PNL – (P)erchè (N)essuna (L)ogica? – parte seconda

Pubblicato: 7 febbraio 2014 in Palindromi

Io avevo una tuta blu, con le strisce bianche di lato. Non solo io l’avevo quel tipo di tuta. Per la verità la tuta era così come l’avevo io, allora. Ne potevi cercare altre, ma la tuta era così con le strisce bianche di lato.
Gli sport erano quelli. C’era che faceva tennis, chi ginnastica correttiva, chi calcio, chi piscina. Scendevamo da casa tutti con lo stesso tipo di tuta, poi andavamo tutti a fare i nostri sport. Chi faceva calcio invece girava il quartiere appresso al Super Santos. Io questo facevo, giravo il quartiere, giocavo per strada a calcio. Non sapevo giocare bene, quindi alla conta mi sceglievano tra gli ultimi. Non l’ultimo e comunque tutti giocavano. E quando quelli bravi segnavano, alzavamo al cielo le braccia, perché tutti quanti giocavamo, segnavamo, esultavamo ed indossavamo quel tipo uguale di tuta. Alle volte litigavamo, perché non rispettavamo le regole, ma noi le regole non le conoscevamo, ci mettevamo d’accordo prima, probabilmente male, perché poi litigavamo, qualcuno si dava pure due schiaffi. Quindi smettevamo di giocare, tornavamo a casa e toglievamo la tuta. Il giorno dopo tutto uguale, tuta, conta, io scelto tra gli ultimi, scelta delle regole, litigate, schiaffoni e via a casa.
Poi sono arrivate le tute diverse. Non avevano le strisce bianche e neanche blu erano. Io non scendevo più a giocare per strada, e per strada io di bambini non ne vedevo più, voglio dire erano arrivate tute nuove tutte diverse, ma a che a servivano le tute e le strade del quartiere se non c’erano le conte, i super santos e gli schiaffoni. C’erano invece dei posti dove ti insegnavano il calcio, ma non giocavi con la tuta, non funzionavano le conte, le regole non si potevano cambiare, solo gli schiaffoni c’erano, ma finita la lite si rimaneva avversari per sempre. Io continuavo a non saper giocare, ma non mi sceglievano neanche all’ultimo. Il mondo era solo di chi sapeva giocare, che andava in campo, segnava, gioiva, litigava, si prendeva a schiaffoni. Io potevo stare in panchina a guardare gli altri giocare, perché io non sapevo farlo bene.
Io non so se è dipeso da questo, ma per me le vere tute sono rimaste quelle di allora, con le strisce, e le strade le trovo tristi senza bambini con le tute uguali che danno calci ad un Super Santos, ogni partita con le sue regole, con le sue liti ed i suoi schiaffoni. Sarà per questo che in fin dei conti sono rimasto minoranza; dalla panchina vedo gente che gioca, non si diverte, ma gioca e litiga, e se gli chiedi qualcosa delle regole dicono che a loro fanno schifo. Dico perché non vi mettete d’accordo e le cambiate? E loro mi guardano, mi danno un ceffone, e mi dicono sveglia quando è che cresci! Le regole le fanno loro! Ma loro chi? Loro, mi dicono, quelli che fanno le regole. Mi giro tenendomi la faccia dolorante, ma onestamente io a questi continuo a non vederli.

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