Buoni propositi – parte seconda

Pubblicato: 7 gennaio 2014 in Palindromi

Lui e lei per mano entrarono nel piccolo locale in fondo al vicolo. Fuori pioveva che Dio la mandava. Il cameriere con un occhio solo li guardò in cagnesco: a quest’ora ancora gente da servire?
La signora invece si avvicinò sorridente, fregandosi le mani unte sul grembiule rosso festa.
“Benvenuti! Vi aspettavo!”
“Noi?” – fece stupita la ragazza.
“Certo voi! E chi altri! Tutti questi vecchi mi avevano stufato questa sera! Sedete vi avevo riservato un tavolo.”
Lui e lei per mano seguirono la signora verso lo striminzito tavolino all’angolo. Incastrato tra i due monconi di muro incrostato di salsedine, proprio davanti alla finestrella sulla scogliera.
Il cameriere con un occhio solo dispose alla bell’e meglio pane, bevande e stoviglie sul decrepito pezzo di legno scuro del tavolo.
La signora arrivò dopo un attimo con il suo sorriso gentile ed il pentolone di zuppa fumante.
“Non è il Grand Hotel, ma il pesce è freschissimo!” – fece la donna mentre riempiva le ciotole di coccio rossiccio – “ovviamente sapete l’usanza della casa!”
“No, non sappiamo… è la prima volta che visitiamo questo posto” – disse il ragazzo.
La signora poggiò il pentolone sul tavolo ed iniziò a frugarsi in tasca. Ne estrasse un foglio spiegazzato ed un mozzicone di matita, che adagiò davanti alla ragazza.
“Ecco qua. Finite la vostra cena con calma; il tempo c’è. Ma non dimenticatevi di scrivere su questo foglio un vostro buon proposito per l’anno che arriva. Mi raccomando, è importante, prima di mezzanotte!”
La signora, riprese il pentolone e scomparve dentro la cucina. La bufera fuori continuava, sferzando le imbarcazioni lontane disperatamente guidate dal pulsare ritmico di luce del faro.
Giù, la spiaggia era periodicamente erosa, e lo scoglio piatto affiorava e veniva sommerso in risonanza con il chiarore della lanterna sopra le loro teste.
Lui e lei mangiarono con gusto, scambiandosi idee, parlando e osservando fuori dalla finestrella il mare allungarsi e ritrarsi in schiuma bianca luminosa sotto il fascio del faro. Ad un tratto si guardarono ed annuirono complici. Lei prese la matita ed annotò qualcosa. Lui prese il foglio, lo lesse e lo ripiegò in quattro, poggiandolo nuovamente sul tavolo vicino alla bottiglia di vino.
Ad un tratto qualcuno, dall’altra parte della piccola sala, iniziò ad urlare che ci voleva poco, che era tempo di preparare il brindisi. La signora si precipitò fuori asciugando le mani in fretta sul grembiule rosso. Transitando davanti al tavolo dei due ragazzi diede un’occhiata al foglietto ripiegato e abbozzò un sorriso. Poi tirò fuori da una vecchia credenza una improbabile bottiglia di vino frizzante. E si mise in ascolto: in sala di colpo scese il silenzio, solo il mare in burrasca sciabordava sulle rocce lontane. La luce si affievolì abbastanza da lasciare solo trasparire i riflessi del pulsare del faro sulla schiuma del mare. Uno, due, tre… Ne contarono dieci di intermittenze, poi fu un tutt’uno di urla festose, stappare di bottiglie e riaccendersi di luci. E scodelle, bicchieri, tazze ad accalcarsi sotto la bottiglia per assicurarsi il vino. La signora ne versò un po’ anche al tavolo dei due, controllò con gli occhi che tutti in sala ne avessero nei bicchieri, alzò la bottiglia in segno di augurio e trangugiò il poco liquido rimasto in un sol sorso.
“Allora, vedo che avete scritto il vostro proposito! Posso leggere?”
Lei fece segno di sì con la testa ed avvicinò il foglietto alla donna.
“Proveremo a tornare in questo posto” – lesse la donna; li guardò con uno sguardo amorevole, chiuse gli occhi e disse – ” e sia!”
Lui e lei allora, per mano, entrarono nel piccolo locale in fondo al vicolo. Fuori pioveva che Dio la mandava. Il cameriere con un occhio solo li guardò in cagnesco: a quest’ora ancora gente da servire? La signora invece si avvicinò sorridente, fregandosi le mani unte sul grembiule rosso festa.
“Benvenuti! Vi aspettavo!”
“Noi?” – fece stupita la ragazza.
“Certo voi! E chi altri! Tutti questi vecchi mi avevano stufato questa sera! Sedete vi avevo riservato un tavolo.”
E sul tavolo c’era un foglio spiegazzato. Lei lo aprì e riconobbe la sua calligrafia. Lui lo guardò, osservò la piccola platea di anziani figuri intorno, la prese per mano e fuggì fuori. La signora li rincorse, ma era troppo tardi. Sulla barca con la quale erano arrivati, lui e lei abbracciati guardavano il faro pulsare di luce violenta. Le onde li sbalzavano e li inzuppavano.
Il cameriere con un occhio solo li guardava allontanare dalla finestrella, sorridendo complice; afferrò il foglio, lo accartocciò e lo lanciò nel fuoco del camino.
Una piccola vampata, poi fumo azzurrino verso il cielo che di colpo – e chissà per quanto tempo ancora – si colorò di alba: serena.

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