Poveri ma brutti – parte prima

Pubblicato: 31 gennaio 2014 in Palindromi

Questo non è un racconto, come solitamente faccio, ma una piccola raccolta di considerazioni sparse su un tema piuttosto serio: noi ricordiamo poco, ricordiamo male e quando lo facciamo siamo decisamente da dimenticare.

Il premio di maggioranza.

Siamo estremamente innamorati dei salvatori della patria, degli Obama e dei Renzi, gente forte in grado di decidere. Siamo spasmodicamente di un messia laico, munito di premio di maggioranza, che ci stupisca con magie politiche mai viste. Può essere utile ricordare che ci siamo già passati, si chiamava legge Acerbo, produsse il parlamento che approvò le leggi razziali del fascismo. Fu una legge elettorale approvata perché assicurava la governabilità in un parlamento bloccato. Che sembra una bella idea applicata da un popolo con un’etica alta: ma non direi che sia il caso dell’Italia. Vedremo!

Shoa

Ricordiamo la catastrofe. La ricordiamo come se uno sparuto manipolo di extraterrestri feroci avesse preso in ostaggio Germania ed Italia e si fosse accanita contro una lontana popolazione asiatica, culturalmente ed etnicamente lontana da noi e magari un po’ antipatica. Guardiamo questa ferocia con la pietà del giusto che osserva distaccato il male lontanissimo e piange. Ma lo scenario allora era molto diverso. I governi di Germania ed Italia avevano un fortissimo consenso popolare e gli ebrei da generazioni erano tedeschi, italiani, polacchi. L’yiddish è una lingua germanica. La musica di quel popolo lontano è la nostra musica. Gli europei si rivoltarono contro gli europei in nome di una disperazione diffusa, prodotta da una finanza inumana. Noi abbiamo messo su le camere a gas. Noi abbiamo battuto il ferro delle insegne dell’Arbeit macht frei dei lager. Noi, non loro, noi. E ci abbiamo chiuso dentro il nostro vicino, il nostro amico e alle volte anche nostro padre.

Shoa II

Ricordiamo la catastrofe. Ricordiamo gli ebrei. Ma nei lager ci andavi anche se eri omosessuale, portatore di handicap, malato terminale, prostituta, prete (quelli veri!), comunista, anarchico. Ci andavi se non eri come noi, perché qualcuno aveva definito come eravamo noi, e noi eravamo esattamente come non erano tutti loro: esseri umani. E nei lager venivi eliminato, ma non perché non eri come noi. No! Venivi eliminato fisicamente quando non potevi più produrre. In fisica c’é un fenomeno che si chiama risonanza. Non so perché tutto ciò mi va in risonanza con le lacrime della Fornero.

Shoa III

Ricordiamo la catastrofe. Shoa significa catastrofe in fondo. Noi in questi giorni ricordiamo la follia del Reich. Ma la macchina del genocidio attuata allora è probabilmente uno dei migliori successi organizzativi dell’era industriale. Perché per sterminare un numero così elevato di persone in così poco tempo c’è bisogno di mettere al lavoro gente in gamba, con doti organizzative non comuni. Alla conferenza di Wannsee non c’erano pazzi scatenati. Se lo fossero stati avrebbero al massimo ammazzato un centinaio di poveracci, non milioni di persone. A Wannsee hanno parlato di riduzione dei costi, sistemi logistici, gestione delle risorse umane, incentivazione del personale, motivazione e leadership, ottimizzazione dei flussi produttivi, smaltimento dei prodotti di scarto, approvvigionamento delle materie prime e target. Ve lo dico in una sola parola, quelli non erano pazzi erano manager. Hanno dato loro un problema da risolvere e lo hanno fatto ed anche bene, altrimenti non staremo qui a discutere della Shoa. Vi risuona qualcosa anche a voi? A me dice che non si affida la storia ai manager, si affida loro una fabbrica, un’azienda. La storia, le idee, la vita va affidata ad altri. Ma non per cattiveria o pregiudizio. Solo che non mi farei riparare una macchina da un medico, così come non mi farei operare da un idraulico.

I nani

Di questo periodo ricorderemo le ballerine ed i nani. Ed alle volte é meglio essere nani come i sette nani di Auschwitz. No, non è una battuta. Si chiamavano Ovitz e venivano dalla Transilvania, dieci fratelli in tutto, figli un rabbino nano appunto. E sette di loro, cinque femmine e due maschi era affetti da questa sindrome, mentre gli altri tre erano solo ebrei. Si salvarono quasi tutti perché quell’eccesso di diversità – ebrei nani – incontrò sul suo cammino l’eccesso di male che fu Mengele, l’angelo della morte. Oggi mi sentirei di dire di smetterla di occuparsi dei nani – risulterà ovvio che nulla sto dicendo contro chi è affetto da questa sindrome – quelli si salvano in un modo o in un altro. Noi dotati di statura medio normale siamo invece in pericolo.

Il sud

Il caso Electrolux mostra come Pordenone è a sud del mondo. Davanti al prendere o lasciare del nord si ha ben poco da dire. Parlo di nord e sud mentali attenzione. Il sud mentale è dove pensi che alla fin fine basta che io me la cavo il resto transeat. Il nord mentale è il posto dove risiedono le entità superiori. Dimenticando che l’unico posto che non è a sud di qualcosa è il polo Nord: solo freddo e mancanza quasi assoluta di vita, inospitale anche per le eventuali superiori entità. Quasi mille anni fa in Italia c’è stata una guerra civile tra Nord e Sud. I vincitori furono implacabili come si usava nel medioevo. Quando costruirono lo stato cercarono la migliore classe dirigente del tempo, che era locale. Li chiamavano greci o romei (romani). E divennero la guida politica del Mediterraneo. Più di cento cinquant’anni fa in Italia c’è stata una guerra civile tra Nord e Sud. L’economia di uno stato fragile fu esposta ad un mondo per il quale non era pronta. Quando si costruì il nuovo stato non si cercò la migliore classe dirigente del tempo. Dopo cento cinquant’anni questo è il risultato, solo che in questi anni non abbiamo capito ancora che ricordare quello è successo dovrebbe aiutarci a non commettere sempre gli stessi errori: ad esempio pensare di vivere al sud. Da una semplice esplorazione della cartina geografica noto infatti che in buona parte l’Italia è al centro del Mediterraneo, cosa già piuttosto evidente nel mappamondo di Re Ruggero.

Finale

Quindi, fatemi ripetere a me che vediamo se ho capito.
Un tizio, di mestiere ministro dello Sviluppo Economico, entra in una casa ristrutturata, che a sua totale insaputa è stata in parte pagata da un imprenditore, che pur senza avere avuto un vantaggio ha sborsato una milionata di euro affinché il suddetto tizio potesse, affacciandosi, ammirare il Colosseo.
E fin qui niente da eccepire, capita spesso di essere in una situazione simile. A chi non è mai capitato di ascoltare delle assurdità talmente grandi da lasciare allibiti. È infatti evidente a tutti la paradossale affermazione del tizio. Ma secondo voi è plausibile che uno arrivi un giorno affermando, addirittura davanti ad un giudice, no ad un pinco pallino qualunque, un giudice di una corte italiana, di essere l’ex Ministro dello Sviluppo Economico. In Italia? Ma quando mai abbiamo avuto sviluppo economico in Italia negli ultimi vent’anni? E soprattutto può essere mai che uno che fa il ministro delle attività economiche a sua insaputa…
Lasciamo stare va’.

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