Un tanto al chilo – parte seconda

Pubblicato: 17 gennaio 2014 in Palindromi

Ecco, venga, attenta alla testa, mia madre adora questi affari; come si chiamano, scacciaspiriti forse? Suonano quando urti o anche se c’é vento che li muove.
Ecco l’ingresso, scusi la confusione, è un mese che nessuno pulisce. La borsa? Sì signora la posi proprio sul tavolino di bambù. Uh! che polvere, si vede che i figli non vengono da una vita!
Come? Avevo detto mia madre? Si certo! Lei è mia madre. Io sua figlia in un certo senso. Adottata, sì mi ha adottata. Ma i figli io quasi non li conosco! Strano? No, mi ha adottata che ero in Africa, avevo quattordici anni, e con loro ho avuto solo rapporti saltuari. Si ma col preservativo eh!
Non l’hanno mai sopportata la madre. E dire che li andava a trovare ogni settimana quando erano in carcere. Eh signora! brutte storie di soldi e di droga.
La figlia piccola era affezionata invece. Faceva politica. Aveva anche fatto una sua bella carriera. No ora ha smesso poverella, il fidanzato l’ha sfregiata con l’acido. S’è reso conto che faceva la escort al ministero e non ha retto. Ma guardi alla fine non aveva tutti i torti! Quel disgraziato erano mesi che cercava di corrompere il funzionario per avere l’invalidità e quella con una seratina ben spesa avrebbe risolto in un fiat. E certo che ora si sono sposati. Che vuole faccia una zoccola con quella faccia distrutta. In fondo l’invalidità poi lui l’ha avuta.
Il salotto ecco sì. Roba di valore non è. Forse c’era, ma sa i figli volevano un ricordo.
Sì in Africa. Bella? Non so io ho visto solo fame e morte. Ah! I panorami!? Il mal d’Africa!
No quello è un tappeto di poco conto. Un fratello è venuto a vedere per il cane. Ma anche il cane non lo ha voluto.
No, gli elefanti io non li ho mai visti. E no! Il serpente non mi piace. Preferisco il pollo.
La specchiera è bella solo che dietro è tutta marcia. Buttarla no a mia madre ricordava il giorno delle nozze. Perché? No questo no lo ha detto mai. Forse si specchiò con il vestito bianco rubato alla zia.
Sì, su un cammello ci sono stata. Due volte penso. Quando lavoravo al circo! Si circo!
Il candelabro è argento sì! Ma per quello sono già in forse con un compro oro. Lo stesso dove ho portato la catenina del battesimo.
Da qui si entra in cucina. Tutto vecchio cosa vuole che le dica. Ne avevo voglia di chiederle di comprare roba. Ma tutto inutile. Certo adesso uno ci faceva qualche cento euro in più. ‘Sti vecchi testardi!
Si battesimo! Certo! mi hanno battezzato in istituto le monache. Ma non si doveva sapere perché ti sparavano se eri cristiana. No! Se eri musulmana ti impiccavano. Meglio atea? Non so in generale si saltava sulla bombe. E quelle non si interessavano di religione.
Questo è il bagno. Vi faccio vedere giusto per farvi capire come si viveva qui! Cioè questo è il bagno. Nel senso di un bagno. Ed eravamo in due. Con un solo bagno!
Come dice? Le dispiace per la catenina del battesimo? E perché? No! No, non avevo fame. No! Dovevo pagare l’ultima rata del cellulare. Ed ancora non lavoravo allora.
Il camerino. Allora qui c’è un mare di roba. Se volete, non ora, vi pigliate due giorni liberi e vi scegliete le cose che vi servono. Non vi aspettate tesori.
Io per ora lavoro in un centro di aiuto ai migranti. Sì insomma pagano alla fine. Certo non è come quando battevo! Sì, sul lungomare. Esatto, ecco perché mi sembrava di conoscerla! No, no ho smesso. Ho pagato tutto il riscatto che dovevo a mia madre e basta. No certo ogni tanto se vuole a casa si può. Certo anche con suo marito. Viene sui cinquecento però, le lascio il numero! Centomila euro ho pagato! Sì non è tanto, ma in fondo è sempre mia madre, mi vuole bene.
Ora passiamo da qui che vi faccio entrare nella camera da letto. No, no signora quei soldi non ci sono più, la solitudine per gli anziani è brutta e così poverella… cinquecentomila tutti volati via al Bingo. Quando si dice la sfiga!
Piano piano che dorme! Ok che le ho dato una dose da cavallo di sonnifero, ma non voglio disturbarla troppo. Sì il letto di ottone è veramente bello. E sì. Ma il problema è che bisogna aspettare. Ah! certo capisco sua figlia si sposa a settembre! E sì ha ragione sarebbe carina la stanza per loro. Via sù il tempo c’è. Non perdiamo la speranza. Io comunque appena muore la chiamo. Come dice? No, no senza protezione non me la sento di fare sesso. Ho paura. Mi saluti il marito. Attenta al gradino. Arrivederci. Vada vada, mia madre si è svegliata e devo slegarla!

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