Le soluzioni – Premessa

Pubblicato: 1 dicembre 2013 in Le soluzioni
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Premessa

Questo non è un libro. Davvero! Quantomeno non secondo il significato che io do a questo termine. Al massimo questo lavoro di scrittura ne mima la forma, provando a riprodurne alcuni tratti essenzialmente estetici.
Non è neanche una negazione artistica del libro, prodotta da una qualche studiata modestia per scimmiottare il genio di Magritte, in un improbabile ce n’est pas un livre.
Quello che avete davanti agli occhi è innanzi tutto un esperimento. Direi che ha in sé la necessità di investigare l’illusione del testo. Di alcuni dei passaggi logici basilari, che sono necessari durante la sua produzione. È il lavoro di un dilettante, nel senso reale del piacere che ho tratto, pensando ad una storia che potesse assumere una forma vicina al libro. Soddisfa insomma la mia curiosità di comprendere il meccanismo delle cose. Ecco, ci sono, questo non è un libro, è una cosa!
Questa cosa è nata alcuni anni fa ed è miracolosamente sopravvissuta alla distruzione del tempo. All’inizio era solo un foglio A4, scritto a mano con inchiostro nero stilografico. In questi anni è rimasta ad aspettare in un cassetto il momento adatto per partecipare al gioco. Dimenticata del tutto, ha proseguito la sua vita autonoma, mutando varie volte. Poi un giorno è balzata fuori, ha probabilmente inglobato altre esperienze di vita, assenti all’epoca della prima stesura, ed ha assunto la forma finale.
Due uomini e due donne. Cinque racconti, che in un tempo non lineare e contraddittorio, diventano la storia di un uomo e di una donna. Di un belvedere su una collina, nel quale ci si perde e ci si ritrova. Del dialogo a distanza tra due personaggi, molto più che complementari, legati dall’amore per una donna volata via, in un bel giorno di festa. Lei è la radice semantica delle declinazioni del loro dolore. I due uomini costituiscono invece un sistema che si direbbe quantistico, regolato probabilmente da qualcosa di simile alla disequazione di Heisenberg: più avvertono nitida l’immagine dell’istante associato a quell’acuta fitta al cuore, meno sanno esprimerci qualcosa sulla loro reale energia vitale.
Questa storia è un racconto sul senso del troppo, che investe violento quando ci si dispone a guardare gli infiniti e gli infinitesimi della propria vita. La vertigine nel rimirare la linea sottilissima tra la necessità dell’assioma e la follia del paradosso. L’inadeguatezza della realtà e delle sue dimensioni fisiche, nel descrivere la capacità della mente umana di generare angeli e mostri, di uguale bellezza accecante. In questi momenti ho avvertito sempre la necessità dell’invenzione di un Dio che sovraintenda il nulla, dal quale ci aspettiamo risposte. La meccanica quantistica e le religioni hanno in comune questo. La consapevolezza di come il nulla sia pieno di oggetti che una logica, anche matematica, può descrivere con un semplice assioma. Il prezzo da pagare, per assecondare questa logica, è l’esistenza in una realtà spesso paradossale. Molti possono avvertire un senso di smarrimento davanti a questo scenario. Altri tentano di sbeffeggiare, per autodifesa, la ridicola conclusione che l’assioma prevede. Non c’è un’unica soluzione però, visto che confermare o confutare qualunque di queste conclusioni, prevede l’utilizzo di quello stesso assioma, dal quale il paradosso trae origine. E sul quale si basano tutte le nostre incrollabili certezze.
Tutto questo ho provato a scrivere nei cinque racconti che compongono la cosa. L’ho fatto per diletto personale, e come dilettante ammiro compiaciuto il tentativo e il risultato che, in qualche misura, mi soddisfa.

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