Buoni propositi – parte prima

Pubblicato: 6 gennaio 2014 in Palindromi

Et voila, signori e signore, benvenuti nel 2014. Quattordici anni dopo il duemila. Ma ve lo ricordate il duemila? Ora, io sono nato nel secolo scorso ed ho passato una bella parte di vita aspettando il duemila: il futuro. L’ho aspettato come i bambini fanno con Babbo Natale, dietro i vetri appannati delle case. Per strada qualche cane randagio, luci intermittenti e voci ovattate di gente dagli appartamenti vicini. Come Babbo Natale non l’ho visto arrivare davvero, il futuro. Mi sono trovato davanti alle cose che mi aveva portato. Ho iniziato a scartare voracemente i pacchi e gli involucri, aspettando di vedere saltar fuori gli oggetti dei miei desideri. Ma ogni volta che finivo di scartare, ecco, ogni santa volta, rimanevo deluso. Ed ora che sono ben quattordici anni che vivo nel futuro e scarto involucri spesso pieni di vuoto, beh, inizio ad essere stanco, sì! Ed ho un sospetto, un dubbio sempre più pressante. Ma questo in cui sto vivendo, questo anno che è arrivato con la solita liturgia di aspettative e di pacchetti di carta luccicante, questo è il futuro? O come sembra evidente, nel mio dubbio natalizio, è solo un passato immobile nel suo reiterarsi oramai perpetuo? Voglio dire, in cosa è diverso questo mio primo giorno del 2014 da quell’ultimo del 1999? In che cosa sono mutato e verso cosa mi aspetto di evolvere?
E con questi pensieri mi sono fermato giusto nel momento in cui, bottiglia alla mano, stavo prendendo la mira verso un punto nascosto della stanza. Tutti a intonare con me il conto alla rovescia verso il primo Gennaio. Poi, quasi preda di un sortilegio, ho visto il tempo rallentare di colpo, dilatare il suo scandire le esistenze nell’universo. E lì, proprio nel punto esatto dove puntavo la traiettoria del tappo di spumante, l’ho rivisto; fermo mi guardava, con lo sguardo rassegnato.
“Ti ricordi?”
“Sì certo! Sei il fantasma…”
“… dell’anno vecchio” – completò il tipo – “strano che tu non mi abbia più cercato”.
“Chissà in quale hard disk ti sei perso, ti avevo scritto troppi anni fa!”
“O magari non avevi più voglia di trovarmi!”
Il tipo continuava a guardarmi ironico, sembrava quasi divertito dal vedere la mia faccia stralunata e quel tappo di bottiglia in procinto di esplodere verso di lui.
“Dovresti uccidermi ora, lo sai?”
“Beh! Sì questo lo ricordo ancora e questo farò colpendoti col tappo!”
Il fantasma scoppiò in una fragorosa risata.
“Sei proprio rimasto la frana che ricordavo. Un tappo! Cosa vuoi che faccia un tappo di sughero a parte un piccolo livido! La pistola, quella ci vuole idiota! Un bel colpo ben assestato al cuore! Sono anni che passi gli ultimi dell’anno a tempestarmi di tappi. La morte, ci vuole invece. Per passare al futuro c’è bisogno di uccidermi, di distruggere e devastare. Voi – tu e tutti gli altri – siete invece qui a reiterare all’infinito questa liturgia di buoni propositi e di auguri insipidi. Il lutto e la sua elaborazione, la distruzione e lo scavare a mani nude i calcinacci per ritrovare il mio cadavere. Questo serve! Non la pantomima infinita dei per sempre giovani avvinghiati in trenini finti e festanti per il nulla in arrivo. Sangue, urla, distruzione! Questo è un futuro! Questo è il futuro! Per questo mi hai opportunamente perso tra le tante cose che hai scritto in passato. Per paura! Per il terrore di premere quel grilletto freddo di odio, di vedere il bossolo schizzare via definitivo, il proiettile penetrare nelle carni, dilaniare, esplodere, uccidere. Per questo chiedi ancora verso dove va il tuo futuro. Verso nessun luogo! Sta fermo immobile in un oggi reiterato e inutile. Ed ora sù, fai finta di sparare e goditi questo nuovo anno da paura”.
Il tappo esplose riportando il tempo al suo normale fluire. L’angolo vuoto e senza vita era lì di fronte a me. Forse troppo vino, forse! Perché il fantasma era svanito nel nulla. Forse, perché un’ombra, forse, transitò rapida nel mio campo visivo. Proprio nel momento nel quale partivano gli auguri e suonavano i cellulari.
Ho cercato in tutti gli hard disk, ma non ho trovato traccia. Ho trovato una pistola però. Una vecchia Interpol ben conservata. Con un biglietto poggiato sopra, un vecchio foglio a righe di terza elementare. Sopra c’era scritto: “Buon Anno e Buon Futuro! Allenati con questa!”
I vetri sono appannati. Per strada qualche cane randagio al freddo cerca qualcosa tra la spazzatura, luci intermittenti e voci ovattate di gente provengono da varie direzioni. Ed io, se mi ricordo bene, ho un’ottima mira.

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