Giganti vs. Nani – parte prima

Pubblicato: 20 dicembre 2013 in Palindromi

No, questa volta non è un racconto.
Questa volta è un dialogo con me stesso.
E forse con gli altri.

Pare che Madiba si chiamasse realmente Rolihlalha: colui che combina guai. Lo ebbe in dote alla nascita questo nome. Probabilmente fu il padre che vedendo nascere quell’esserino nero lo decise. Ed aveva ragione.

Pare che Madiba sia stato il capo del braccio armato dell’ANC. Uno che combina guai non può che essere un terrorista. E se pensate che terrorista non si addica a chi ha lavorato per la libertà, rileggete le dichiarazioni della Thatcher e di Reagan.

Pare che Madiba fosse cristiano. Uno che combina guai, alza spesso la testa per guardare oltre. E così parlava con gli indu, musulmani, con il Dalai Lama. Riceveva il Bharat Ratna indiano. Un piantagrane insomma.

Pare che Di Matteo debba in futuro spostarsi con un Lince. Perché è anche lui uno di quelli che combina guai. Sarebbe un bel segnale questo. Almeno per una volta un mezzo militare italiano sarebbe impiegato per esportare democrazia da qualche parte.

Pare che Di Matteo sia minacciato da Reina. Perché sta combinando un sacco di guai. Ma Totò non deve preoccuparsi. Viviamo in uno stato di diritto. Di Matteo è già indagato nell’ambito dell’indagine sulla trattativa stato mafia. Però ne ha fatta di strada questo pm. Sta speditamente seguendo la strada di Falcone e Borsellino. Sta letteralmente esplodendo in questi ultimi mesi.

Pare che i fascisti fossero in giro nelle manifestazioni con i forconi. E che alcuni di questi inneggiassero alla mafia. E che dei poliziotti si siano uniti alla protesta. E che Alba Dorata sia arrivata in Italia. E che a Prato lavorino gli schiavi. E che in Campania ci sia sotterrata tutta la merda del mondo. E che quando piove muoiano persone a decine. E che il cinquanta per cento dei ragazzi non lavori. E che i branchi di cani randagi per strada non si possano eliminare. Come pare non si possa eliminare il pizzo, la corruzione, il debito pubblico, lo spread, la disoccupazione, le emissioni venefiche all’ILVA, la mafia, la camorra…

Pare che mio figlio a diciotto anni sia arrivato alla conclusione che l’avere studiato duramente sino ad ora sia stata in fondo una perdita di tempo. Non credo che sia vero quello che dice e non credo neanche che lui lo pensi realmente, per fortuna. Ma se fossi un politico mi vergognerei profondamente che un Italiano a diciotto anni pensi questo. Come mi vergognerei di vivere in una città dove ci sono più centri scommesse che panifici, dove si vendono tonnellate di gratta e vinci, dove i vigili non riescono a far tenere in testa il casco ai ragazzini. Io non sono un politico, ma mi vergogno lo stesso. Sarà per questo che non ho alcuna intenzione di comprare a mio figlio una laurea in Albania. Dovrà sudarsela da qualche parte. Anche fuori dal paese delle lotterie e delle sale Bingo.

Avrei forse dovuto scrivere di primarie, porcellum, bordellum, Renzi, Letta, Berlusconi, Alfano, Salvini. Ma la puntata su Lilliput la facciamo un’altra volta. Oggi si parla di giganti e di nani. Dei primi ne ho parlato all’inizio. Per i secondi rivolgetevi ai fratelli Grimm, perché in Italia neanche più quelli ci sono rimasti.

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