Donne in rosso – parte seconda

Pubblicato: 29 novembre 2013 in Palindromi

Contributo multimediale dell’arrotino e l’ombrellaio

Di Grazia era sulla porta, con le gambe strette strette che sembrava avesse la pipì in pizzo.
Il commissario lo guardò male, perché quell’ultima settimana era stata pesante. Accennò solo una smorfia, da dietro la scrivania, che suonava più o meno come un preoccupato che fù?
“Commissario, io ho provato a dire no, ma la… la signora… ha insistito e poi ha chiamato un pezzo grosso da Roma…”
Il commissario prima si mise le mani in faccia, poi ci appoggiò il mento.
“Di Grazia, fai entrare va! Chiudiamo sta cosa e poi vado a casa. In fondo mica può essere Be…”
La frase gli si gelò in gola.
Dalla porta entrò una donna bassina, con un evidentissimo rossetto rosso fuoco ed una maschera di cerone chiaro spessa un centimetro . Traballava su scarpe rosse, due misure più grandi, tacco dodici, sulle quali una caviglia svirgolò pericolosamente.
Prontamente i due uomini che l’accompagnavano, la trattennero dalla caduta rovinosa, depositandola provvidenzialmente sulla sedia. Era vestita con calze a rete nere, una gonna rosso fuoco cortissima. In testa un cappellino, sempre rosso, poggiava su un capigliatura evidentemente di plastica. La maglia nera metteva in evidenza un seno colossale, ovviamente posticcio. I due uomini sembravano due fumetti. Il più alto era la riproduzione di capitan Findus, con barba e baffi evidentemente finti. Una pipa di legno stile Braccio di Ferro e berretto da marinaio in testa. L’altro era vestito da Mario Bros. Compreso di baffi, che cadevano, mal appiccicati, da un lato.
Il commissario temette per le sue coronarie, guardò disperato Di Grazia che fece spallucce, chiuse la porta e si dispose dietro il piccolo scrittoio per il verbale.
La prima a parlare fu la donna.
“Commissario buongiorno, io sono Silvia!” – disse porgendogli la mano. Nel fare questo poggiò il seno destro sullo spigolo della scrivania. Che esplose demolendo definitivamente i nervi del commissario.
La donna si guardò il petto perplessa.
“Non fanno più i reggiseni di una volta! Cribio!”
Il commissario lo guardava con gli occhi sgranati.
“Ma… ma… Cavaliere! Che… che…”.
I tre partirono con una risata innaturale, alterando le voci in maniera comica.
“Cavaliere!?! Mi consenta! Ma come potrei mai essere Cavaliere! Io sono, EVIDENTEMENTE, una donna!”
“Evidentemente” ripeterono i due uomini. Che a guardarli bene erano dotati di pettorali molto sospetti.
“Evidentemente” sussurrò Di Grazia, che era mezzora che aveva gli occhi su quei… pettorali sospetti.
Il commissario voleva piangere. Come un bambino voleva piangere. Mise tutte e due le mani sul viso ed emise un demoralizzato – “e quindi chi siete?”
“Come le stavo dicendo, io sono Silvia e sono qua perché voglio denunciare le violenze, inaudite, perpetrate da mio marito Nicola!” – disse indicando il vicino Capitan Findus, che confermando fece un sì con la testa, facendo cascare a terra la pipa e la barba finta.
“E quella… quello chi è” disse il commissario indicando Mario Bros.
“Quello è il mio testimone più credibile. L’arrotino! È un signore molto, molto simpatico. Viene da Genova e si chiama Rodrigo anche se gli amici lo hanno soprannominato Belìn!”
Anche Belìn, fece un piccolo inchino di assenso.
“Questo essere immondo di Nicola, ha preteso che durante alcune cene eleganti, che organizza a casa nostra, io offrissi il mio corpo ai suoi amici insaziabili di… sesso! Travestito da infermiere mi ha praticato tagli e punture in tutto il corpo e mi picchia a colpi di nano da giardino in testa. Ho dovuto mettere una parrucca, perché i colpi mi hanno fatto cadere pure i capelli, biondi, che avevo in testa!”
“E l’arrotino?” – sussurrò demoralizzato il commissario.
“Lui era un amico di Nicola, ma ora si è pentito! Veniva a casa nostra con la scusa degli ombrelli da riparare e non le dico cosa facevano quei due con gli ombrelli…”
“Cavaliere? Per favore” – singhiozzò quasi il commissario – “queste due sono travestite e pure male. Sono femmine! Si vede!”
“Ma allora anche lei è comunista! Questi due maschiacci sarebbero donne travestite? Forza voi due, svestitevi immantinenti, fate vedere il poparuolo al commissario! Anzi! Dimostriamo orsù, inconfutabilmente, che io essendo donna non sono io, visto che io non andrei come donna, con altre donne, specie a pagamento!”
Mentre i due iniziavano a comando lo spogliarello e Di Grazia tutto rosso in faccia sbavava sul foglio del verbale… suonò la sveglia. Il commissario si girò a premere il tasto mute. Aveva il respiro accelerato.
Arrivò al posto di polizia che erano le otto. In ufficio seduto dietro la scrivania, guardava la foto del viso della donna sfregiato dall’acido. Leggeva il verbale che gli aveva portato Di Grazia. E pensava che facevano bene gli italiani a dormire e sognare. Molto meglio che stare dietro quella scrivania a sentirsi raccontare della realtà.

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