrentino era mancato, aveva più volte alleviato quella bella solitudine.

Mariella pazza non era e dieci minuti gongolava guardando la foto insieme a quei due.

«È la macelleria di mia sorella? Quello è un cadavere? Lo vedete il sangue?»

Ma ancora più strano fu vederlo entrare un cadavere con i tre caffè che avevano mandato a prendere. Manrico posò il vassoio e li guardò perplesso, con una faccia funerea.

«Commissario tutto a posto?» – disse, mentre l’occhio cadeva sulla foto.

Di Grazia chiuse la porta, mentre il ragazzo quasi sveniva davanti a quell’immagine. Evidentemente qualcuno si era passato il tempo con un coltellaccio a scannare quel disgraziato inondando il negozio di sangue. Ma i punti oscuri erano tanti: perchè Manrico Di Stefano, era così preoccupato? E di chi era quel cadavere sconosciuto e soprattutto che c’entrava il bianchetto in quella storia?

Un mese dopo, alcuni di quegli interrogativi erano stati risolti. Nella cella frigorifera della macelleria frollava il corpo sfreggiato di Camillo Brossolin di Vicenza rappresentante di prodotti chimici per la ceramica. Nel cofano della sua auto c’erano diversi campioni di ossido di stagno, il bianchetto appunto, pronti per essere consegnati al signor Di Stefano padre, proprietario del piccolo laboratorio di ceramiche poco fuori il paese e grande appassionato di lirica. Manrico, il figlio, aveva avuto in dote quel nome pomposo, e soprattutto un ragguardevole arnese per coltivare l’altra passione familiare: le femmine. Per salvare le loro disastrose finanze stava inoltre per sposare l’orrenda figlia di un boss locale, proprietario dell’unico bar del paese e poco tollerante di quella passione. Questo consigliò al ragazzo di tacere il fatto che il Brossolin gli prestava la camera alla pensione per scopi sessual-ricreativi, in cambio del silenzio sulle sue inclinazioni.
Ma tante altre cose non persuadevano il commissario. Brossolin mostrava chiari segni di infarto oltre ad un numero spaventoso di coltellate. Di questo parlava con la moglie il Lancia mentre passeggiava sul belvedere.
«Ma se mia sorella ha confessato la relazione!?»
«Sì certo, però quello a Vicenza le donne neanche le guardava!»
«Bho! Certo che quella mischina si quietò.»
«Perchè?»
«Perchè quello era un animale. Una volta le aveva pure tirato un coltello. Una ferita alla natica sinistra bella grande. Non te n’eri accorto?»

Lui a quel punto vide sul volto della moglie un ghigno e di fronte le due gemelle Piticò agitare la manina per salutarli. Comprese in un attimo che quelle lo avevano in pugno: quel giorno fatidico, per sviare le malelingue, Mariella aveva deciso di guardare i passanti, poggiata al davanzale della casa. Dietro le tende il commissario si occupava di quel prezioso sederino e la sua mano l’aveva notata l’insolita cicatrice a sinistra. Nella macelleria intanto, il buon Camillo aggrappato al meno delicato popò del macellaio stramazzava per lo sforzo, mentre qualcuno vilmente spiava. Incauto fu quindi abbandonare quel corpo esanime per il tempo necessario a Mariella di simulare il massacro, raggiungere in camera Manrico e la sorellina ed intavolare un bel discorso a tre sulla questione.

Anni dopo ironia volle che mentre la signora Lancia sui fusti di bianchetto del laboratorio, sperimentava la grossa passione di Manrico, il marito annegasse in una vasca, con il cuore deflagrato. Da allora Manrico fu certo che il bianchetto da quelle parti non portava bene ai maschietti.

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