State sereni se potete – parte seconda

Pubblicato: 21 febbraio 2014 in Palindromi

State sereni.
Non vi agitate.
Adesso con calma inizieremo ad evacuare. Prima i ragazzi abili al lavoro. Poi quelli di mezza età. Cortesemente i vecchi, i bambini e le donne facciano il piacere di stare al loro posto.
Come? Cosa dite? Siete preoccupati?
Ma state sereni! Se ve lo dico io potete stare tranquilli.
Come e tu chi sei? Io sono… Io sono… Ma a voi che vi interessa chi sono?
Io sono quello che sa come e cosa si deve fare! Non posso spiegarlo a voi! Abbiate fede.
E soprattutto non mi fate perdere tempo inutile. Voi cosa volete capire?
Ci penso io a voi. Adesso mi metto in un punto preciso di questa nave e…
Che c’è! Nave, nave. Che diavolo è questa secondo voi? Dicevo che mi metto in un punto preciso di questa nave ed appena vedo la terraferma si scende. I ragazzi prima, poi mezza età. Gli altri dopo! Quando? Dopo. Insomma non è che io posso spiegarvi tutto. Ho detto dopo. Sempre dopo. State sereni.
Io in fondo sono sereno. Mi vedete agitato o preoccupato per esigenze di copione. Il mio personaggio prevede questo.
No che non sono il capitano della nave. E poi di quale nave? Io avrei detto nave? Ma quando mai! E poi a voi che vi cambia se siamo su una nave o no. Non è che stiamo affondando.
Come sì che stiamo affondando! Si certo l’acqua arriva al ginocchio ed allora? Ma poi quale acqua! Questa cosa che arriva al ginocchio? Ma certo che volete che succeda mentre si attraversa un guado? Prima i ragazzi, poi quelli di mezza età…
Il guado! Per passare dall’altra parte del fiume. Come ci volete passare dall’altra parte. Volando?
Ora aspettate che devo cercare il biglietto per il controllore. Come quale? Quello della ferrovia? Siamo in un vagone chi volete che passi? Come il fiume? Su un treno il fiume? Io avrei detto del guado? Ma siete impazziti tutti? Ma di quale acqua parlate? Ma è che piove e qualche idiota ha lasciato il finestrino aperto. Ma poi che vi preoccupate a fare. State sereni. Ci penso io ho detto.
In un modo o in un altro, fradici di acqua senza avere mai capito perché, arrivammo alla frontiera. Non eravamo sereni, perché quando scappi dal tuo paese non sei sereno. Ma con ordine, prima i ragazzi abili al lavoro, poi quelli di mezz’età, in colonna, uno ad uno passammo quella maledetta frontiera. Poi chiamammo i vecchi, le donne ed i bambini. Dall’altra parte ci rimasero solo loro, a parlare di cose che nessuno capiva più, dimentichi del senso vero delle parole, seppur sereni.

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