Giganti vs nani – parte seconda

Pubblicato: 20 dicembre 2013 in Palindromi

Il gigante ed il nano me li ricordo ancora. Ero bambino quando li vedevo scendere dal corso principale, con la loro andatura strana. Il nano quasi correva, per stare dietro al passo dell’omone, anche se lui limitava apposta la falcata. Si erano conosciuti in porto, quando avevano ancora un lavoro. La vita era stata esagerata con loro, li aveva fatti deformi e inadeguati a qualunque attività. Il nano era imbarcato sui pescherecci e stava giù nella stiva. Era troppo gracile per partecipare alla pesca e si adeguava ai piccoli lavoretti nel piccolo spazio sottocoperta. Il gigante stava invece sui moli ed aiutava a caricare e scaricare le navi. Lui non aveva bisogno di una gru per arrivare ad acchiappare le casse sul ponte. E così lo tolleravano, anche se ingombrava come un camion con il rimorchio. Lui su una nave in mare non c’era mai stato. Troppo grande e voluminoso stava sul molo a guardare i gabbiani planare sulle reti cariche di pesce. Per la verità neanche il nano aveva mai visto il mare dal peschereccio. Lo caricavano nella stiva che era quasi buio e lo tenevano lì dentro fino all’arrivo. Solo una volta aveva tentato di tirare fuori la testa. Era notte di tempesta e gli uomini sul ponte lo rimandarono giù a forza di bestemmioni. Di quella notte ricordava solo le facce scure di barba trascurata ed i vestiti zuppi di mare e di paura. E forse schiuma bianca, vento e puzzo di vomito e pesce marcio. Il nano la raccontava quella notte al gigante, quando si stendevano sulle panchine del parco giochi di fronte il porto. La montagna di carne stava tutta rannicchiata, per non cadere giù da quella precaria posizione. Guardava le stelle e cercava di immaginare la scena dalle parole del nano. Poi un giorno arrivò la crisi ed anche per loro finì quel poco di occupazione che l’attività ittica procurava. Si ritrovarono insieme in una piccola baracca, ai bordi del porto, che battezzarono casa. Vivevano di espedienti e di qualche aiuto degli ex pescatori.
Ogni giorno andavano al mercato, per raccattare qualcosa invenduta da farci cena e qualche soldo, come compenso per le pulizie dai sempre meno numerosi esercenti. Scendevano per il corso con i loro passi male assortiti e si fermavano all’emporio di Ines. Si fermavano e comperavano un caricatore, per la loro vetusta Polaroid istantanea. Spesso i pochi soldi non bastavano, ma Ines era una brava donna e non se la sentiva di deluderli, così tirava sempre più giù il prezzo.
Poi uscivano e arrivavano al molo. Sedevano con i piedi penzolone sul mare calmo del porto e stavano così, in silenzio, aspettando il tramonto. Appena il sole scompariva dietro l’orizzonte si rimettevano in piedi. Rapidissimo il nano saliva sulle spalle del gigante. Riusciva addirittura a mettersi in piedi, con una mossa da acrobata da circo, mentre il gigante lo vincolava a sé arpionandogli le caviglie con le manone. Il nano allora alzava più che poteva le braccine sulla testa, con la polaroid in mano, ed un millisecondo dopo avere visto il sole sparire dietro il mare, scattava. Prendeva il foglio, lo metteva in tasca e scattava. Fino a terminare la carica. Poi scendeva dalle spalle ed i due si mettevano ad aspettare, seduti sul bordo di una barca tirata in secco, che passasse il tempo per liberare le foto dal loro involucro chimico. Stavano lì ore a passarsele di mano in mano ed a commentare chissà cosa. Quando l’ultimo lampione si spegneva, mettevano il mazzo di immagini in tasca e con il loro passo antitetico si avviavano verso la baracca battezzata casa.
Erano anni che non pensavo più a loro. Cancellati dalla memoria e dal panorama del porto. Scomparsi nel nulla da un giorno all’altro. Ora io lavoro in capitaneria e mi hanno chiesto di sgomberare la vecchia baracca, per fare posto a qualcosa. E così oggi sono entrato dentro quella cosa che i due abitavano. Ed ho ricordato tutto. Ho ricordato perché tutte le pareti erano ricoperte di istantanee ingiallite di tramonti. I loro tramonti, uno diverso dall’altro. Come diversi sono gli orizzonti visti al tramonto, in piedi, sulle spalle di un gigante.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...