Diciannove

Pubblicato: 12 dicembre 2013 in Delirii

Non c’è una storia nella vertigine dell’esodo. La vita muove le carcasse in fila al casello. Stanche sagome inerziali.
A bordo la mia faccia. Teoricamente attenta all’avanzare della processione di motori accesi al minimo. Di fatto riflette l’avversione all’attesa.
Accanto una donna fuma, abbarbicata al volante. Vettura blu oltremare. Oltre il vetro del parabrezza guarda lei. Un qualche punto lontano. Oltre la sbarra ora alzata per far passare una vespa.
Seleziono stazioni a caso. Musica svogliata inietta note in un abitacolo vuoto. Anche di me, che stabilmente non esisto che in coda. Attendendo qualcosa o qualche regola di vita. Onesta nel suo definire le condizioni di reazione alla resa.
Un bambino piange nel due volumi davanti. Ha la stanchezza bambina che ho depresso e alterato in età adulta. Ha selezionato lui il codice di avversione all’attesa. E lo palesa incompreso alla vita.
Ora è l’adesso della mia fermata al dazio. Il casellante, automatico, mi chiede la cifra del mio voler passare oltre. Anche io la chiedo al mio levare e battere il tempo. Verificato lo zero assoluto riparto. Svanendo evanescente sull’asfalto. Nel vostro paradossale tempo.

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