Arcadia – Extra – Incontriamo il dottor Lo Cascio

Pubblicato: 18 dicembre 2013 in Arcadia, The Incipit

Oggi ho potuto incontrare il dottor Lo Cascio. Niente avatar però ad accompagnarmi. Solo un appuntamento secco all’oratorio di San Salvatore al Cassaro. Alle sette del mattino in punto.
Per fortuna che l’aria un po’ pungente mi ha svegliato mentre a piedi imboccavo il più antico corso panormita.
La splendida sala circolare della chiesa è praticamente vuota. Solo una poltroncina accoglie un omone con una giacca grigia ed un cappello nero in mano. L’altare già addobbato per un qualche matrimonio mattutino inonda l’aula di effluvi floreali per me nauseanti. In effetti è da quando ho perso mio nonno materno che nutro questa avversione per l’odore dei fiori. Mi stringe la gola in un nodo. Lo stesso effetto dell’odore dell’alcool denaturato. Sentore di anestesie ed infermieri.

Mi incuneo tra le file di poltrone in metallo scuro e velluto beige ed arrivo accanto all’uomo. Seggo, ma lui non si volta nemmeno.

“In perfetto orario, vedo”
“Non mi avevano raccomandato altro…”
“Bello questo posto vero?”
“Bhe, sì! Ci viene spesso?”
“Quando serve, come oggi!”
“Oggi è un giorno importante della storia quindi”
“Non ho detto questo. Ho detto che oggi mi serviva essere qui. Mi serviva il silenzio”.
L’uomo finalmente si gira verso di me. Gli occhi li percepisco appena strizzati dietro le fessure delle palpebre.
“Lei sa dove siamo?”
“Intende il nome della chiesa, dottore?”
Lui scuote la testa serrando ancora un po’ gli occhi.
“No, intendevo dire se conosce la storia di questo posto.”
“No, per la verità.”
“Male! Non sa neppure che l’autore è un panormita allora!”
“Sì ho letto che è nato…”
Altro scuotere la testa.
“Lasciamo stare, non è questo il momento di capire in fondo. Torniamo alla storia! Che vuole sapere?”
“Siete sembrati preoccupati della password? Ma è così importante nella storia?”
Lo Cascio accennò un sorriso.
“Ci sono cose che in Arcadia sono importanti, ma Wed è troppo giovane e come tutti i giovani pensa che nella vita non ci debbano essere inghippi”
“Wed giovane? A novant’anni?”
Il dottore poggia la schiena sulla spalliera tonda. La poltroncina scricchiola sotto il peso di quel volume di carne, pericolosamente sotto la spinta del suo stiracchiarsi.
“Quattrocentosettanta”
“Cosa?”
“Anni. I miei. Il tempo in Arcadia è altro.”
“Però?!”
La chiesa vibra del suono delle campane. Il dottore si alza dalla sua poltroncina.
“Mi spiace ragazzo, ma le mie pazienti attendono.”
Fa un cenno di saluto ed io rimango al mio posto, mentre il dottore con il suo passo pesante si avvia verso l’uscita. D’un tratto ha come una incertezza. Si gira e quasi mi urla.
“Studi la storia dei luoghi e per la prossima volta si ricordi di questo. Qui un tempo c’è stata la Madre. Non mi chieda di chi. Non ha senso la domanda. Tutti i luoghi della Madre sono importanti. Bisogna entrarci in questi luoghi ed ascoltarne il silenzio.”
Vedo la sua schiena svanire dopo il portone. Io rimango dentro e attendo di ascoltare. In silenzio.

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